TEORIA DELLE SEGNATURE: I SEGNI NASCOSTI NELL'ARMONIA DELLA NATURA

Guardate a fondo. La forma della noce non richiama forse la struttura della corteccia cerebrale? E quindi la noce fa bene al cervello? Ebbene sì, analogia morfologica, concetto caro a Egiziani, Cinesi, Indiani, alchimisti Medioevali, fino alla Teoriia delle Segnature di Paracelso.

Quando ancora la farmacologia moderna non esisteva, i medici antichi si servivano delle piante e dei loro estratti per curare o mantenere il corpo in salute, utilizzando la Teoria delle Segnature. Questa dottrina permetteva agli uomini di individuare le piante e associarle agli organi, che avevano bisogno di un intervento terapeutico.

Allusioni alla segnatura sono presenti in alcuni scritti di Ippocrate e Galeno, ma con Paracelso, che sosteneva che il medico non doveva assolutamente trascurare la “forma dei semplici” (termine con cui s’indicavano, in quei tempi, le piante), che questa tecnica prese la forma di una teoria medica.

 

Teoria delle Segnature e il suo fondamento teorico

Il presupposto teorico alla base di questa dottrina lo ritroviamo negli scritti di Plotino, fondatore del neoplatonismo. Il filosofo affermava, infatti, che “ogni essere che si trova nell'universo, secondo la sua natura e costituzione, contribuisce alla formazione dell'universo stesso, col suo agire e con il suo patire, nella stessa maniera in cui ciascuna parte del singolo animale, in ragione della sua naturale costituzione, coopera con l'organismo nel suo intero, rendendo quel servizio che compete al suo ruolo e alla sua funzione. Ogni parte, inoltre, dà del suo e riceve dalle altre, per quanto la sua natura recettiva lo consenta".

Da queste parole possiamo capire come concepivano gli antichi il mondo: esiste una corrispondenza tra tutte le cose, perché la Natura è un unico organismo vivente, costituito da più parti, così com’è il corpo umano. La diversità che possiamo riscontrare è data dal fatto che queste parti svolgono funzioni diverse.

Dagli astri agli animali, dagli animali alle piante, da queste alle pietre, fino agli organi che compongono il corpo umano, esiste un legame, segnalato appunto da un’impronta o “firma” (segno), che vincola tra loro le cose appartenenti alla stessa natura o che hanno le medesime funzioni. Per questa ragione una pianta con parti somiglianti a organi umani, sarebbe utile per curare o sostenere quegli organi.

 

Teoria delle Segnature: alcuni esempi

In un periodo in cui gran parte delle persone erano analfabete, è possibile che all’inizio la dottrina nacque come aiuto mnemonico per il neofita, che imparava mediante la semplice osservazione.

Illustriamo alcuni esempi dedotti da libri dell'epoca: piante con fiori gialli, come il tarassaco, servivano a curare l'ittero mediante la segnatura del colore, ed erano pertanto utilizzate per i disturbi del fegato; piante con parti rosse erano usate per le malattie del sangue. Oltre alla segnatura del colore c'era anche quella della forma: per fare qualche esempio, l’equiseto ricordando una coda di cavallo sarebbe stato utile per i capelli o per le ossa, in quanto il suo fusto è simile a una colonna vertebrale. La noce era associata al cervello per la somiglianza con quest'organo, e quindi ritenuta un ottimo rimedio per curare l’insonnia e gli stati d’ansia.

Con la nascita della scienza farmacologica e la sintesi dei farmaci, la Teoria delle Segnature cadde in disuso per la medicina ufficiale, restando appannaggio della fitoterapia e altre medicine naturali. Tuttavia possiamo comunque riscontrare il suo passaggio nella storia della medicina, perché ancora oggi molti nomi volgari delle piante ci ricordano proprio quelle somiglianze.

 

Immagine | Alessandra Romeo

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