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DIVENTARE PET THERAPIST

La pet therapy è un lavoro di gruppo. Paziente, animale, medico, psicologo, veterinario, etologo, addestratore e terapista. Ma come si diventa pet therapist e in cosa consiste questo approccio?

Un viaggio nella Pet therapy

Con il termine Pet therapy, o AAT (Animal-Assisted Therapy), si definisce un sistema terapeutico dolce incentrato sull’interazione tra uomo e animali. L'idea di utilizzare alcuni animali per migliorare la qualità della convalescenza dei malati o più semplicemente la realtà quotidiana di persone disabili nasce dall’osservazione degli effetti derivanti dall'interazione tra persone malate e la presenza di un animale. Come terapia dolce da affiancare alle terapie tradizionali, la pet therapy è diretta a pazienti colpiti da disturbo dell’apprendimento, dell’attenzione, disturbi psicomotori, nevrosi ansiose e depressive, sindrome di Down, sindrome di West, autismo, demenze senili, patologie psicotiche e sclerosi multipla. Ma chi sono gli operatori della pet therapy?

 

Innanzitutto cani, gatti, cavalli e delfini. In molti casi, la vicinanza di un cane o di un gatto dimostra di avere un effetto aggiuntivo a quello di molti farmaci o altre terapie convenzionali. La pet therapy viene utilizzata come un gioco, per la socializzazione, per favorire la comunicazione e lo sviluppo e/o potenziamento di sfere quali responsabilità e autostima. 

La differenza tra l’uomo e l’animale sta nel pregiudizio. L’animale si relaziona con un essere umano in maniera semplice. Il paziente interagisce dunque con un essere vivente, considerandolo uguale a sé, senza giudizi, riuscendo a relazionarsi in modo sano. Questo consente di rivalutare i propri schemi di socializzazione. Chi vuole diventare pet therapist dunque deve interagire col paziente e con un animale, ma non solo. Si dovrà avvalere della consulenza e del supporto di altri professionisti.

 

il Pet therapist e il gruppo di lavoro

Diventare pet therapist significa collaborare con un team di diversi professionisti: medico, psicologo, veterinario, etologo e istruttore. Poiché la pet therapy viene effettuata su persone affette da varie patologie relative ad aspetti fisici e mentali, è fondamentale innanzitutto la presenza di un medico o di uno psicologo. È compito di questi ultimi, avvalendosi naturalmente della consulenza degli altri professionisti, valutare e indicare le modalità secondo cui impiegare gli animali. Qualora i pazienti presentino handicap fisici, è necessario anche il supporto del terapista della riabilitazione.

 

Fondamentale è il ruolo del veterinario.  Nel caso della pet therapy, al veterinario che collabora con il gruppo di lavoro, è richiesta una specifica formazione nel settore. Deve, innanzitutto, selezionare l'animale più adatto al tipo di terapia da attuare, poi sorvegliarne in modo costante e accurato lo stato di salute non solo fisico ma anche psicologico. Gli animali sono sottoposti a controlli periodici ponendo particolare attenzione a segni clinici relativi a zoonosi (specie parassitosi e micosi) che, essendo trasmissibili all'uomo, potrebbero compromettere la pet therapy. Infine, il veterinario deve verificare nel corso del tempo come l'animale sopporti il lavoro intrapreso. In ogni caso, gli animali che manifestino sintomi di malattia o segni di malessere vengono esclusi dal programma di pet therapy avviato.

 

Il pet therapist contribuisce alla scelta dell'animale in base ad un’analisi accurata delle caratteristiche attitudinali e comportamentali. Successivamente, si occupa di istruire i pazienti (laddove sia possibile), i loro familiari e gli altri operatori, in merito al comportamento degli animali utilizzati, al tipo di intervento che sono in grado di effettuare e, soprattutto, a quale mole di lavoro possono sostenere. Fornisce infine criteri per valutare e salvaguardare il benessere dell'animale "lavoratore". 

 

Diventare pet therapist

Diventare pet therapist non è così semplice. Innanzitutto, bisogna scegliere il campo di intervento dell’AAT, che può essere medico-ospedaliero, socio-educativo, riabilitativo e della disabilità. Per ognuno di questi vi sono dei corsi di pet therapist appositi. Proprio perché la pet therapy dipende da un lavoro d'équipe , non può esistere un percorso didattico formativo che possa definire complessivamente un’unica professionalità specialistica riferita alla pet therapy. 

Sostanzialmente però, per chi vuole diventare per therapist occorre frequentare un corso per pet therapist, alla fine del quale vi è un periodo di tirocinio e il rilascio di un attestato di frequenza. 

 

In Italia, l'interesse per le attività di pet therapy è cresciuto ed è aumentata la richiesta sul territorio. Associazioni, centri di riabilitazione, scuole e case di riposo sono strutture interessate a nuove terapie di supporto, a nuove modalità ricreative da inserire nei propri programmi per aumentare il livello qualitativo della vita all'interno delle proprie strutture. Il riconoscimento della pet therapy è avvenuto con il Decreto del Presidente del Consiglio del 28 Febbraio 2003, che recepisce l’accordo tra il Ministero della Salute, le Regioni e le Province Autonome, in materia di benessere degli animali di compagnia e pet therapy. L’attenzione prestata a livello legislativo alla pet therapy consente alla disciplina una dignità scientifica e procedurale anche in Italia. Il tentativo di regolamentare a livello nazionale i programmi delle AAT svincola tali contributi dalle forme del ‘fai da te’. 

Immagine | Khaleeka

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