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I DISTURBI ALIMENTARI NELL'AYURVEDA

Il cibo ama esser trattato con rispetto. I disordini alimentari partono da un punto di rottura che risiede nell'intelletto. La medicina ayurvedica parte dalle qualità individuali per armonizzare Agni a seguito di uno squilibrio Vata/Pitta

Il rispetto per il cibo nell'Ayurveda

Nella cultura ayurvedica, Annapurna è la dea della Natura. Colei che dispensa il cibo. Una storia antica vuole che la dea, stanca del modo in cui gli uomini consumano regolarmente cibo senza cura o amore, andò a lamentarsi da Brahma, il quale le disse: “Se gli uomini ti consumano e ti mangiano male, allora tu mangia e consuma gli uomini.”

Se al giorno d’oggi parliamo di disordini alimentari, potrebbe non essere una cattiva idea tornare a una visione che dota il cibo di un’anima, una vibrazione. Cosa genera la mancanza di rispetto nei suoi confronti? Quanto ci danneggiamo quando creiamo danno a ciò che dovrebbe nutrirci?

Partiamo da un punto chiave: anoressia non equivale a magrezza e obesità non è bulimia. Riposo e movimento sono pilastri del benessere insieme al nutrimento. L’equilibrio tra queste componenti determina lo stato di salute. La moderazione è la via. Si legge nel Gheranda Samhita (cap. V) quanto sia importante intraprendere lo yoga a partire da un base solida di dieta moderata onde evitare di: “contrarre varie malattie e non progredire affatto…” è specificato: “Si eviti di mangiare una sola volta al giorno e di non mangiare affatto”.   

 

L'errore dell'intelletto e la concentrazione rilassata

Non sono una psichiatra, né una psicologa, né una nutrizionista. Ma con l'esistenza e la pratica fisica capita di familiarizzare con quel luogo in cui l’ayurveda rintraccia la prima causa di malattia: l’errore dell’intelletto (prajnaparadha). 

Come ci si cura se questa prima causa parte proprio da se stessi?

Come debelli il male che è dentro? Non lo debelli. Perché non c’è un bel niente da debellare, non essendoci male in senso proprio. C’è un fervente peccato, sì. Peccato nel senso del non centrare il colpo

Per comprendere questo stato di cose è utile non far venir meno momenti di concentrazione dedicati al relax. Sembra un controsenso, lo so, ma questa idea che il relax debba essere lontano dalla concentrazione è fittizia. 

Se praticate yoga o taiji - ma in realtà sono forte sostenitrice di qualsiasi altra disciplina (ho dei dubbi su quelle schiettamente usuranti per giunture e mente) - vi accorgerete di quanto sia importante mantenere percezione corporea e contatto con l’elemento Terra. In termini ayurvedici, se si lavora su squilibri psicofisici si va a riarmonizzare Agni (il fuoco vitale). L’anoressia è concepita come una disarmonia di Vata (qualità di Aria e Acqua che presiede il movimento corpo/mente in senso esteso) e di Pitta (dosha di qualità Fuoco e Acqua che regola ogni forma di trasformazione e digestione a livello fisico, psichico, emozionale). Ah, se foste interessati, ecco alcune informazioni sul test ayurvedico per capire il vostro dosha.

In anoressia si va a negare il corpo, a schiacciare la propria femminilità per quanto riguarda le donne; di solito l’attività è uno stato perenne e l’autostima si pompa anche in modo inadeguato. Così come spesso l’obesità si accompagna a intorpidimento, disattenzione, stasi; l’autostima langue, è a livelli molto bassi.

 

Scopri la costituzione ayurvedica e la fisiologia femminile



Il punto di rottura, lo sforzo, l'aiuto

Le radici di questi stati sono profonde. In Ayurveda non si tratta la patologia ma la persona nel suo complesso, che è la forza di questo tipo di medicina, tanto nel massaggio quanto nella nutrizione.

Perché in ciò che è specifico, dettagliato risiede la forza? 

Perché ognuno di noi ha quello che chiamo “punto di rottura”. Va presa come una rottura sanabile ed elastica, ma sempre di una rottura si tratta. E’ al contempo favorevole e impegnativa. Arriviamo al punto in cui l’intelletto ripete l’errore. Ci può essere frustrazione.

Se la si osserva e non le si dà lo scettro o la corona, ecco che ci accorgiamo quanto guardare quella coazione a ripetere possa rivelarsi la nostra svolta. Non tanto per soffermarci su “Perché ci ricado sempre?” in quanto a mio parere basta anche solo l’umile: “Ci ricado sempre.” Trac. Punto di rottura. Presa di coscienza della separazione. Andare avanti con l’elemento acquisito e produrre da lì cambiamenti.  

Un uomo molto saggio - e assolutamente bambino insieme, il che è ancor più utile - al tavolo di una casa accogliente, un giorno mi ha detto: «Non ci si rende conto che "il subito" ha un valore effettivo. Quanti ne senti in giro che vogliono smettere di fare questo o quello? Non si rendono conto che la decisione immediata potrebbe sostituire la lagna che si fanno addosso».

Vale per il finire tanto per l’iniziare.

Se siete in condizioni di squilibri alimentari forti, chiedete aiuto.

Ci vorrà sforzo, non basta affidarsi, si deve lavorare. Sforzo e aiuto combinati insieme sono i genitori delle evoluzioni interiori.

L'ayurveda e lo yoga sono due componenti preziose per la salute e per il benessere


 

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