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Meditazione, mente e pensiero positivo

Il lavoro sulla mente non è tutto uguale: vediamo i diversi approcci del pensiero positivo e della meditazione, spesso (inspiegabilmente) accostati

Meditazione, mente e pensiero positivo

Come affrontare la quotidianità al meglio? Come ottimizzare le potenzialità? Come si ottiene il successo?

Queste sono solo alcune delle domande cruciali che l’uomo moderno si pone, in merito alle quali ogni scuola di pensiero ha provato a dare risposta.

Ma qual è l'approccio al tema secondo il cosiddetto "pensiero positivo" molto diffuso da qualche anno a questa parte?

 

Il pensiero positivo: i principi

Secondo questo sistema, e i molti altri ad esso correlati, i pensieri giocano un ruolo predominante nel determinare l’appagamento dei desideri o, comunque, la serenità. Pertanto, i pensieri influenzerebbero la realtà in modo transitivo tanto che, cambiandone la sostanza, è possibile agire direttamente sul nostro atteggiamento verso il mondo.

Questo assunto non è dissimile da tante altre filosofie, dunque concentriamoci ora sul cuore del positive thinking: ritenere centrale la positività dei pensieri (non solo la qualità) per raggiungere gli obiettivi arrivando a foraggiare la mente con affermazioni e slogan di natura ottimistica accantonando gli aspetti negativi della realtà.

A livello estremamente pop, ne troviamo un esempio in  aluni corsi motivazionali, in libri come The Secret (e la sua legge di attrazione, anni fa di larghissima diffusione), in personaggi come la famosa Luise Hay.

Tutto questo lavoro sulla mente è dunque vicino alla meditazione che tante volte vi abbiamo proposto? Sono due mondi che si incontrano?

Scopriamolo insieme.

La diffusione del pensiero positivo: banalizzazioni e false credenze

Non ho le competenze per analizzare la corrente di pensiero positivo dal punto di vista psicologico; certo è che una larga fetta del web non le ha reso un gran servizio: è comunissimo incappare in siti che offrono pensiero positivo in “5 mosse/10 minuti/4 affermazioni” banalizzando tutto il lavoro, probabilmente corposo, di tanti addetti ai lavori.

Ho toccato con mano unicamente il testo “The Secret” e l’ho trovato di una superficialità imbarazzante tanto da dissuadermi dal proseguire su quel sentiero.

Infine, proprio qualche giorno fa, è uscito un articolo molto interessante a riguardo sul settimanale l’Espresso che invita a guardarsi da “Un irragionevole ottimismo che può tradursi in un atteggiamento superficiale, o nell’ostinazione a negare una verità non gradita, come il fatto di non essersi preparati a dovere”.

Questa premessa ha lo scopo di ridimensionare un fenomeno che pare in ascesa inarrestabile, probabilmente figlio di una certa pigrizia attitudinale diffusa in questo tempo veloce e materiale: si cercano ricette pre-digerite di felicità, strade facili e senza il grande lavoro su di sé che qualunque rivoluzione interiore esige necessariamente.

Ammetto dunque di guardare questo territorio con una certa diffidenza, sebbene sospenda il giudizio lasciandolo a chi è più competente. Mi sento molto più a mio agio sulla via della meditazione tradizionale: certamente anch’essa si focalizza sui contenuti della mente (e in questo forse si avvicina al cosiddetto “pensiero positivo”), ma poi attua una virata sostanziale.

 

Le differenze tra pensiero positivo e meditazione

La meditazione non offre scorciatoie o slogan da ripetere per autoconvincersi di qualcosa; taglia proprio la fase del giudizio sulla realtà, ritenendolo fatuo, limitandosi all’osservazione silenziosa. Non si risolve in poche mosse o in qualche minuto di pratica, ma richiede un addestramento vero e proprio nella speranza di disciplinare l’irrequietezza della mente.

Se vogliamo usare una metafora, la meditazione è una mare che abbraccia la vita tutta, anche le sofferenze amare, le delusioni cocenti, le umiliazioni più dure senza reprimerne alcuna: l’ottica non è quella di essere banalmente ottimisti o felici, ma di risvegliare una consapevolezza profonda e l’accettazione sincera della vita senza rabbia o risentimento.

Capiamo dunque come la pasta delle due pratiche sia totalmente diversa, l’accostamento dell’una all’altra forzato e spesso fatto per ragioni di marketing: è facilissimo trovare “meditazioni per il pensiero positivo” sul cui senso ci sarebbe molto da discutere.

La meditazione e il pensiero positivo, seppur accumunate dal prendere in considerazione i contenuti della mente, ci appaiono pratiche di origine, sostanza, finalità inconciliabili.

 

La dura via del lavoro su di sé

Riteniamo sia sempre interessante approfondire qualunque disciplina o scuola inviti a guardarsi dentro, sia essa filosofica, olistica, religiosa, sciamanica: il lavoro su di sé può rivelare percorsi impensabili, ispirazioni del tutto inaspettate, epifanie improvvise.

Con altrettanto entusiasmo vi invitiamo però anche a valutare i contenuti di questi approcci, guardandovi dalle soluzioni facili, dai “miracoli”, dalle svolte low cost: è veramente raro che la crescita personale avvenga in poche mosse, con superficialità o casualmente.

In genere è frutto di un lavoro paziente, resistente e anche duro sulla parte più profonda di noi stessi: un lungo inverno che regala una dolcissima primavera.

 

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