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DENTRO ALLA MEDITAZIONE VIPASSANA

Entrare dentro è la via per sapersi muovere in modo utile fuori. La meditazione Vipassana è un'occasione in questo senso. Un approfondimento umile e concreto di quanto si esperisce in un ritiro di meditazione Vipassana, per chi e perché può esser utile

È meraviglioso che in questo mondo ci sia la possibilità di andarsene da questo mondo ed entrare dentro, meditare, trovo sia meraviglioso. Che lo si possa fare in modo assolutamente gratuito, dando un'offerta che viene dal cuore. E' splendido che ci siano strutture adeguate e persone pronte a servire. Questo accade ne ritiri di meditazione Vipassana.

Non sarò in grado di descriverla come si deve semplicemente perché descriverla come si deve è una cosa che non si può fare, in quanto per ciascuno è differente. Lo è per chi ha già esperito, lo è per chi lo esperirà.

Partiamo dalle radici. Vipassana è una parola in pali, la lingua dei primi testi buddisti, e significa “vedere in profondità”, “osservare le cose così come sono in realtà” (e non come appaiono). Il termine si compone del prefisso vi- (traducibile con "in maniera speciale") e la radice -passana, che deriva dal verbo pali "osservare", "guardare".

I fondamenti teorici della vipassana sono rintracciabili nel Grande discorso sui fondamenti della presenza mentale. Tra coloro che, in tempi recenti, hanno apportato progressi alla tecnica di meditazione vipassana, è doveroso ricordare il monaco Mahasi Sayadaw (1904-1982) e il laico U Ba Khin (1899-1971).

 

La meditazione e l'insegnamento del Buddha

Nei ritiri di meditazione Vipassana ci si sveglia presto al mattino, molto presto. Si fanno tre pasti al giorno e ci si nutre di sola frutta e liquidi caldi durante il terzo, che è alle 17.00, basta così. Entreremo dopo nel dettaglio della tecnica, per ora mi preme parlarvi della scansione quotidiana per introdurre l'elemento delle lezioni serali in forma di registrazione.

Si medita, si medita, da soli e nella stanza di meditazione, tutti insieme, uomini e donne separati, in presenza dei maestri, la preziosa presenza dei maestri, con i quali si ha la possibilità di dialogare una o due volte al giorno, in forma privata o durante la sessione finale delle domande, prima di coricarsi. La sera, come accennavo, è anche il momento della lezione. Si sente la voce del maestro Goenka.

Non si tratta di un intrattenimento intellettuale, ma di ulteriori direzioni che vengono fornite mentre il lavoro dentro di sé è in cantiere. In queste registrazioni il maestro si rivolge agli studenti in modo semplice e diretto. E spiega di se stesso, della sua vita da imprenditore prima di incontrare questa tecnica, delle prime resistenze una volta venuto a contatto con l'insegnamento. 

Dal sito ufficiale Atala Dhamma leggiamo: "Ero un industriale così pieno di impegni. Dedicare dieci giorni ad un corso era impensabile per me. Ero una persona molto collerica ed egocentrica, ostile verso gli altri, e mi ritenevo molto saggio ed intelligente per il fatto che, pur così giovane, ero molto ricco. L'"io" era fortissimo in me. A livello intellettuale avevo cominciato a rendermi conto che questo "io" così forte mi rendeva infelice, ma non sapevo cosa fare. Provai parecchie cose. 

Per anni mi dedicai ai canti devozionali, ma senza alcun risultato. Mi sforzai di capire tutte le scritture. Avevo letto quanto fossero dannose le attività negative della mente e quanto benefiche quelle positive, e continuai a riflettere su questo. Ma come era accaduto per i canti e le pratiche devozionali, provavo sollievo per un certo tempo, ma poi ricadevo nella stessa infelicità. 

Poi venne il contatto con una persona saggia, Sayagy U ba Khin, che divenne il mio maestro. Egli mi disse: "Tutte queste pratiche sono giochi che si svolgono al livello conscio della mente, quello superficiale, mentre il meccanismo di abitudini mentali che crea l'infelicità si trova alla radice della mente". 

 

Meditazione Vipassana: la tecnica

Non ci sono visualizzazioni o metafore psicofisiche. nessuno fuoco di colore rosso alla base della pancia, nessun percorso dei chakra o dei meridiani, nessuna palla o sfera lucente da immaginare. Nei primi 3 giorni ci si esercita sull’anapana, la respirazione. Si concentra l'attenzione su un'area dove batte il respiro per affinare la mente.

Personalmente, in virtù di tutte le lezioni psicofisiche (tra yoga e tai chi chuan) prese finora da allieva, il lavoro è stato proprio quello di andare a togliere, viste tutte le sovrastrutture, le meditazioni guidate, le visualizzazioni impartite.

Se in una lezione di yoga ti viene detto che un dolore simile a uno spillo che entra nella fascia muscolare significa che si sta eseguendo la posizione in modo scorretto, quando - tra gli innumerevoli dolori che senti dopo che stai a meditare per giorni - avverti una cosa del genere, c'è bisogno di togliere qualsiasi cosa ti sia stata detta prima. I dolori fisici che si affrontano nei giorni di meditazione sono ricollegati in questo sistema laico a qualcosa da osservare mantenendo equanimità. 

 

Leggi anche Le origini della meditazione vipassana >>


Siete fermi, arriva una sensazione spiacevole. Passerà. Siete fermi, arriva una sensazione piacevole. Passerà. 

Questo è lo sforzo, si concentra qui, nel capire questo, ma capirlo nella pelle, nei pori, negli organi interni, nel respiro. E' nella natura delle cose cambiare. Anche se faccio tai chi da anni, ed il tai chi è il cambiamento, solo adesso mi sembra di essere predisposta ad iniziare a capire davvero. Anche se faccio yoga da anni, e lo yoga non si dà senza respiro, solo adesso inizio a osservare quanto e come cambia. In ogni momento.

 

L'utilità di un corso residenziale Vipassana  

Nei giorni di meditazione Vipassana sono tanti i momenti in cui viene di abbandonare, scontrarsi con se stessi. Ci si riempie di paura, ci si può scagliare brutalmente contro chi non c'entra (i silenzi delle altre studentesse, le direttive degli assistenti, i suggerimenti dei maestri). Tutto può diventare nutriente o fastidioso. Tutto può mancare e ogni cosa può ledere. Per me ci son stati sogni molto intensi, alcuni violenti, altri estremamente piacevoli, la mente andava, vagava; ci son stati dolori atroci e sensazioni contrastanti, ma la smetto perché già dirne è condizionare il lettore e non voglio fare questo. 

Piccoli consigli per chi va, dati con umiltà e invitandovi a prenderli con la pinza (la mia esperienza non è la vostra):

  • parlate con i maestri quando sentite che è utile; 
  • andate senza aspettative, se decidete di andare;
  • non fate l'errore di pensare che dopo Vipassana siete illuminati, in realtà è solo dopo che comincia tutto. In modo diverso.

Poi si ritorna alla vita, alle e mail non lette, ai messaggi accatastati. Si torna alla parola. Ai suoni e ai rumori. Si va verso gli altri. Con una differenza: se si è fatto un buon lavoro, se si è fatta davvero una prova seria con questa tecnica, si torna tra gli altri con la possibilità sempre disponibile di tornare in se stessi e sentire. E questo nella vita serve. Serve, incredibilmente. Si potrebbe dire che conta come l'ossigeno che ci danno gli alberi.

Personalmente, sto ancora ringraziando ogni giorno la persona speciale che mi ha segnalato questa possibilità. Lui non lo sa, io sì. E va bene così. 

 

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