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LE PRINCIPALI PIANTE DI USO CLINICO IN OMEOPATIA E FITOTERAPIA - PARTE II

La ricca varietà di specie di piante officinali che sono presenti in natura, o che vengono coltivate per uso medicamentoso, trovano oggi largo impiego in medicina per la cura delle più svariate patologie, in particolare in Fitoterapia e in Omeopatia, dove vengono esaltati i principi attivi delle piante con preparati di vario genere: tintura madri, macerati glicerici, o diluizioni hahnemanniane. Di seguito vengono riportate le succesive schede botaniche delle principali specie vegetali di uso clinico

Leggi qui la prima parte dell'articolo sulle principali piante di uso clinico in omeopatia e fitoterapia

L: Lycopodium

E' un genere appartenente alla famiglia delle Lycopodiaceae. La parola Lycopodium è di derivazione greca, ed è composta da lico (dal greco lýkos "lupo") e podio (dal greco poús, podós "piede") e significa "piede di lupo".

I licopodi sono delle piante perenni, sempreverdi striscianti. Le radici sono ramificate; le foglie hanno una disposizione a spirale con nervatura centrale. Sono dotati di sporangi a forma di sacchetto posti sulla superficie superiore delle foglie, vanno in contro alla sporificazione fra luglio e settembre.

Le spore del licopodio presentano un riproduzione sessuale piuttosto lenta per il loro sviluppo; tale meccanismo è affiancato da quello asessuale per propagazione di rami laterali o rizomi. In condizioni normali la pianta raggiunge la sua maturità sessuale dopo circa 10-15 anni, e la durata della vita della pianta può arrivare a circa 20 anni.

Distribuzione e habitat: Le piante del genere “piede di lupo” sono ampiamente diffuse, sia in zone temperate, sia in aree montane, chein zone tropicali. Esistono oltre 200 specie di Lycopodium quelle diffuse in Italia sono il Lycopodium annotinum e il Lycopodium clavatum. Il loro habitat tipico è costituito da pascoli, boschi, ad altitudini che variano fra i 100 e 2.500 metri.

USI: viene impiegato in Omeopatia e in pirotecnica.

  • In Omeopatia  il Lycopodium è indicato per disturbi intestinali in genere e stipsi in  particolare, e problemi legati al metabolismo. È anche  utilizzato per le malattie delle  vie urinarie. Sono descritte  qualità anticancerose della pianta.
  • In pirotecnica  viene sfruttata la caratteristica delle spore di Lycopodium di essere  particolarmente infiammabili, soprattutto se polverizzate e miscelate in  sospensione con aria. In termini industriali si usa una sostanza detta Polvere  di licopodio ricavata dalle spore del Lycopodium clavatum. La  polvere viene spesso usata per la realizzazione di fuochi o finte  esplosioni a fini didattici o scenografici in film o ambientazioni  teatrali.


M: La Camomilla o Matricaria chamomilla

E' una pianta erbacea annuale della famiglia delle Asteriaceae o Composite. Etimologicamente il nome deriva dal greco χαμαίμηλον (chamàimēlon), parola formata da χαμαί (chamài), "del terreno" - μήλον (mēlon), "mela" per l'odore simile alla mela; mentre il nome del genere Matricaria, proviene dal latino matrix, matricis, che significa "utero", con riferimento al potere calmante della camomilla nei disturbi mestruali. La specie è diffusa in Europa ed in Asia ed è naturalizzata anche in altri continenti.

Cresce spontaneamente nei prati ed in aperta campagna, diventando spesso invadente. È una specie rustica che si adatta anche a terreni poveri, moderatamente salini, acidi. Il ciclo di vegetazione è primaverile - estivo, con fioritura in tarda primavera ed estate.

La pianta ha radici a fittone e un portamento a forma di cespuglio. L'altezza non supera in genere i 50 cm nelle forme spontanee, mentre nelle varietà coltivate può arrivare agli 80 cm.

La pianta è spiccatamente aromatica. Le foglie sono alterne e sessili, oblunghe. I fiori sono riuniti in piccoli capolini, dove i fiori esterni hanno la ligula bianca, quelli interni con una corolla gialla. I fiori hanno un odore aromatico gradevole e contengono un'essenza caratteristica costituita dal principio attivo azulene e da una mescolanza di vari acidi ( salicilico, oleico, stearico).

Farmacologia: di questa pianta vengono in genere raccolti i fiori, preferibilmente dopo aver perso i petali ma prima di essersi essiccati sulla pianta stessa. La raccolta consiste nel far passare fra le dita gli steli della pianta in maniera da raccogliere i soli fiori; i capolini si essiccano disponendoli in strati sottili all'ombra; si conservano in recipienti ermetici di vetro al riparo da fonti di luce ed umidità.

