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PET THERAPY E AUTISMO

L'autismo, specie nei bambini, crea un mondo di isolamento e paura. La pet therapy aiuta ad abbattere alcune barriere grazie alla sincerità degli animali

Con il termine pet therapy, o AAT (Animal-Assisted Therapy), si intende un sistema terapeutico dolce incentrato sull’interazione tra uomo e animali.

Diversi sono gli animali, così come diverse le finalità terapeutiche e gli ambiti di applicazione della pet therapy: ospedali, cliniche, centri di riabilitazione, case di riposo e scuole, tutte strutture interessate a nuove modalità ricreative da inserire nei propri programmi per aumentare il livello qualitativo della vita all'interno delle proprie strutture. 

 

Il successo della pet therapy

In Italia, infatti, l'interesse per le attività di pet therapy è cresciuto ed è aumentata la richiesta sul territorio.

Il riconoscimento della pet therapy è avvenuto con il Decreto del Presidente del Consiglio del 28 Febbraio 2003, che recepisce l’accordo tra il Ministero della Salute, le Regioni e le Province Autonome, in materia di benessere degli animali di compagnia e pet therapy.

L’attenzione prestata a livello legislativo alla pet therapy consente alla disciplina una dignità scientifica e procedurale anche in Italia. Il tentativo di regolamentare a livello nazionale i programmi delle AAT svincola tali contributi dalle forme del ‘fai da te’. 

Crescono a vista d'occhio i progetti di pet therapy che coinvolgono animali e esseri umani. Tra questi, importanti risultati provengono dall'interazione tra pet therapy e autismo.

 

Anche l'arteterapia è un valido aiuto per l'autismo

 

Pet therapy e autismo

L’autismo è una malattia che colpisce nel cervello le aree del linguaggio e della comunicazione e riguarda tra le 5 e le 50 persone su 10mila, soprattutto bambini. Il bambino autistico viene solitamente stritolato dalla sua condizione di malattia e dalle attenzioni del terapeuta. In risposta, si chiude ancora di più in se stesso e non comunica facilmente con il mondo esterno.

La pet therapy si caratterizza come uno strumento terapeutico complementare e integrante alle irrinunciabili terapie neurocognitive e comportamentali indicate per l’autismo. Ma in cosa consiste la pet therapy per l'autismo?

Gli esperti di pet therapy sottolineano, in primis, l'importanza dell'interazione non verbale. È il contatto con un essere animato che non parla che insegna al bambino autistico a servirsi di uno spazio relazionale diverso dal consueto, spazio che viene mediato dalla presenza, ad esempio, di un cane. Un cane non viene vissuto come una minaccia, come può invece essere una persona. L'isolamento del paziente in questo viene vinto. È il contatto 'pelle a pelle' tra animale e paziente che instaura nell'autistico la necessità di rapportarsi al terapista. Non solo cani, ma anche cavalli e delfini...

Secondo punto: la stimolazione. Il mondo di isolamento in cui vive il paziente si arricchisce di stimoli, sensoriali e relazionali. È un nuovo mondo con cui può comunicare. E spesso questo entusiasmo per il cane si traspone anche alle persone, familiari e terapeuti.

Terzo punto: la relazione. E poi il cane non ha paura di relazionarsi. È spontaneo, sincero, non ha pregiudizi o avanza elaborate riflessioni. Alle carezze risponde con affetto sincero, senza avere un doppio fine, senza valutare il gesto.

Non c'è utilitarismo, ma solo amore.

 

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Immagine | Esoeterik

 

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