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FITOTERAPIA, AYURVEDA, MEDICINA ANTROPOSOFICA E ONCOLOGIA. INTERVISTA AL DR. ALBERTO LAFFRANCHI

Abbiamo intervistato il dott. Alberto Laffranchi, direttore scientifico del convegno che si svolgerà venerdì 23 novembre "Fitoterapia, ayurveda, medicina antroposofica e oncologia" organizzato da AMeC - Associazione Medicina e Complessità - in collaborazione con il gruppo Me.Te.C.O. Medicine e Terapie Complementari in Oncologia.

Venerdì 23 novembre si svolgerà il convegno Fitoterapia, ayurveda, medicina antroposofica e oncologia organizzato da AMeC - Associazione Medicina e Complessità - in collaborazione con il gruppo Me.Te.C.O. - Medicine e Terapie Complementari in Oncologia, che si prefigge l’obiettivo di far emergere un orientamento su possibili aspetti di integrazione tra Oncologia e Fitoterapia.

Il direttore scientifico è il dr. Alberto Laffranchi, Specialista in Radiodiagnostica e Radioterapia Dip. di Diagnostica per
Immagini e Radioterapia, Divisione RD1. Lo abbiamo intervistato e abbiamo ottenuto anche il parere di altri importanti esperti.

A chi si rivolge questa giornata dedicata alle medicine e terapie complementari in ambito oncologico?

Si tratta di un’inizativa medica con ECM, destinata principalmente a Medici e Farmacisti, ma aperta anche a molte altre figure professionali quali Biologi, Terapisti; infine, vi è una sessione dedicata ai pazienti nella quale interverrano pazienti e membri dell’Associazione Salute Donna, che da molti anni è attiva nel territorio di Milano, a sostegno in particolare delle donne cha hanno affrontato la malattia neoplastica.

 

Quale potrebbe essere il contributo degli strumenti della medicina antroposofica in ambito oncologico?

Risponde la dottoressa Emanuella Portalupi: la medicina antroposofica propone un approccio integrato fin dall'inizio. In particolare con i preparati iniettabili originali ottenuti dalla pianta del vischio (Viscum album L.), che in vari studi e revisioni sistematiche hanno dimostrato di migliorare la qol (quality of life), ridurre gli effetti collaterali delle terapie oncologiche convenzionali, ridurre i sintomi correlati alla patologia e probabilmente di contribuire positivamente all'overall survival. 

La medicina antroposofica opera come sistema medico person-centered: con i medicinali antroposofici e con le proprie terapie non farmacologiche costruisce per il paziente un percorso di cura individuale, inclusivo delle terapie oncologiche convenzionali, che inizia al momento della diagnosi e prosegue a lungo durante il follow up, per ricostruire una nuova possibilità di salute e resilienza (la capacità dell'uomo di affrontare le avversità della vita, di superarle e di uscirne rinforzato e addirittura trasformato positivamente) o per accompagnare il corso della malattia e le necessità della palliazione. 

La sinergia con le terapie convenzionali è molto interessante, sia perché ridurre effetti collaterali e necessità di ospedalizzazione significa anche favorire l'efficienza delle terapie convenzionali, mantenere i tempi e ridurre i farmaci sintomatici, sia perché nella patologia oncologica vi sono sintomi gravi e invalidanti poco responsivi alle cure, come ad esempio la fatigue. Proprio di questo tema si occuperà il dr Matthias Kröz, clinico e ricercatore dell'ospedale Havelhöe di Berlino, che studia da anni la fatigue e che presenterà i risultati ottenuti con l'approccio antroposofico.

 

Stare meglio durante i cicli di chemioterapia con la medicina ayurvedica. Ci fa un esempio?

Risponde il dr. Paolo Vitanti: L'ayurveda etimologicamente significa scienza di vita; molte tecniche di purificazione, depurazione e massaggio possono trovare utilizzo per accompagnare il paziente in un percorso di guarigione. Il dr. Gianluigi Marini aggiunge: La medicina ayurvedica ha un approccio che identifica il funzionamento biologico del paziente in modo molto specifico, quindi prescrive terapie di accompagnamento mirate per disintossicarlo e ottimizzare la sua reattività.