La Camomilla è dotata di buone proprietà anti-infiammatoria, locali ed interne e costituisce un rimedio calmante tipico dei fenomeni nevralgici: sciatica, trigemino lombaggine e torcicollo. Questo grazie a certi componenti dell'olio essenziali, alla componente flavonoide ed ai lattoni, che ne fanno rimedio antiflogistico, simile al cortisone.

Gli altri componenti presenti e le cumarine sono responsabili delle proprietà digestive e spasmolitiche. Queste combinazioni di principi attivi ne fanno, quindi, un buon rimedio nella dismenorrea, nei crampi intestinali dei soggetti nervosi, negli spasmi muscolari e nei reumatismi articolari.

Uso Fitoterapico: da questi fiori si producono infusi che vengono utilizzati come blandi sedativi. Oltre che alla somministrazione orale, è possibile ricorrere all'uso di preparati di camomilla anche per nebulizzazioni, impacchi, colliri e collutori. Le tisane ottenute con questa pianta, inoltre, eliminano di gas intestinali in eccesso.

USO in Medicina Omeopatia oltre alle indicazioni già elencate, la camomilla viene consigliata nel lattante per i problemi associati alla dentizione, in varie malattie infantili come otiti, coliche dolorose e in numerose turbe comportamentali del bambino irrequieto ed irritabile; negli adulti anch’essi caratterialmente collerici ed irascibili, nella sindrome premestruale o nelle dismenorree, nelle coliche epatiche, renali od intestinali in ragione del grado di similitudine con il rimedio.

In Fitocosmesi la Camomilla viene utilizzata per le sue proprietà nutrizionali rispetto ai capelli e al cuoio capelluto ed anche come infuso per schiarire i capelli biondi che tendono col tempo a scurire.

N: Nux vomica o noce vomica o albero della stricnina (Strychnos nux-vomica)

E' un grande albero cespuglioso della famiglia delle Loganiacee originaria dell'India e sud-est asiatico è presente anche nelle foreste aride della Birmania, della Thailandia, della Cina e dell’Australia. Il frutto è una bacca arancione, di dimensioni simili ad una mela, con polpa biancastra in cui sono inseriti dai tre agli otto semi discoidi. I semi contengono sali minerali, glucidi e i principi attivi: stricnina e brucina.

La stricnina in particolare agisce sul midollo spinale e ostacola le connessioni e le regolazioni tra i nervi motori e i nervi sensitivi, alterando l'eccitabilità dei neuroni.

Il rimedio Omeopatico Nux vomica si prepara utilizzando il seme della Strychnos nux-vomica, dopo essiccazione dei semi maturi e successiva macerazione nell’alcool. I componenti chimici che vengono sfruttati sono le già citate : stricnina e brucina. Questi contengono sostanze attive che provocano nell'essere umano spiccata ipersensibilità e irritabilità, così come crampi muscolari, debolezza e paralisi.

L'utilizzo di nux vomica come rimedio omeopatico è basato sulla teoria di Hahnemann, secondo la quale le sostanze dei composti diluite a bassissime concentrazioni (dosi infinitesimali) possiedono effetti terapeutici opposti a quelli della sostanza a dosi ponderali. L’uso di tali rimedio deve avvenire, come per tutti i preparati omeopatici, in base alla similitudine dei sintomi e sotto controllo medico.

L’USO OMEOPATICO di nux vomica come rimedio hahnemanniano viene tradizionalmente proposta per disturbi legati alla sfera della sensibilità:

  • sindromi  nervose, iper-reflessia generale, iperestesia in genere
  • insonnia
  • cefalee e  emicranie
  • ipertensione
  • ritenzione  urinaria
  • abuso di  caffè, alcool, tabacco
  • sedentarietà
  • affaticamenti

 

P: Pulsatilla o “Erba del diavolo” 

E' un genere di pianta erbacea perenne, appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae, simili all'anemone, fiore tipico del gruppo.  Le specie conosciute sono circa 30, le più importanti e note sono : Pulsatilla vulgaris e pratensis, ricordiamo anche da P. nigricans, P. montana e la specie P.chinensis conosciuta come anemone cinese, la sua radice è molto utilizzata nella medicina popolare come disinfettante intestinale ed antipiretico.

La specie Pulsatilla vulgaris è una pianta erbacea, che può raggiungere i 20 centimetri di altezza; è costituita da foglie villose e nettamente divise, pinnate e picciolate. I fiori sono solitari, lilla e fragili.

Proprietà principali: Pulsatilla è ricchissima di anemonina, alcaloide responsabile della colorazione gialla dell'estratto essenziale; è estremamente volatile, bruciante ed assai irritante per le mucose oculari e nasali. E’ proprio questa molecola ad attribuire a pulsatilla le proprietà antispsmodiche utile per il trattamento principalmente di spasmi digestivi, tosse spasmodica e dolori genitali femminili.

