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Georges Gurdjieff

Geroges Gurdjieff

 

 

 

 

 

 

Scrivere di Georges Gurdjieff è difficile. In lui si è concentrata una missione, una riflessione estesa sull'esistenza, una visione. Un progetto che sopravvive alla sua morte fisica e continua a unire persone che risuonano sulla stessa nota di ricerca e crescita.


Georges Ivanovitch Gurdjieff  (Alexandropol, 13/01/1872 – Neuilly, 29/10/1949) 

Nelle foto Georges Gurdjieff ha un'espressione che colpisce in profondità chi guarda; i grandi baffi nascondono il labbro superiore e l’intensità dello sguardo sembra penetare l'altrove. Quegli occhi veicolavano un credo molto complesso basato su principi precisi, come quello che paragona la vita a uno stato mentale. Lo scopo dell'esistenza, secondo questo grande mistico, poeta e filosofo, sarebbe rompere dei meccanismi interni a noi, dettati dalla pigrizia, dalla paura, da cose che, per dirla con Gurdjieff, ci rendono “porci”, uguali a tutti coloro che vivono senza essere presenti a se stessi costantemente.

 

Gurdjieff, veicolo del sacro

Nato ad Alessandropoli nella Russia meridionale, da un ricco allevatore di pecore che godeva grande fama come narratore popolare. Fin da bimbo, Georges Gurdjieff assorbe la grande tradizione orale propria delle regioni a sud del Caucaso dove si incrociano culture diverse e antichissime. Intraprende poi il percorso degli studi scientifici, che si va a fondere con la profonda educazione religiosa da sacerdoti armeni. Il risultato è interessantissimo: al rigore scientifico si mischia la spiritualità e l'afflato poetico. Dopo aver viaggiato a lungo in Europa, Africa, Medio Oriente, Asia Centrale per raccogliere i frammenti sparsi delle antiche tradizioni di saggezza, si dedica a ricostruire organicamente la conoscenza della verità perduta e a trasmetterla agli occidentali  interessati alla ricerca spirituale.

Il 1924 è l'anno di questa svolta, anno in cui Gurdjieff si fa veicolo di "un insegnamento sconosciuto" da comunicare alla civiltà occidentale. In quell'anno sbarca a New York, dove presenta pubblicamente per la prima volta i suoi Movimenti sacri, conosciuti anche come Danze Sacre di Gurdjieff. Si tratta di gesti pieni di vitalità e "pulizia", fondati sulla teoria che sia il corpo a ricevere e trasformare le energie e, ricercando quindi l'equilibrio, porti l'uomo nella sua unità, lo conduca verso l'armonia e la misura.

Fino al 1924, Gurdjieff aveva insegnato alla maniera orientale, comunicando le sue idee a un piccolo gruppo di allievi, sempre e solo in modo diretto sia nella teoria che nella pratica, senza mai permetter loro di trascrivere le indicazioni ricevute. Ma quell'anno, in seguito a un grave incidente automobilistico, egli ritenne che fosse giunto il momento di far conoscere l'insieme delle sue idee "in una forma accessibile a tutti".

Dopo aver attratto a sé un consistente numero di alievi e discepoli tra i quali vi erano persone di una certa rilevanza, fondò una scuola per lo sviluppo spirituale, chiamata Istituto per lo sviluppo armonico dell'uomo.

 

Gurdjieff e Ouspensky come Socrate e Platone

Le idee di Georges Gurdjieff  si sono diffuse soprattutto grazie agli sforzi e alla devozione di un suo allievo, P.D. Ouspensky, che trasmise l'insegnamento ricevuto direttamente da Gurdjieff nel libro Frammenti di un insegnamento sconosciuto. Ouspensky ci ha lasciato una straordinaria testimonianza del lavoro fatto con Gurdjieff, tra gli anni che vanno dal 1915 al 1923, e il suo libro è sempre stato ritenuto una traccia genuina di questo lavoro.

P.D. Ouspensky seppe veicolare mirabilmente l'insegnamento di Gurdjieff, sintesi perfetta di cristianesimo, sufismo e altre tradizioni religiose inserite in un sistema di tecniche psicofisiche che cerca di favorire il superamento degli automatismi psicologici ed esistenziali che condizionano l'essere umano.


Gurdjieff e la Quarta Via

In Frammenti di un insegnamento sconosciuto si legge:

In verità, soltanto l’uomo che possieda i quattro corpi completamente sviluppati può essere chiamato Uomo nel pieno senso della parola. Così, l’uomo compiuto possiede numerose proprietà che l’uomo ordinario non possiede. Una di queste proprietà è l’immortalità. Tutte le religioni e tutti gli insegnamenti antichi contengono l’idea che con l’acquisizione del quarto corpo l’uomo acquista l’immortalità; e tutte indicano delle vie per acquisire il quarto corpo, ossia l’immortalità. 

Per capire questo frammento non si può prescindere dal menzionare la cosiddetta Quarta Via. Cosa intendeva Gurdjieff per Quarta Via?

Immaginiamo l'uomo come un essere in cammino, evoluzione costante. L'uomo muta come avviene per ogni cosa in natura, ma può abbandonarsi ciecamente a questo fluire o decidere di conoscersi meglio, lungo il viaggio. Ecco che allora intraprenderà un percorso preciso, che Gurdjieff studiò a fondo e strutturò in maniera lucida, precisa. La quarta via, o via dell'uomo astuto lavora sui tre centri principali - mentale, emotivo, motorio - contemporaneamente e si può seguire senza abbandonare la vita che si sta facendo, in quanto lo sviluppo della persona deve cominciare dall' ambiente dove vive, incrementando un centro magnetico che porti a compiere il suo individuale cammino. Lo sforzo cosciente del ricordo di sé e della riarmonizzazione sono aiutati dalla partecipazione ad un gruppo di persone che si aiutano reciprocamente a rimanere svegli ed a seguire la strada.

Gurdjieff non screditava lo sforzo personale, ma era convinto che per superare certi limiti fosse indispensabile unirsi a persone che avessero intrapreso lo stesso percorso di ricerca. Nel lessico Gurdjieffiano, non si può andare toppo lontano se non si è inseriti in un gruppo di persone impegnate nel dovere Partkdolg, cioè lo sviluppo personale ed il ricordo di sé. Un sangha di 4° livello, cioè una comunità di ricercatori, è necessaria per poter condurre un lavoro valido su di sé, che non sconfini nel fanatismo, nella rigidità, nel misticismo negativo, nella illusione sulla illusione.

Immagine | Integrazione posturale

 

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