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COME SI SVOLGE UN TRATTAMENTO REIKI

Come qualunque metodica nuova, o meglio poco conosciuta (qui in Italia, all’estero il Reiki è ben più diffuso e praticato anche nelle strutture sanitarie statali e private), il primo approccio al trattamento Reiki può in alcuni casi suscitare non solo curiosità ma anche qualche timore, in quanto chi vi si sottopone non sa bene cosa aspettarsi. Questo articolo vuole quindi venire in contro, con una breve panoramica, a chi ha curiosità di provare il trattamento Reiki perché magari ne ha letto su riviste o libri o ne ha sentito parlare e se ne sente chiamato, ma non ha chiaro come si svolgerà la seduta.

Il trattamento Reiki di solito è, e così dovrebbe essere sempre, nei limiti del possibile, preceduto da un breve colloquio con il Reiki-terapeuta, il quale si informerà a grandi linee del perché volete sottoporvi al trattamento, del vostro stato di salute fisica generale e di casi particolari (per esempio un gravidanza in atto) o di malattie importanti (quali ad esempio il diabete), e del vostro stato emozionale contingente. Questo breve colloquio serve sia a mettere a proprio agio il paziente che, soprattutto, a dare al terapeuta alcune informazioni che si possono rivelare utili sulla gestione della seduta. Ad esempio, se il paziente è venuto a provare il Reiki solo per curiosità ma proprio in quei giorni sta avendo un dolore ad un qualunque punto del corpo, il terapeuta ne terrà debitamente conto.

Dopo il breve colloquio iniziale, vi verrà chiesto di sdraiarvi, solitamente su un materassino basso o su un classico lettino da massaggio, rimanendo completamente vestiti, e togliendo solo le scarpe e oggetti (soprattutto metallici) quali occhiali, cinture, bracciali, orecchini, collane, che potrete riporre accanto a voi. Vi verrà inoltre consigliato di rimanere ad occhi chiusi durante il trattamento, non perché non dobbiate vedere qualcosa, ma perché gli occhi chiusi favoriscono il rilassamento e l'entrata in contatto con il vostro cuore e con il vostro mondo interiore.

Il trattamento Reiki - che in casi di emergenza può essere praticato ovunque (a me è capitato di praticarlo anche quando facevo lavoro d’ufficio su colleghi che venivano colti da disturbi quali emicrania o cervicale o altro e ne avevano bisogno immediato, e in questo caso il trattamento è più breve, 10-15 minuti al massimo) - quando avviene tramite appuntamento in un centro Reiki viene praticato in un ambiente tranquillo, con luci soffuse (di solito lampade al sale e candele), un incenso che brucia profumando e purificando delicatamente l'aria, e una musica rilassante di sottofondo. Esistono CD pensati appositamente per il Reiki e potrete riconoscerli dal ripetersi cadenzato ogni 3 minuti circa del suono leggero di un campanello, che indica al terapeuta quando spostare le mani. (A tale proposito, se farete caso ai campanelli e noterete che il terapeuta non sposta le mani, non stupitevi: il terapeuta infatti adatta il trattamento al singolo individuo e può quindi decidere di soffermarsi di più in un punto piuttosto che in un altro per il massimo bene del paziente).

Una volta che sarete sdraiati e rilassati, la persona che vi praticherà il trattamento Reiki si porrà dietro di voi all'altezza del vostro capo e rimarrà per alcuni secondi in silenzio con le mani appoggiate sul suo proprio cuore: definita centratura del cuore, questa procedura costituisce l'avvio del trattamento e consente al terapeuta di concentrarsi e al paziente di distaccarsi dal quotidiano per entrare in contatto con il proprio se.

Dopo la centratura sul cuore, il terapeuta vi passerà per tre volte le mani dal capo ai piedi senza neanche sfiorarvi: si tratta dell'accarezzamento dell'aura, procedura molto rilassante per il paziente, che apre e poi in seguito chiude il trattamento e che permette ai terapeuti più esperti di 'scansionare' il paziente per 'sentire' quali sono i punti da trattare maggiormente, perché congestionati da troppa energia o al contrario privi di energia vitale.