USO Omeopatico Pulsatilla è molto utile per alleggerire emicrania e nevralgie nella donna, grazie alle virtù antiemicranica ed antinevralgica del rimedio, ed è anche un eccellente analgesico naturale per i dolori mestruali, in particolare in caso di dismenorrea dovuta ad annessite ed ovarite. Particolare attenzione deve essere posta in caso di iper-menorragia dove il rimedio è sconsigliato,in quanto la cura con pulsatilla tende a far aumentare il flusso mestruale stesso. Anche l'uomo può trarre vantaggio dall’utilizzo di Pulsatilla soprattutto per i disturbi causati da orchite, orchi-epididimite ed uretrite.

Nel complesso Pulsatilla è molto utilizzata in ambito omeopatico essendo un “policresto” ossia un medicinale con numerose proprietà terapeutiche e un’ampia vastità di azioni, che lo rendono efficace anche negli stati depressivi o per i disturbi del sonno in soggetti con tipologia sensibile; per problemi gastrici ed intestinali; nonché in corso di affezioni respiratorie di tipo catarrale con le caratteristiche del medicinale (tosse secca di notte e grassa di giorno), a cui si aggiungono le febbri e le malattie infettive caratterizzate da rash cutaneo, l’orticaria e, infine, le congestioni venose, sempre in ragione della similitudine con il rimedio.

 

R: Rhus toxicodendron o “albero velenoso”

E'è un genere di alberi, arbusti e rampicanti legnosi della famiglia delle Anacardiaceae comunemente noti come Sommacchi.
Tutti le specie di questo genere producono l'olio urushiol (o urusciolo), irritante per la pelle, che può causare una grave reazione allergica; di qui il nome scientifico di "albero velenoso".

Il Toxicodendron è a volte considerato appartenente al genere Rhus, sebbene recenti prove molecolari tendano a mantenerlo come genere separato. Le piante del genere hanno foglie alternate e composte di forma pennata. I membri più noti del genere nel Nord America sono l'edera velenosa, praticamente ubiquitaria nella maggior parte del Nord America orientale, e la quercia velenosa, similmente ubiquitaria in gran parte della zona occidentale del continente. L'aspetto delle piante è alquanto variabile. Le foglie possono avere bordi lisci, dentati o lobati, e tutti e tre i tipi di bordo possono essere presenti nelle foglie di una stessa pianta.

Le piante crescono come striscianti, rampicanti, arbusti o, nel caso dell'albero della lacca e del sommacco velenoso, come alberi. Mentre le foglie dell'edera velenosa e delle querce velenose di solito hanno tre foglioline, a volte ve ne sono cinque od, occasionalmente, anche sette; le foglie del sommacco velenoso hanno 7-13 foglioline, e quelle dell'albero della lacca 7-19. I nomi comuni delle varie piante derivano dal loro aspetto, simile ad altre specie che non sono strettamente imparentate e dalla risposta allergica all'olio prodotto.

Così, ad esempio, la quercia velenosa non è una quercia vera e propria (Quercus, famiglia Fagaceae), ma questo nome comune deriva dalla rassomiglianza delle foglie a quelle della quercia bianca (Quercus alba), mentre l'edera velenosa non è un'edera propriamente (Hedera, famiglia Araliaceae), ma ha una forma di crescita superficialmente simile. Ma sia la quercia velenosa che l'edera velenosa sono membri della famiglia dei Sommacchi, le Anacardiaceae e queste piante non contengono un veleno, ma un potente allergene.

Le resine di certe specie native del Giappone, della Cina e di altri paesi asiatici, come il T. vernicifluum (albero della lacca) e il T. succedaneum (albero della cera), sono usate per produrre la lacca e, come sottoprodotto di questa lavorazione, le loro bacche sono utilizzate per fare la cera giapponese.

Specie di Toxicodendron :

