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FRUTTA

Frutta a confronto

La frutta ha diverse caratteristiche, nutrizionali e organolettiche, che variano a seconda della provenienza. Scopriamo i benefici, le controindicazioni e i consigli per l'acquisto della frutta esotica,della frutta commerciale e di quella selvatica.

>  Qualità nutrizionale e impatto ambientale della frutta

>  La frutta esotica

>  La frutta commerciale

>  La frutta selvatica

>  Conclusioni

Frutta

  

 

Qualità nutrizionale, vantaggio commerciale, impatto ambientale

Diverse caratteristiche della frutta di cui ci cibiamo possono essere analizzate se divise in tre categorie.

La prima è quella della frutta esotica, nella gran parte dei casi tropicale, che proviene da paesi lontani e che viene venduta e consumata in misura minore della comune frutta nostrana; la seconda è la frutta nostrana commerciale, ovvero quella che possiamo trovare in qualsiasi mercato e supermercato in tutto il Paese; infine abbiamo la frutta selvatica e la frutta minore, spesso legate a regioni o località specifiche e che richiedono talvolta di essere raccolte o coltivate.

Di queste analizzeremo le eventuali differenze riguardo la qualità nutrizionale, il vantaggio commerciale e l'impatto ambientale.


La frutta esotica

Stando al significato letterale, con frutta esotica dovremmo intendere la frutta originaria dai paesi lontani. Possiamo trovarla in molti supermercati, su qualche banco di mercato, nei negozi di cibi etnici e on-line, generalmente con prezzi assai meno abbordabili della normale frutta nostrana commerciale.

Alcuni di questi frutti sono ormai entrati a far parte della nostra dieta quotidiana, come la banana e l'ananas, mentre altri sono consumati tradizionalmente per le feste, come ad esempio il dattero.

La frutta che cresce ai tropici trova condizioni di crescita eccezionali: abbondanza di acqua e costante presenza del sole, e per questo spesso la frutta tropicale è più nutriente della frutta dei climi temperati, tanto da poter senza problemi fare pasti basati solo sulla frutta come fanno i fruttariani.

La nota negativa della frutta esotica riguarda senz'altro l'impatto ambientale: il grande consumo di petrolio per i trasporti e per il mantenimento della catena del freddo dai paesi tropicali (soprattutto Sudest asiatico, Sud e Centro America) ai paesi temperati, e tutto l'inquinamento che ne deriva. Inoltre è spesso molto arduo avere precise informazioni o rassicurazioni sui metodi di coltura e sul tipo di prodotti chimici di sintesi usati: la frutta esotica biologica è assai rara.

Gran parte della frutta esotica è consumata nei paesi ricchi nel “nord” del mondo e spesso la fetta di guadagno più grande non va al produttore ma ai distributori, l'anello col più forte impatto sull'ambiente.

 

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Durian, frutta esotica

 

La frutta commerciale

Analizziamo qui la frutta “nostrana” commerciale, ovvero quella rassicurante che troviamo in ogni alimentari, mercato, supermercato, con frutti scelti con pezzature pressoché identiche, omogeneità di colore, eccetera.

Parliamo di mele, pere, kiwi, agrumi, angurie e meloni, pesche, susine, albicocche e altri frutti identici in ogni regione d'Italia. Questi frutti sono stati selezionati per alcune precise caratteristiche che li rendono vantaggiosamente commerciabili: produttività della pianta, regolarità del frutto, gradiente zuccherino, resistenza alle malattie, eccetera. Il continuo utilizzo di poche specie riduce la ricchezza genetica e impoverisce le qualità nutrizionali dei frutti.

Alcuni di essi non sarebbero neanche nostrani: il kiwi viene dalla Cina ma l'Italia lo ha adottato senza farsi problemi quando si è notato la resa della pianta.

La banana è l'unico vero frutto esotico tropicale tra quelli commerciali ed ogni suo esemplare è una sorta di clone sterile (privo di semi) di un medesimo cultivar, la cavendish, e questo impoverimento genetico ha fatto correre seri rischi d'estinzione al frutto.

Le grandi coltivazioni di frutta hanno un impatto ambientale non trascurabile, ma per lo meno evitano l'inquinamento dovuto ai lunghi trasporti, anche se questo non è valido in ogni caso: infatti sempre più spesso la frutta commerciale arriva dall'estero.

 

La frutta selvatica

Nella categoria della frutta selvatica, vogliamo includere due differenti tipologie. La prima incorpora tutte le varietà di mela, pera, pesche, susine, albicocche ed agrumi che hanno un rilievo locale e non vengono prese in considerazione per un commercio esteso su tutto il territorio nazionale. Parliamo di frutti che dobbiamo andare a cercare alle sagre, nelle botteghe dei paesi, nelle campagne, oppure dobbiamo raccogliere nei boschi.

La seconda categoria è quella dei frutti minori, ormai ignorati dalla grande distribuzione: ci riferiamo a frutti come le nespole, le sorbe, le visciole, ecc. I pro della frutta selvatica sono evidenti e chiari: varietà e complessità dei gusti, ricchezza nutrizionale e ricchezza genetica, rusticità, località.

Tuttavia anche i contro della categoria sono ben chiari: difficile reperibilità, poche garanzie sulla produttività, piante inadatte alle grandi coltivazioni estensive.

I piccoli frutteti di varietà locali hanno un impatto ambientale che rasenta lo zero ma non possono sopperire alle richieste del grande mercato.

 

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Fichi d'india

 

Conclusioni

Dal punto di vista delle qualità nutrizionali, scopriamo allora che i frutti minori, le varietà locali e rustiche dei frutti commerciali e la frutta esotica, tendono a superare i comuni frutti della grande distribuzione.

Dal punto di vista dell'impatto ambientale, le varietà locali e i frutti selvatici sono da preferire ai frutti prodotti nelle grandi monocolture e, più ancora, a quelli che coinvolgono grandi consumi di derivati del petrolio per i trasporti.

Dal punto di vista dei vantaggi commerciali, per i parametri dell'economia dominante ha poco senso investire nelle varietà troppo mutevoli, troppo poco controllabili, o troppo poco adatte al gusto al quale i consumatori sono stati educati.

L'importante è consumare grandi quantità di frutta, non vietandosi di sperimentare quando più possibile e sviluppando nel tempo tutti i gusti rinvenibili nella frutta e non solo il dolce: anche l'amaro, l'aspro, il grasso. Consumare quindi più frutta selvatica e locale possibile, più frutti minori, e più frutta esotica, magari gustandola proprio nei paesi d'origine.

 

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In collaborazione con Giacomo Colomba 


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