All'accarezzamento dell'aura segue il trattamento vero e proprio. Se il terapeuta decide di procedere con un trattamento Reiki di primo livello - il più delicato, che agisce più superficialmente e si occupa del corpo fisico del paziente - inizierà ad appoggiare le mani sul vostro capo. Se deciderà invece di procedere ad un trattamento Reiki di secondo livello, ovvero ad un trattamento più profondo che agisce anche sul piano mentale-emozionale, il terapeuta traccerà in aria, o direttamente sul vostro capo (a seconda delle scuole di provenienza) due simboli che convogliano energia. E' anche possibile chiedere aiuto al Reiki per affrontare situazioni particolari, ed in questo caso il terapeuta traccerà un terzo simbolo, prima di poggiare le mani sul vostro capo. (Essendo questa una breve panoramica sullo svolgimento del trattamento in senso pratico, non mi dilungherò in questa sede sulle differenze tra i tre tipi di trattamento e sulle implicazioni energetiche spazio-temporali implicate dall’uso del terzo simbolo del secondo livello Reiki).

Durante un trattamento Reiki 'classico', i punti che vengono 'toccati' (a volte le mani non verranno appoggiate direttamente sul corpo, ma a qualche millimetro da esso) sono generalmente i seguenti (in quest'ordine): parte superiore del cranio, occhi, orecchie, nuca, osso occipitale, tiroide e gola, cuore, stomaco, ombelico (due dita al di sotto), fianchi, ginocchia, caviglie, pianta dei piedi quando vi trovate a pancia in su. Vi verrà chiesto poi, a bassa voce per non disturbare lo stato di rilassamento in cui vi trovate, di voltarvi sulla pancia, e qui si procederà a trattare i seguenti punti: cervicale, polmoni, centro del busto, parte bassa della schiena, coccige, fianchi, retro delle ginocchia, caviglie e piedi. A seconda della scuola frequentata e del caso singolo che ha di fronte, il terapeuta può aggiungere o togliere alcuni punti da trattare o modificare il percorso, ma (tranne nel caso di soggetti diabetici) il trattamento procederà sempre dal capo ai piedi e non viceversa.

A volte il terapeuta decide di non optare per un trattamento classico e di praticare quella che viene definita equilibratura dei chakra: trattamento di durata solitamente inferiore (circa 30 minuti contro i circa 60 del trattamento classico) che si può svolgere in più modi. Ne elencherò i due più praticati: il primo è un'equilibratura a 'specchio' per cui si procede ad equilibrare i chakra superiori con gli inferiori appoggiando una mano sul cranio superiore e l'altra all'altezza del bacino (chakra 7 con chakra 1), una mano sugli occhi e l'altra due dita sotto l'ombelico (chakra 6 con chakra 2), una mano sulla tiroide e l'altra sullo stomaco (chakra 5 con chakra 3, o chakra dello stomaco), tutte e due le mani sul cuore (chakra 4, il più importante). Il secondo metodo di equilibratura è destinato alla risoluzione di un problema particolare, per cui il terapeuta metterà in comunicazione ciascun chakra col chakra in cui risiede il problema. Facendo un esempio concreto: il paziente soffre di mestruazioni dolorose, il terapeuta manterrà una mano fissa sul chakra 2 (sede dei genitali interni femminili) e l'altra mano verrà invece spostata sugli altri chakra partendo sempre dall'alto e quindi dal settimo, e scendendo fino al primo.

Il trattamento Reiki, sia che si tratti di equilibratura che di trattamento classico, termina così come era iniziato, con l'accarezzamento dell'aura. A fine trattamento verrete lasciati sul materasso o lettino a riposare, e potrete alzarvi e tornare alla realtà, molto lentamente, non appena ve la sentite. Alcuni terapeuti precedono il trattamento Reiki con la procedura Sho Ten: si tratta di un metodo (a mio parere molto efficace) di bilanciare lo yin e lo yang nel corpo del paziente. Questa procedura inoltre rilassa ulteriormente il paziente e lo predispone ad accogliere il trattamento che sta per ricevere. Qualunque sia, tra quelli elencati qui sopra, il tipo di trattamento Reiki cui vi siete sottoposti, vi sveglierete riposati, a volte pieni di energia, altre volte talmente rilassati da aver voglia di dormicchiare un pò.

Il terapeuta vi consiglierà di recarvi in bagno a far pipì per eliminare le scorie (il trattamento Reiki ha anche una funzione disintossicante), di bere un bel bicchiere d'acqua, e di trascorrere, per quanto possibile, il resto della giornata nel modo più tranquillo possibile in modo da prolungare al massimo la sensazione di pace e di contatto con il vostro se più profondo che il trattamento Reiki vi ha trasmesso.

Cagliari, 14 maggio 2012
Barbara De Filippis, operatrice Reiki di I e II livello

 

Per approfondire:
>  I benefici, le tecniche e le controindicazioni del Reiki
>  Chi è e cosa fa il Reiki master?

 

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