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UN ANTICO TRATTAMENTO AYURVEDICO: IL PANCHAKARMA

A prima vista questa pratica potrebbe sembrare invasiva e debilitante. Eppure rappresenta uno dei passaggi più importanti della medicina ayurvedica per riequilibrare l'intero sistema dei dosha

Una delle mode più pervicaci di questi anni è quella legata al detox (disintossicazione): soprattutto ai cambi di stagione imperversano le campagne e le pubblicità a favore di questo o quel prodotto dai miracolosi effetti depuranti.

Se vogliamo, da questo punto di vista, la medicina ayurvedica ha visto incredibilmente lungo dando tanta importanza proprio una pratica detossinante e disintossicante: il panchakarma.

Scopriamo insieme di cosa si tratta!

 

Panchakarma: cos'è e come si fa

Partiamo dalla spiegazione del nome: pancha vuol dire "cinque", karma "azioni", dunque panchakarma è un termine che descrive cinque atti medici che hanno come scopo la rimozione delle tossine, disintossicando e riquilibrando dei dosha.  

A queste cinque azioni, che costituiscono il trattamento vero e proprio (pradhan karma) ne precede una preparatoria (purva karma) e ne segue un’altra successiva (paschat karma) nel corso delle quali ci si prende cura della persona prima e dopo la procedura.

Questo trattamento disintossicante richiede, infatti, una determinante disponibilità di tempo (due-tre settimane) nonché la residenzialità presso la struttura che lo effettua per permettere agli operatori di monitorare costantemente il paziente.

In ogni caso, il vero cuore del panchakarma, è costituito da cinque fasi in precisa sequenza:

  1. Vamana: vomito terapeutico. Si induce l’emesi per eliminare le tossine accumulate a livello dello stomaco per via orale. È particolarmente indicato per gli squilibri legati al dosha kapha.
  2. Virechana: purga. Si eliminano le tossine dall’intestino tenue attraverso l’uso di lassativi e purganti. È particolarmente utile per i disturbi legati al dosha pitta.
  3. Basti: clistere. Si immettono dei decotti appositamente preparati per via anorettale grazie ad un clistere. Questa procedura è considerata particolarmente importante nell’ayurveda anche al di là del panchakarma. Essa è indicata per i disturbi legati al dosha vata.
  4. Nasya: si introducono dei preparati medicamentosi nelle narici per eliminare i dosha in eccesso.
  5. Rakta mohsana: prelievo del sangue. Esso può avvenire in vari modi, ma genericamente se ne individuano due tipologie: sastra visravana, ovvero attraverso l’utilizzo di strumenti meccanici, ad esempio nelle incisioni e anu sastra visravana, cioè senza l’utilizzo di strumenti meccanici, ad esempio attraverso le sanguisughe.

Eseguite tutte queste pratiche, si entra nella fase del paschat karma nel corso della quale sarà valutata la risposta del paziente al trattamento nonché se ne terranno sotto controllo i parametri fisici.

Un’appropriata dieta, specifiche norme igieniche e la somministrazione di medicamenti aiuteranno l’individuo a riprendere la sua routine quotidiana nel migliore dei modi.

 

Una pratica medica da non sottovalutare

Come anticipato, lo scopo del panchakarma è quello di ripulire profondamente il corpo dalle tossine e dai prodotti di scarto. Questo porta a un generale incremento delle funzioni fisiologiche dell’organismo nonché al miglioramento di alcune specifiche patologie dato il maggiore equilibrio di dosha.

È bene sottolineare che questa pratica non è un trattamento benessere e dovrebbe essere prescritta dal medico ayurvedico e attuata sotto la supervisione di un esperto. È infatti una terapia invasiva e delicata per l’organismo e deve avvenire in strutture attrezzate e con personale competente.

Come sempre nel mondo della medicina alternativa è indispensabile non andare alla cieca, ma affidarsi ai molti seri professionisti che operano nel settore.

 

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