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L'ERBORISTA E IL POTERE CURATIVO DELLE PIANTE

"Nella natura tutto il mondo è una farmacia che non possiede neppure un tetto!" (Paracelso, "Volumen Paramirum"). A tu per tu con un'erborista appassionata, ovvero, come entrare nel mondo delle piante officinali passando attraverso chi li conosce, le ama e sa come usarle

Le domande spuntano come germogli quando si ha davanti un’erborista che esercita il suo mestiere con passione. Intervista ad Alessandra Romeo, erborista e floriterapeuta formatasi presso l’Istituto di Alta Formazione M.C. Visconti a Roma. Lavora da 11 anni come erborista a Roma. Con passione, trasparenza e cura. Attraverso le stesse modalità ha risposto alle nostre domande; dalla Direttiva Europea sulle erbe, ai principi della fitoterapia e dell'erboristeria, passando per Paracelso, approdando verso un segreto svelatoci solo all'ultimo.

 

Fitoterapia ed erboristeria. C’è una differenza?

Per “erboristeria” s’intende quella parte della fitoterapia che utilizza piante, e loro derivati, provviste di scarsa o nulla tossicità, al fine di mantenere o ripristinare le corrette funzioni fisiologiche dell’organismo.

Lafitoterapia invece è la disciplina che impiega erbe e piante officinali e i loro derivati a scopo medico-terapeutico.

Un tempo l’erborista sapeva riconoscere le piante, le coltivava, le raccoglieva e le lavorava personalmente, per utilizzarle a scopo farmacologico, curativo, cosmetico e alimentare.

 

Oggi invece l’arte dell’erborista si limita alla manipolazione cioè la miscelazione estemporanea di piante (la preparazione delle tisane) che sono già state raccolte lavorate e confezionate dalle industrie erboristiche secondo rigorosi criteri, dettati dalle normative dello stato Italiano. Attualmente l’erboristeria è anche il “luogo” dove si vendono erbe sfuse per la preparazione di tisane, rimedi fitoterapici preconfezionati dalle aziende erboristiche (come le tinture madri, gli olii essenziali, ecc), prodotti naturali (miele, pappa reale ecc), cosmetici a base di piante e alimenti biologici.

 

Immagina di dover spiegare la Direttiva Europea sulle erbe medicinali del 1 maggio 2011 a un bambino, chiarendo anche eventuali e ulteriori sviluppi.

A un bambino direi che interessi speculativi e ingenti somme di denaro stanno dietro a direttive di questo tipo. Le case farmaceutiche, con la scusa di salvaguardare la salute dei cittadini, stanno cercando di dimostrare la tossicità di piante, usate e testate da millenni di pratica erboristica, per evitare cali di vendite di farmaci da loro brevettati, con uguale effetto terapeutico; per alleviare quei piccoli disturbi che lo stress e la qualità della vita che conduciamo, provocano in molti di noi.

 

Andresti a fare il tuo mestiere all’estero? Se sì, perché?

No, non esistono erboristerie all’estero. Gli ultimi baluardi di quest’arte antica siamo rimasti noi e la Spagna. Nei paesi anglosassoni esistono gli healthstore, una specie di erboristerie in cui si trovano dai prodotti omeopatici a quelli di alimentazione biologica, ma senza la figura di un erborista che ti segua e ti sappia consigliare. Mentre in Francia e Germania le erboristerie sono state assimilate dalle farmacie.

 

Il cliente entra in erboristeria. Per esprimere il disturbo che lo affligge, occorre che lo verbalizzi. Trovi delle informazioni utili anche nella postura o nelle parole che caratterizzano il cliente che chiede un rimedio naturale?

Assolutamente sì. Da quando varca la soglia del negozio fino alla fine della descrizione del disturbo, involontariamente mi fornisce una serie di indizi e informazioni (postura, mani, viso, struttura corporea, presenza o meno di couperose, borse, occhiaie ecc.), che mi aiutano a vedere oltre quello che dice il cliente, per la scelta del rimedio più adeguato.

 

Molte persone oggi si curano con le erbe per moda. Ma un’alimentazione scorretta o una vita poco orientate verso l’ascolto di se stessi e degli altri, questi sono tutti fattori che possono ridurre l’effetto di un rimedio naturale?

No. L’alimentazione scorretta può rallentare l’efficacia del rimedio naturale, in quanto il fisico è intossicato e quindi risponde più lentamente alla terapia. Le piante hanno principi “ATTIVI” cioè “che agiscono” e interagiscono col nostro organismo, a prescindere che ci crediamo o no, che siamo più o meno aperti alle discipline naturali o che siamo predisposti all’ascolto di noi stessi e degli altri. Quello che dico sempre è questo “se uno mangia un fungo velenoso, muore perché credeva al suo veleno o perché il principio attivo, in questo caso mortale, ha agito?”

 

C’è un personaggio –esistito, mitologico, vivente, immaginario- che è la tua guida ideale nella professione? 

Sì, Paracelso. A mio avviso, il più grande medico che l’occidente abbia avuto e a cui si sono ispirati illustri esponenti della medicina contemporanea: da Samuel Hahnemann a Rudolf Steiner.

 

L’erborista porta con sé una conoscenza scientifica tanto precisa quanto vasta. Al contempo, guarisce, cura e, specie se donna, incarna un mito di femmina fata (o strega) che, conoscendo la natura, gode di un potere immenso. Al maschile, potremmo paragonare l’erborista allo sciamano. In che rapporto stanno tra loro per te medicina, erboristeria e magia?

Uno sciamano è una guida spirituale, un maestro, un sapiente. L’erborista conosce il potere curativo delle piante, non è una figura religiosa, è un tecnico. Noi non preghiamo per aumentare l’effetto del rimedio, non chiediamo di credere nel lato spirituale dell’esistenza: questo rientra nelle scelte personali di un individuo.

Al massimo possiamo condurre la persona a riflettere su degli errori, legati allo stile di vita, all’alimentazione o semplicemente caratteriali, che sono concause del disturbo di cui soffre. Il fatto che utilizziamo i rimedi appartenenti alle medicine tradizionali o etnomedicine di culture legate ancora allo sciamanesimo, non implica che siamo sciamani anche noi. Usiamo solo le loro piante, per curarci, non preghiamo anche i loro dei. E nonostante questo, ancora oggi mi sento chiamare “streghetta”.

 

La magia avvolgeva il mondo delle piante quando non si conoscevano i loro principi attivi e i meccanismi di interazione con la fisiologia del corpo umano, per cui la pianta aveva dei “poteri” magici, perché era capace di sanare o provocare un disturbo. Quando si opera conoscendo le leggi della natura si sta applicando una tecnica, che solo agli occhi di chi non conosce tali leggi, risulta un atto di magia.

 

La domanda proibita: c’è una pianta per cui hai un debole? Non lo diremo alle altre.

Si, l’equiseto, ma che le altre non lo sappiano, però!

Immagine | Alessandra Romeo

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