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RUDRAKSHA, IL MALA CURATIVO

Nel cristianesimo abbiamo il rosario, nel mondo indubuddhista abbiamo il mala, uno strumento di consapevolezza e pace interiore. Tra i più potetnti c'è il Rudraksha, il mala curativo.

Come nel cristianesimo abbiamo il rosario, nel mondo indubuddhista abbiamo il mala. Altre forme di corone o ghirlande da preghiera simili sono il juzu giapponese e il tasbih mussulmano.

Il mala ha un’origine antichissima, tanto da comparire nei più antichi testi shivaisti conosciuti.

Non a caso: uno dei mala più diffusi e considerati più potenti ai fini religiosi e curativi è il Rudraksha, letteralmente “lacrima di Rudra” uno dei nomi affibbiati a Shiva

Si tratta di una corona composta da 108 semi più uno, considerato extra, di piante appartenenti al genere Elaeocarpus, considerato l’albero di Shiva.

 

I diversi tipi di Rudraksha

In realtà, anche se vengono chiamati semi, si tratta di frutti privi di carne, divisi in sezioni cave dove si trovano i veri semi.

Il numero di queste sezioni o camere varia, da 1 a più di 20, e questa caratteristica dà un significato e uno specifico potere ogni volta diverso al diverso tipo di Rudraksha.

Alcuni di questi semi sono considerati molto rari e, di conseguenza assai preziosi e costosi.

1. Il Rudraksha con 1 sola camera, in sanscrito mukhi, è legato a Shiva stesso e al Sole, si dice che aiuti a raggiungere una coscienza superiore e che faciliti il distacco dal turbinio della vita mondana e dai suoi attaccamenti.

2. Se ha 2 mukhi si considera legato alla Luna, e rappresenta l’unità degli opposti e di tutte le polarità.

3. Se il Rudraksha ha 3 mukhi è legato ad Agni, il dio del fuoco, e al pianeta Marte, in grado di purificare dai peccati e liberare da depressione e mali simili.

4. Con 4 mukhi il Ridraksha è legato a Brahma e a Mercurio, ideale per curare il cervello, specie la memoria, e per aiutare la creatività. 

5. Se abbiamo 5 mukhi, il Rudraksha è legato a Giove ed è ideale per la salute in generare, specie per regolare la pressione.

6. Il Rudraksha a 6 mukhi è quello legato a Venere, che aiuta a superare i dolori emotivi, specie quelli relazionali.

7. Se invece vogliamo liberarci dei dolori fisici serve un Rudraksha a 7 mukhi, quello di Mahalakshmi e di Saturno, ideale anche per supportare le finanze.

8. Se ha 8 mukhi si tratta del Rudraksha di Ganesh, che come è noto rimuove gli ostacoli e aiuta a raggiungere i propri obiettivi.

9.  Con 9 mukhi abbiamo il Rudraksha di Durga, apportatrice di energia e dinamismo in ogni aspetto della vita, salute inclusa.

10. Il Rudraksha con 10 mukhi è legato al dio Vishnu, ed è quello che aiuta a prevenire i problemi fisici e le malattie.

L’elenco è molto lungo e potrebbe non finire mai, visto che oltre al numero di mukhi, quello che conta è anche il colore del Rudraksha, talvolta la provenienza, ed eventuali strane forme dei frutti.

Per rendere efficace la pratica del Rudraksha, che è un japamala, ovvero un mala per facilitare la ripetizione costante di un mantra, è importante conoscere il mantra relativo al proprio Rudraksha e allo scopo che ci siamo prefissi.

Ne esistono anche in questo caso un numero infinito di varianti e non di rado l’ideale è rivolgersi ad un guru per sapere cosa recitare e in che ora del giorno farlo.

Quando si comincia la recitazione di un Rudraksha non andrebbe mai interrotta, e tutti i 108 grani devono essere recitati, se possibile con 108 respirazioni corrispondenti.

Questo dovrebbe assicurare non solo piena concentrazione sia mentale che vitale che fisica sul mantra, ma anche un radicamento effettivo della vibrazione scelta.

La mantrica, d’altronde, è come la matematica dietro le ricerche acustiche di Pitagora una scienza raffinata.

 

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Foto: Dmitry Rukhlenko / 123rf.com

 

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