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IL TRATTAMENTO NEURO-CONNETTIVALE E L'EQUILIBRIO EMOZIONALE

Lo sapevate che il sistema neurolinfatico e neurovegetativo sono strettamente collegati all'equilibrio emozionale? L'osteopata Francesco Mignani ci spiega meglio in cosa consiste il trattamento neuroconnettivale e altre verità a partire dall'acqua che abita il nostro organismo

Francesco ha una grande esperienza di educatore e lo si vede nei modi, calmi, pacati. Ha anche una visione lungimirante che gli deriva dal tempo speso a insegnare risorse, funzioni del corpo umano.

Diplomato ISEF, nel 1998 si diploma in Massofisioterapista e, nel 1999, consegue il D.O. in Osteopatia presso l'ECOFORUM for PEACE (U.S.A.), nel 2003 diventa Massaggiatore Sportivo e nel 2005 consegue la Laurea in Fisioterapia presso l'Università di Siena. Nel 1996 frequenta il corso di 1° Livello di Back School; qui incontra il Prof. Toso con cui avvierà una collaborazione proficua che lo vedrà impegnato nell'organizzazione di corsi su tutto il territorio nazionale.

E' collaboratore scientifico della Chinesisport di Udine per la realizzazione di un lettino professionale di sua progettazione denominato MI.TO. 

Prima di intervistarlo, ho letto con attenzione il suo testo "Nuove metodologie didattiche nel campo delle terapie manuali" e sono rimasta piacevolmente sorpresa dal suo profondo studio a partire dal tessuto connettivale.

Mi ha anche trattato, per un problema successivo a un infortunio che in sede ortopedica rimaneva confinato al ginocchio e che io sentivo immensamente collegato a tutta la struttura. Lui stesso ha confermato che si trattava dell'anca.

Questa è la visione olistica: la capacità di ricondurre il dolore a un'origine senza emettere sentenze troppo rapide e l'orientamento verso la cura di tutto il sistema

Gli chiedo subito una metafora, una modalità non usuale per spiegare l'importanza del linfatico, tornare a pensare a quanto fondamentale sia il benessere di questo sistema. 

 

Come spiegheresti ai lettori lo spazio che esiste tra le cellule?

In modo molto semplice: dove c’è l’acqua c’è la vita, l’importanza della presenza dell’acqua nei tessuti rappresenta il loro nutrimento. Di per sé però l'acqua è anche un veicolo di connessione delle informazioni che a tutti i livelli transitano nel corpo.  

 

Di qui l'importanza di una corretta idratazione? 

L'equilibrio della persona è una situazione molto individuale. Vedi, in relazione alle caratteristiche non solo fisiche ma anche emozionali, il bisogno d’acqua, ma anche il relativo dispendio, molto soggettivo. Io non bevo a pasto, per esempio. La ricerca davvero valida è quella che porta a conoscere se stessi sempre meglio.

 

Quali consigli forniresti ai nostri lettori per potenziare il sistema immunitario, ovvero aiutare i linfonodi nel loro ruolo di filtro e regolatore debito linfatico? 

Il sistema neurolinfatico è strettamente correlato al sistema neurovegetativo, che è strettamente subordinato all’equilibrio emozionale ed affettivo.

In relazione a questo, per una maggiore efficienza del sistema basterebbe avere una migliore percezione di se stessi e un buon autocontrollo, obiettivo non facile da perseguire, occorre attraversare processi di grande meditazione.   

 

Nel tuo libro nomini l'effetto neurologico inibitorio (chiusura a cancello) sugli stimoli successivi che può verificarsi con un trattamento non eseguito correttamente. Ognuno ha la sua soglia? 

Dipende dalla sensibilità individuale. Ogni trattamento va modulato in relazione alle caratteristiche della persona che lo sta ricevendo. 

 

Hai tecniche per capire chi hai "sotto le mani"? 

L'esperienza conta molto. A volte si ha la sensazione di percepire la persona ancor prima che subentri il contatto fisico e questo ci riporta alla teoria dei campi energetici. Già da una telefonata si può intuire molto.  

 

Dunque il terapista manuale è un po’ “psicologo”? Deve poter capire quanto oltre può andare? 

Il terapista studia tutta la vita. Nel 1930 il Dr. Emil Vodder e sua moglie Estrid iniziarono a lavorare sul linfatico, a quel tempo era quasi una sorta di tabù. Oggi abbiamo la possibilità di lavorare secondo una visione olistica del corpo, riprenderne le potenzialità. L'insieme delle tecniche che un terapeuta possiede non può prescindere dall'ascolto del paziente.

Se si parte dal presupposto che la malattia non esiste, non esiste nemmeno il malato. Il dolore compare quando si sta risolvendo qualcosa, non può essere un elemento su cui insistere in corso di terapia. Ad esempio, se è un ginocchio a essere dolorante, lo stato di quell'articolazione mi serve per creare delle connessioni con ciò che determina il dolore.

Lo scopo non è inibire il sintomo, ma trasformarlo in una guida che può condurre alla base del problema o dei problemi che lo stanno determinando.  

 

Perché il lettino funzionale da te ideato è innovativo nel campo della terapia manuale?  

Questo lettino ha la particolarità di coinvolgere nel processo riabilitativo le catene muscolari per quanto riguarda le componenti flessorie ed estensorie nelle loro varie combinazioni; dunque il terapista è messo in condizione di lavorare in modo più completo, perché il paziente viene coinvolto nella sua interezza.

Rispetto a una dimensione solo orizzontale, il lettino completa e amplifica il lavoro del terapista, perché il paziente è messo in condizioni di reagire nel modo opportuno.

 

Nell'ambito della terapia manuale si demonizza spesso lo sblocco articolare, il trust, e molti terapeuti sono accusati di andare a "scrocchiare" senza esser consapevoli di produrre una dipendenza dal rilascio emozionale che ne deriva.

Evidentemente non si ha una visione chiara della connessione che c'è fra l'elemento vertebrale e le connessioni con il sistema afferente ed efferente che entra in rapporto con il segmento vertebrale di riferimento. Un segmento vertebrale è qualcosa di più di una struttura ossea e di tessuto nervoso, ed è allo stesso tempo uno strumento di raccolta delle informazioni.

Per questo motivo, quanto più ci si addentra nella conoscenza approfondita di questo circuito che ha a che fare col segmento tanto più si scopre che quel che si dice intorno alla manipolazione (ad esempio che generi pericolosità o dipendenza) è errato, perché mai come in uno spazio così ridotto come quello metamerico o mielomerico vi è insita la componente organico-viscerale muscolo-scheletrica-pisco-emozionale dell'individuo.

Va valutata la singola situazione e occorre rifarsi all'elemento primario che collega quella situazione, nel rispetto della persona che si sta trattando, della sua storia, della sua fisiologia, della sua sensibiltà.  

 

 

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