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ECCO COME LA MEDITAZIONE CAMBIA IL CERVELLO

Se la volontà assiste, la meditazione fa miracoli. Non si tratta di apprendere subito una tecnica o farsi devoti a un metodo. Inizialmente basta prendersi 10 minuti per osservare il respiro. Come le nostre nonne sulla loro sedia a dondolo davanti al camino. Raccogliere i pensieri e svuotare la mente, vediamo quanto fa bene al bilancio complessivo in termini di salute

La rivista Scientific American ha avviato un meticoloso lavoro di raccolta dei dati relativi agli effetti della meditazione sul cervello.

Finalmente disponiamo di una massiccia dose di informazioni sull’efficacia a livello cerebrale e la chiave per leggere questi dati passa per un fattore indispensabile nell’ambito della meditazione: la costanza del praticante.

Gli studi infatti dimostrano i risultati su un lungo periodo di 20 anni.

 

La scienza, il buddismo, la meditazione

Che la neuroscienza inizi a guardare verso la meditazione è qualcosa che accade da un po’, già dal 2005 su per giù, quando la Society for Neuroscience avanzò la richiesta ufficiale di partecipazione al 14esimo Dalai Lama Tenzin Gyatso (figura di riferimento del Buddismo tibetano) in occasione dell’incontro avvenuto a Washington. Una figura religiosa in un contesto scientifico, sembrava davvero azzardato come tentativo.

E invece in quell’occasione Tenzin Gyatso contribuì con un intervento splendido sul legame intimo che connette il Buddismo, l’antico sapere proveniente dall’India e la tradizione spirituale di varie culture rispetto alla scienza moderna.

Già dai primi anni 80 il Dalai Lama aveva aperto un dialogo tra scienza e buddismo, aprendo la strada a una nuova sottodisciplina che avrebbe poi preso il nome di contemplative neuroscience, più o meno “neuroscienza contemplativa”.

 

Il legame tra memoria, meditazione e respirazione yogica

 

I benefici della meditazione

Ma passiamo ai benefici che la scienza riconosce alla pratica meditativa. Il metabolismo, il battito cardiaco, la respirazione, e l’attività cerebrale sono le prime funzioni fisiologiche a beneficiarne. Dopo la meditazione la pressione sanguigna si fa più regolare e l'azione su stati di ansia, panico cronico o di depressione è rilevante.

Più nello specifico, a livello cerebrale, gli effetti si vedono sulla corteccia prefrontale e insulare. Pare che meditatori costanti (stiamo parlando di 20 anni circa di pratica) riportino variazioni a livello cerebrale, ovvero significativi ampliamenti di volume delle sovracitate aree del cervello.

Nello specifico, i dati della rivista Scientific American si concentrano sugli effetti di un particolare tipo di meditazione conosciuta come Mindfulness.

Dall’Università di Harvard giunge uno studio condotto da Sara W. Lazar e i suoi colleghi che si sono occupati dei benefici della Mindfulness. In sintesi, i dati descrivono come questa pratica aiuti a diminuire il volume dell’amigdala, la regione del cervello dedicata alla gestione della paura: non solo l’intero organismo sarebbe meno “congelato” dalla paura e le capacità decisionali risulterebbero efficaci e potenziate, ma anche la gestione generale dello stress risulterebbe più fluida.

Un altro gruppo capitanato da Eileen Luders dell’Università della California, Los Angeles, sta approfondendo la differenza tra gli assoni che connettono le diverse regioni del cervello dei meditatori, rispetto agli altri. Sono studi rivoluzionari, che evidenziano un vero e proprio cambiamento strutturale a livello del sistema nervoso centrale.

Sempre dalla California, un altro studio dell’Università di Davis ha evidenziato i benefici effetti della meditazione rispetto alla longevità cellulare.

 

Scopri anche quali sono i benefici dello yoga per il cervello

 

Nuovi studi anche dalla penisola iberica. Perla Kaliman dell’Istituto per le ricerche biomediche di Barcellona si è concentrata sul rapporto tra stati infiammatori e la meditazione, rilevando come un solo giorni di intensa pratica meditativa riduca l’attività dei geni che regolano le infiammazioni e alterano le funzioni enzimatiche coinvolte nel funzionamento genetico.

Il celebre monaco scienziato Matthieu Ricard, assieme ad Antoine Lutz e Richard J. Davidson, ha creato all’interno dell’Università di Madison in Winsconsin un polo internazionale dove s’intrecciano scienza e meditazione. In questo polo si svolgono costanti ricerche su monaci e praticanti per comprendere l’impatto della pratica sui processi biologici e sulla salute fisica, psicologica ed emotiva.

Molti altri studi inoltre sottolineano l'influsso positivo della meditazione durante la dieta, in quanto migliorerebbe il rapporto con il proprio corpo e il cibo.

E se avvicinarsi a questa dimensione di silenzio e ascolto interiore sembra impossibile, la chiave è solo una: basta iniziare a meditare. Occorre solo iniziare...

 

Il potere della meditazione sulla creatività

 

Per approfondire:

Chi è e cosa fa l'insegnante di meditazione

 

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