Articolo

La corretta postura nella corsa

La postura giusta per intraprendere un percorso da aspirante runner è qualcosa che va compresa e fatta propria, tenendo conto dei vari vizi posturali differenti per ciascuno

La corretta postura nella corsa

La corsa sottopone articolazioni come quelle delle ginocchia - un capolavoro di legamenti, tendini, cuscinetto adiposo, ossa - a un carico non indifferente.

Si rischia anche di sollecitare in modo sbagliato il tratto cervicale con conseguenze su tutta la colonna vertebrale. Per questo è importante distribuire bene il peso e assecondare il passo come si deve.

Un'ottima indicazione per chiunque volesse iniziare a correre si riassume in due semplici parole: perdere peso, qualora fosse necessario, ovvio.

Questo perché già il carico è importante, se poi è superiore a quanto sarebbe idoneo, si rischia davvero di compromettere delicate articolazioni. 

 

La postura corretta per la corsa 

Cercare una corretta postura significa prendersi cura di tutta l'architettura del corpo, vuol dire poter comprendere come distribuiamo il peso. Si inizia da un'osservazione di se stessi nelle azioni quotidiane e specie durante la camminata: la rollata del piede ci dice molto sulla nostra bilateralità. 

 

La linea del corpo  

La linea del corpo dovrebbe essere portata in avanti ma in modo bilanciato. In altre parole non dovrebbero "rattrappirsi indietro", ma dovrebbero seguire l'andamento del tronco, portando lo slancio.

Il peso dovrebbe cadere nel punto giusto per fare in modo che l'azione di corsa possa essere ottimale e non diventare antieconomica e traumatica, specie per quanto riguarda le vertebre, con rischio di schiacciamenti, protrusioni, ernie o forme di artrosi sul lungo periodo.

Il capo non dovrebbe esser troppo proiettato in avanti, ma nemmeno tenuto a forza indietro.

 

Consigli per chi ama correre al mattino

 

Le braccia 

Le braccia non dovrebbero perdere armonia nell'oscillazione né esser troppo flesse verso il busto per non creare tensioni ai muscoli del collo e posteriori a livello delle scapole. Dovrebbero seguire l'apertura naturale dell'angolo avambraccio/braccio.

In molti pensano che gli esercizi di tonificazione il corridore li debba fare solo per i muscoli dell'addome e per gli arti inferiori, ma in realtà anche gli arti superiori ne hanno bisogno. Il modo in cui si gestiscono le braccia influenza di molto l'applicazione di forza al terreno.

Mani e polsi dovrebbero esser sciolti, morbidi e sfiorare le creste iliache, cioè muoversi assecondando la direzione del bacino.

 

L'appoggio del piede 

Nel contatto il piede tocca su diverse angolazioni e questa fase prende circa il 25% del tempo totale di appoggio. Si passa alla successiva che dura il 40% del tempo totale d’appoggio in cui sul piede si appoggia tutto il carico del corpo.

Lo scafoide, l’osso più mediano e interno dell’arco plantare, ruota verso l’interno e in basso e questa meccanica che prende il nome di pronazione permette di ampliare lo spazio di scarico del peso. Qui i muscoli del polpaccio si preparano alla fase di spinta successiva.

Durante l’ultima fase il piede "caccia via" la terra, spinge contro e agisce come una leva, inizia a ruotare verso l'alto e in fuori (supinazione).

 

La falcata

La falcata va davvero valutata in base al sentire personale e talvolta il suggerimento di un posturologo o fisioterapista può essere utile. Si devono valutare le caratteristiche anatomiche, la sensibilità tecnica, la mobilità articolare a livello della zona lombare, del bacino e della caviglia.

Va valutato anche da quanto tempo si corre, come si posiziona il baricentro, come si gestisce la forza e la rapidità. 

 

Scopri l'allenamento fartlek, un sistema di corsa di origine svedese