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CEDRO E MIRTO TRA I FRUTTI ANTICHI E DIMENTICATI DI GENNAIO

Sul nostro territorio esistono numerosi frutti “dimenticati” e "antichi", la cui importanza è stata sottovalutata dal mercato ortofrutticolo. Attualmente è rinata la voglia di conoscere queste antiche varietà. Riscopriamo gli usi e le ottime qualità organolettiche e salutistiche dei frutti dimenticati di gennaio come il cedro e il mirto.

Frutti antichi e dimenticati

Sul nostro territorio esistono numerosi frutti “dimenticati”, la cui importanza è stata sottovalutata dal mercato ortofrutticolo. Per vari motivi queste piante non si prestano ad una facile commercializzazione: bassa germogliabilità, produzione irregolare di frutti, poca adattabilità a nuovi ambienti; o più semplicemente sapori ai quali la gente non è più abituata per via della perdita di ricette che li riguardano. Dal canto loro, non essendo mai stati selezionati per una coltivazione intensiva, questi frutti hanno delle caratteristiche estremamente interessanti dal punto di vista del nostro benessere.

 

Conosci i frutti dimenticati dell'autunno?

 

Riscopriamo allora gusti poco conosciuti e alimenti dalle proprietà di tutto riguardo; diamo un'occhiata agli antichi metodi di preparazione di tisane, marmellate ed altre ricette. L'opulenza e il “benessere” economico hanno contribuito a far dimenticare questi tesori che nel passato arricchivano in maniera sostanziale il pasto quotidiano e spesso bacche, foglie, radici, germogli e cortecce fungevano in maniera ottimale da integratori alimentari naturali e scongiuravano in molti casi il bisogno del medico. D'altronde la saggezza popolare ci ricorda che “una mela al giorno...”

 

Scopriamo il cedro

Ovviamente ci riferiamo all'agrume, Citrus medica, e non alla conifera da legno tanto cara ai barcaioli del vicino Oriente, il Cedrus libani.

Conosciuto ed usato sin dall'antichità, pare essere originario della penisola indiana e, insieme a pomelo (Citrus maxima) e mandarino (Citrus reticulata), è uno dei tre capostipiti degli agrumi, da cui tutte le altre specie derivano. Persino il limone (Citrus x limon) non è che un ibrido tra il cedro e l'arancio amaro (Citrus x aurantium).

É un arbusto spinoso dalle foglie verde scuro che può raggiungere i quattro metri; i fiori sono bianchi con toni viola.

Il frutto è piuttosto grande e, come tutti gli agrumi, diviso in spicchi; ha una buccia dura, spessa e rugosa, molto preziosa in cucina e in erboristeria. La polpa è fortemente acida, tranne in poche varietà come nel cedro marocchino o in quello corso.

Ne esiste una varietà, la sarcodactylus (“dita sacre” in greco), nota anche come “Mano di Buddha”, che produce dei frutti particolari: gli spicchi non tendono ad armonizzarsi creando una forma globulare ma si separano molto precocemente generando una forma che ricorda quella di una mano. La polpa di questi frutti non riesce a svilupparsi se non in pochissima parte e il frutto è composto quasi totalmente di buccia molto aromatica. Per questo motivo si cerca di poterlo riprodurre per fini commerciali (estrazione degli oli essenziali).

 

sarcodactylus

 

Proprietà e usi del cedro

Presente nei ricettari delle antiche scuole mediche e in alcuni testi sacri, il cedro ha molte proprietà: aiuta a prevenire l'obesità e il cancro al colon (è il simbolo della Giornata nazionale del malato oncologico, nella quale ogni anno viene consegnato il “Cedro d'Oro”), grazie ad un alto contenuto di vitamina C e flavonoidi (in particolare esperidina) è un eccellente antiossidante, ottimo nel contrastare i radicali liberi e la cellulite (grazie al limonene) e nel disinfettare i tratti intestinali. Mangiato come frutto, o usato negli infusi o negli oli essenziali, aiuta a regolare la pressione.

Secondo i testi ayurvedici si impiega in casi di nausea, vomito, problemi alla pelle, inappetenza, eccessiva sete, debolezza, tosse, reumatismi, flatulenza, emorroidi, problemi alla vista, perdita di capelli. Oltre a mangiare il frutto fresco del quale è molto importante non scartare la buccia (è quindi vivamente consigliato comprarlo sempre da agricoltura biologica), in genere si può goderlo in succo (che non ha niente a che fare con le bevande gassate), marmellate o in forma di candito. Va da sé che in queste ultime forme tende a perdere parte delle sue proprietà peculiari.

 

cedro

Mirto: Myrtus communis

Il Myrtus communis, noto soprattutto per il liquore che si produce con le sue bacche (e che porta l'identico nome), è un arbusto spontaneo tipico della macchia mediterranea. Le bacche, il cui colore può variare dal nero al bluastro al viola al rosso fino addirittura al bianco (a seconda della varietà), maturano sulla pianta tra novembre e gennaio. La raccolta in gergo tecnico è detta brucatura e avviene manualmente e con l’ausilio di uno strumento a pettine che facilita il raccoglimento dei frutti. Una volta ottenuti i frutti è possibile preparare vari prodotti: il noto liquore di mirto o fare ottime gelatine, marmellate e, previa essiccazione le bacche possono essere utilizzate come spezie generalmente per accompagnare le carni. Ricordiamo che per fare la marmellata è necessario filtrare bene i frutti a causa dei numerosi semi in essi contenuti e una volta effettuato questo piccolo accorgimento avremo una marmellata particolare e invidiabile per il suo aroma di casa: vera macchia Mediterranea.

mirtilli

Proprietà del mirto

Sacro alla dea Afrodite, delle proprietà del mirto ne parlavano già Ippocrate, Plinio il Vecchio, Galeno, Dioscoride Pedanio ed alcuni autori arabi. Non solo i frutti ma anche le foglie di questo sempreverde possono essere usate: grazie agli oli aromatici in esse contenute (mirtolo e geraniolo) l'infuso che se ne ricava ha proprietà espettoranti, antisettiche, digestive (aggettivo tra l'altro comunemente attribuito al liquore di mirto), astringenti, balsamiche (l'etimologia stessa del nome pare derivi dal greco myron, ovvero unguento, balsamo).

Oltre agli oli essenziali, i suoi preziosi frutti sono ricchi di tannini e degli acidi ascorbico, citrico e malico, che contribuiscono a farne un ottima base per i prodotti cosmetici. Nella produzione cosmetica inoltre vengono estratte essenze dai suoi bianchi fiori che conferiscono proprietà tonificanti e astringenti per la pelle; questa estrazione anticamente in profumeria era nominata acqua degli Angeli.

Una curiosità su questa pianta è il suo comportamento in caso di incendio: infatti successivamente alla distruzione avvenuta ad opera del fuoco è capace di ributtare direttamente dalle radici delle gemme e dei nuovi germogli e creare così nuovi fusti per rinascere!

 

Scopri tutte le proprietà dei mirtilli

mirto

 

 

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