Del programma del convegno ci ha incuriosito molto il fatto che gli stessi pazienti interverranno. In che modo?

Ai pazienti è dedicata la sessione di apertura pomeridiana che sarà moderata dal dr. Massimo Saruggia il quale accompagnerà una paziente nel racconto della sua esperienza terapeutica. La signora ci svelerà il suo percorso e in particolare la grande importanza per lei nell’associare terapie complementari alla chemio/radioterapia, terapie che istintivamente non avrebbe mai voluto eseguire. Al termine dei trattamenti, mai sospesi e sempre ben tollerati, gli esami di controllo hanno dimostrato la completa scomparsa della lesione neoplastica, che era stata giudicata curabile in modo esclusivo con Chemio/Radio, in quanto ormai fuori dai limiti chirurgici. 

Per questa signora la possibilità di utilizzare delle cure che minimizzassero gli effetti collaterali delle terapie Oncologiche è stata determinante e le ha consentito di scegliere questa strada che si è dimostrata vincente e in soli sei mesi l’ha portata alla guarigione clinica. Ricordo che la sua reazione iniziale era stata quella di non voler eseguire nessuna terapia Oncologica “Ufficiale”. A questa esposizione seguirà un intervento di rappresentanti dell’associazione Salute Donna. 

 

Le sembra che la legge in Italia stia andando verso una direzione che permetterà ai farmacisti di fare della fitoterapia un ambito di loro unico appannaggio che penalizzerà ancora di più in futuro i profondi conoscitori delle piante il cui mestiere poggia su una reale esperienza e passione "di bottega"?

Risponde il dr. Paolo Vintani: il farmacista ha una cultura universitaria non solo sul farmaco ma anche sulle erbe medicinali, nel programma di studio di Farmacia ci sono esami di botanica farmaceutica, farmacognosia e tecnica farmaceutica.
 Inoltre il reale problema in terapia oncologica possono essere le interazioni; nessuna esperienza di bottega può pensare di sostituirsi ad una laurea. Inoltre quali sarebbero le leggi che porrebbero unico appannaggio alle farmacie?

Se ci si riferisce alla normativa sulla Cannabis credo sia pleonastico dire che una sostanza iscritta nella legge sulle sostanze stupefacenti non possa che essere trattata in farmacia.
 Non mi risulta ci siano altre leggi discriminatorie.

 

La chemioterapia può ancora dirsi efficace? 

La chemioterapia e i nuovi trattamenti, definiti biologici, negli anni hanno mostrato attraverso rigorosi studi scientifici un’efficacia fondamentale nel trattamento di molte malattie oncologiche. L’approccio al malato Oncologico della medicina ayurvedica, della medicina antroposofica, della fitoterapia è quello di spiegare ai pazienti che non bisogna assolutamente sfuggirla, ma che devono imparare a integrarla con gli approcci “non convenzionali” validati da sperimentazioni scientifiche o da evidenze cliniche consolidate.

Va chiarito, inoltre, che la chemioterapia sta attraversando profondi cambiamenti, soprattutto grazie all’avvento delle terapie monoclonali e dei modulatori biologici della replicazione cellulare. Sempre più, infatti, si sta cercando di identificare nuovi farmaci chemioterapici, magari di origine vegetale, che abbiano un’azione mirata sulle cellule maligne, ma un ridotto effetto sulle cellule sane, con la finalità di aumentare l’efficacia della chemioterapia contro il tumore e nel contempo minimizzandone l’effetto sulle cellule sane.

 

Ci saranno interventi relativi alla dieta nel malato oncologico?

Certamente sì, interverrà il dr. Franco Berrino in persona, ideatore e responsabile del Progetto Diana 5 (Studio di prevenzione delle recidive del tumore al seno attraverso l’alimentazione e lo stile di vita progettato dalla Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori (INT) di Milano). Berrino illustrerà il cibo che verrà distribuito nelle pause, sintetizzando il razionale scientifico sull’uso corretto dell’alimentazione. Anche l’ayurveda e la medicina antroposofica danno particolare attenzione alla dieta, che permette di personalizzare la gestione del singolo paziente nel problema che sta affrontando.

