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QUANDO NATUROPATIA FA RIMA CON PSICOLOGIA

Un’intervista a metà tra psiche e natura, comunicazione e ascolto del corpo. Alla Dott.ssa Elena Tigli abbiamo posto alcune domande al confine tra naturopatia e psicologia

Intervista alla Dott.ssa Elena Tigli, laureata in Psicologia Sociale e dello Sviluppo presso l’Università Cattolica di Milano e formatasi presso la Libera Università Italiana di Naturopatia Applicata-Istituto Rudy Lanza


In lei convivono due anime. La psicologa e la professionista nel settore delle discipline naturali. Come questa fusione ha arricchito il modo in cui si prende cura dei suoi pazienti?

Il mio è stato in realtà un percorso a ritroso, che però non ha mai perso di vista l’obiettivo di prendermi cura degli altri. Dopo la laurea in psicologia sociale ho svolto una lunga esperienza pratica nella psicologia del lavoro. Nel corso del tempo, per inclinazione personale, o forse, come amo pensare, perché a lungo non avevo dato ascolto ai miei talenti ed a quanto l’universo aveva cercato di dirmi, ho tralasciato l’aspetto più clinico della psicologia della persona.

Da qui l’incontro con la naturopatia, e dal momento che credo fermamente che “nulla accade per caso”, questo incontro ha risvegliato la voglia di prendersi cura degli altri e dei loro disagi più da vicino, con un approccio di counseling che presto si formalizzerà nell’abilitazione alla professione, con una visione non strettamente meccanicistica e “malata” dall’individuo, e non dimenticando che la persona non è formata solamente da corpo e mente, ma in essa convivono mente, corpo e spirito, in un’unità inscindibile che spesso può incorrere in disequilibri.

Per curare e guarire è fondamentale saper andare al di là della fisicità, comprendere che l'anima comunica attraverso il corpo, e che ogni guarigione è sempre e innanzitutto una guarigione dell'anima.

 

La psiche. La natura. Quante volte i disturbi della prima sono conseguenze di un allontanamento dalla seconda?

Spesso, spessissimo, ovvero la maggior parte delle volte. L’uomo dimentica la propria essenza, e non è più abituato a dare ascolto alla sua vera natura, al suo vero essere. Tende a non ascoltare la propria mente e ne maschera gli intenti attraverso le difese, tende a non ascoltare il proprio corpo, e a non ascoltare la propria interiorità.

 

Comunicare con efficacia è prima di tutto ascoltare se stessi?

Anche, ma non solo. Chi sa comunicare possiede certamente capacità assertiva, ovvero l’abilità di esprimere le proprie intenzioni ed emozioni senza prevaricare l’interlocutore, con sincerità, disinvoltura e con la giusta dose di autostima, ma l’essenza di un buon comunicatore è soprattutto quella di ascoltare ed osservare molto bene il proprio interlocutore traendo dalla propria esperienza le doti per sapersi confrontare con gli altri.

 

Lei esercita la sua professione presso lo Studio Il Germoglio insieme alla Dott.ssa Sonia Grandi. Perché avete scelto questo fiore come simbolo?

Abbiamo scelto come simbolo il fiore del mughetto, poiché già anticamente questo fiore era simbolo di felicità che ritorna ed era un portafortuna.

Secondo una leggenda cristiana San Leonardo dovette combattere contro il demonio e vinse la lotta; durante il combattimento perse però un po’ di sangue che cadendo sul terreno si trasformò in bianche campanelline di mughetto. Pur essendo un fiore che sboccia a maggio il mughetto simboleggia la primavera, la fine dell’inverno e dunque di ogni pena con il ritorno della serenità. La scelta del nome “geroglio” inoltre afferma la volontà di crescita di una forza nuova che si affaccia alla vita. Volontà di crescita e di sviluppo delle proprie risorse per promuovere o ritrovare il benessere. Quanto più infatti sperimentiamo la sensazione di poter intervenire nel nostro percorso esistenziale, tanto più ci sentiamo partecipi e capaci di influenzarlo positivamente.

 

Lo Studio si avvale di  strumenti  quali  tecniche di rilassamento muscolare, training autogeno, visualizzazioni, reiki. Sono percorsi differenziati in base alla persona che si rivolge a voi o queste tecniche fanno parte del “pacchetto” di cura base proposto a ciascuno?

Tutti coloro che si rivolgono allo studio hanno la possibilità, se lo desiderano, di beneficiare di un percorso integrato che prevede sia un percorso prettamente psicologico e terapeutico, che un percorso naturopatico. Altrettanto spesso, chi si rivolge a noi sceglie di iniziare con una tecnica di rilassamento o con il Reiki ad affrontare il proprio disagio. Lasciamo che ognuno sviluppi con i propri tempi la voglia di prendersi realmente cura di sé.

 

Lei lavora anche con i fiori di Bach e i fiori australiani. Quali sono le differenze tra i rimedi di Edward Bach e i fiori australiani?

Sebbene entrambi lavorino a livello energetico sui corpi sottili, i rimedi australiani tendono a lavorare in modo più rapido ed incisivo, dove ci sia la necessità di un’azione forte. I secondi agiscono poi maggiormente sui blocchi energetici e sulla vasta gamma dei sintomi psicosomatici.

 

Un’ultima domanda: da psicologa cosa direbbe ai colleghi naturopati? E da naturopata cosa agli psicologi? Piccoli consigli funzionali all’esercizio di queste delicate professioni in Italia.

Da naturopata e futura psicologa mi sentirei di dire ai colleghi di entrambe le professioni di non rifugiarsi negli inutili dogmatismi, così come di non tentare di avventurarsi in terreni di non stretto dominio e competenza. Se è vero che c’è la stretta necessità di un riconoscimento e di una regolamentazione della professione naturopatica (la Federazione Nazionale Naturopati Heilpraktiker Professionisti ad esempio, porta avanti da tempo tale lavoro), rifugiarsi dietro il paravento di un ordine professionale spesso fa dimenticare al professionista di essere al servizio dell’individuo che a lui si rivolge, che deve mostrarsi disponibile ad accompagnarlo in un terreno a volte impervio ma altrettanto magicamente avventuroso.

In questo le due discipline sono francamente simili: promuovere un concetto di benessere che va al di là dei dogmatismi di ciascuna.

Immagine | Elena Tigli

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