 

L'intervento di Urs Huber si concentrerà sulle cure di sostegno a base di plasmolisato di lievito (PLV). Di che cosa si tratta?

Si tratta di un integratore vitaminico naturale ottenuto da plasmolisato di lievito (saccharomicyces cerevisiae)  sviluppato su uno speciale terreno di coltura arricchito con concentrato di erbe con nota attività salutare come timo, liquirizia, melissa, angelica, salvia e lavanda. Le cellule del lievito assimilano i principi attivi delle erbe elaborando le proprie. Al termine di tutto questo complesso procedimento osmotico, i principi attivi, perfettamente biodisponibili, vengono estratti dalle cellule del lievito e trasformati in compresse. 
Da questa procedura si ottengono 61 micronutrienti, in particolare, le vitamine del gruppo B come la Vitamina B1 (Tiamina) e Vitamina B2 (Ribovlavina); il preparato non contiene glutine e OGM ed è adatto anche per i vegetariani o vegani.

Il preparato è indicato soprattutto per i stati di convalescenza, stati di stress, deficienze senili, difficoltà di concentrazione, stanchezza durante i cambi di stagione e anche per l’affaticamento intellettuale.

Un’altra applicazione interessante è nella Sindrome ADHD: il prodotto finito agisce sui disturbi comportamentali con riduzione della distrazione, dell’aggressività, dell’impazienza e della stanchezza. Il dottor Huber parlerà di uno studio di efficacia di questo preparato utilizzato allo scopo di ridurre gli effetti collaterali delle chemioterapie.

 

Rispetto agli altri paesi d'Europa a che punto siamo in Italia quanto a supporto integrato e approccio globale alla persona?

Molto indietro. La separazione netta fra oncologia convenzionale e medicine complementari permane e richiede una progressiva costruzione di consenso e consuetudini comuni sulle conoscenze e sulle pratiche. Altri paesi europei come Germania, Svezia e Svizzera propongono un'oncologia "integrata" in istituti ospedalieri fin dalla diagnosi.
Interessanti ed avanzati esempi di integrazione tra Oncologia e CAM (Complementary/Alternative Medicine) ci vengono anche dai Centri Oncologici più prestigiosi degli Stati Uniti, dove ogni anno vengono finanziati studi in questo ambito per centinaia di milioni di dollari.

Perché abbiamo organizzato questo convegno?

Gli spunti che ci hanno spinto a realizzare questo convegno sono: in Italia ci sono circa 2.500.000 malati di tumore, di questi almeno 1.500.000 sono in cura da più di 5 anni.
Ciò che sappiamo di loro riguarda soprattutto la sopravvivenza, il tipo di terapia eseguita, la loro efficacia, ma poco o nulla sappiamo della loro qualità di vita.
Lo scopo del convegno è proprio quello di mostrare delle possibilità concrete di migliorare la qualità di vita dei malati oncologici, attraverso la dieta e l'uso di farmaci fitoterapici e integratori alimentari come la Curcuma, ma anche secondo la Medicina Antroposofica, Ayurvedica.
Interessante la prima sessione pomeridiana dove pazienti porteranno la loro testimonianza nell’utilizzo delle Medicine Complementari come integrazione alle terapie Oncologiche, terapie che, secondo la loro testimonianza, sono state in grado di migliorarne grandemente la qualità di vita, sia durante la Chemio/Radioterapia, sia dopo.

Riteniamo che questi approcci portino ad un reale vantaggio clinico per i pazienti, non solo nelle fasi di cura, ma anche successivamente.
Infatti, i dati clinici a nostra disposizione ci spingono a ritenere che le Terapie Complementari, se prescritte da personale medico formatosi in campo Oncologico, ma anche esperto di queste discipline, possa significativamente aiutare il sistema immunitario del malato e quindi il loro utilizzo possa favorire il miglioramento della qualità di vita dei malati oncologici e, da alcuni indicatori clinici, anche un aumento dell'intervallo libero da malattia e della sopravvivenza.

 


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