  • La quercia velenosa occidentale (Toxicodendron  diversilobum o Rhus diversiloba) originario del Nord America occidentale, è l'arbusto legnoso più diffuso della  California. Cresce come folto arbusto in piena luce del sole, o come  pianta rampicante nelle aree in ombra. Si riproduce mediante rizomi  striscianti o mediante semi. Le foglie sono divise in tre foglioline, con  bordi smerlati, dentellati o lobati. I Californiani imparano a  riconoscerla con la rima "leaves of three, let it be",  ossia"foglie a tre, lasciala stare". Le foglie possono essere  rosse, gialle, verdi, o una qualche combinazione di quei colori, a seconda  di vari fattori, come il periodo dell'anno.
  • L'edera velenosa asiatica (Toxicodendron orientale  o Rhus orientale) è molto simile all'edera velenosa americana.
  • L'albero della lacca di Potanin o albero della vernice cinese (Toxicodendron  potaninii o Rhus potaninii) della Cina centrale è simile al T.  vernicifluum ma con (solitamente) meno foglioline per foglia.  Crescendo fino a 20 m di altezza, come il T. vernicifluum si  usa per la produzione della lacca. Le foglie hanno caratteristicamente 7-9  foglioline.
  • L'edera velenosa  americana (Toxicodendron  radicans o Rhus radicans) è estremamente comune in alcune aree  del Nord America. Negli Stati Uniti cresce in tutti gli stati eccetto  l'Alaska, le Hawaii e la California, ma è molto meno comune della quercia  velenosa nel Nord America occidentale. Cresce anche nell'America Centrale.  Apparendo come uno strisciante, un rampicante o un arbusto, si riproduce  sia mediante rizomi striscianti che mediante semi. L'aspetto varia. Le  foglie, disposte in modo alternato, di solito in gruppi di tre, sono  lunghe da 20 a 50, appuntite all'estremità, e possono essere dentellate,  lisce o lobate, ma mai seghettate. Possono inoltre essere brillanti od  opache, ed il colore varia con la stagione. I rampicanti crescono quasi  diritti verso l'alto piuttosto che avvolgersi intorno al loro sostegno, e  possono raggiungere gli 8–10 m di altezza. In alcuni casi, l'edera  velenosa può ingoiare completamente la struttura di sostegno, ed i  rampicanti estendersi verso l'esterno come rami, cosicché sembra essere un  "albero" di edera velenosa.
  • L'edera velenosa occidentale (Toxicodendron rydbergii o Rhus rydbergii) si trova  nelle zone settentrionali degli Stati Uniti orientali. Esiste anche negli  Stati Uniti occidentali ed in Canada, ma è molto meno comune della quercia  velenosa. Può crescere come rampicante o come arbusto. Una volta era  considerata una sottospecie dell'edera velenosa. A volte si ibrida  effettivamente con le specie rampicanti. L'edera velenosa occidentale si  trova in gran parte degli Stati Uniti occidentali e centrali e del Canada,  anche se non sulla Costa occidentale.
  • L'albero della cera (Toxicodendron  succedaneum o Rhus succedanea) è una pianta nativa dell'Asia,  sebbene sia stata piantata altrove, in modo particolare in Australia e  Nuova Zelanda. È un grande arbusto o albero, alto fino a 8 m,  alquanto simile ad un albero di sommacco. A causa del suo bel fogliame  autunnale, è stato piantato al di fuori dell'Asia come pianta ornamentale, spesso da giardinieri apparentemente ignari dei  pericoli di reazioni allergiche. In Australia e Nuova Zelanda è ora  classificato come erba infestante nociva.
  • La quercia velenosa atlantica (Toxicodendron pubescens  o Rhus toxicarium) cresce perlopiù nei suoli sabbiosi delle zone  orientali degli Stati Uniti. Crescendo come arbusto, le sue foglie sono a  gruppi di tre, hanno una forma tipicamente rotonda o lobata e presentano  una fitta peluria.
  • L'albero della laccao  albero della vernice (Toxicodendron  vernicifluum o Rhus verniciflua) cresce in Asia, specialmente  in Cina e Giappone. Crescendo fino a 20 m di altezza, la sua linfa  produce una lacca  estremamente durevole. Le foglie hanno 7-19 foglioline (più spesso 11-13).  La linfa contiene l'olio allergenico, l'urusiol  (o urusciolo). L'urushiol prende il nome proprio da questa specie, che in giapponese è chiamata urushi. Altri nomi sono:  albero della lacca giapponese, albero della vernice giapponese e sommacco  giapponese. Da notare che il termine "albero della vernice" si  applica occasionalmente anche all'aleurite (Aleurites moluccana), un albero del  Sud-est asiatico non imparentato con il Toxicodendron.
  • Il sommacco velenoso (Toxicodendron  vernix o Rhus vernix) è un alto arbusto o un piccolo albero, di  2–7 m di altezza. Si trova in aree aperte, paludose e si riproduce  per mezzo di semi. Le foglie hanno tra le 7 e le 13 foglioline dentellate,  in una disposizione pennata. Per quanto concerne la sua potenzialità di  causare la dermatite da contatto causata dal urushiol, il sommacco velenoso è di gran lunga più virulento di altre specie di Toxicodendron.  Secondo alcuni botanici, il sommacco  velenoso è la specie vegetale più tossica degli Stati Uniti. Cresce  negli Stati Uniti e in Giappone. Contiene un lattice irritante e caustico  per la pelle, tannini, flavonoidi ad azione antinfiammatoria, derivati  fenolici responsabili delle eruzioni vescicolose e pruriginose a livello  cutaneo e mucoso.

USO in Omeopatia viene utilizzato il Sommaco velenoso in ragione della similitudine del rimedio :

  • Affezioni cutanee con edema ed eruzioni erisipelatose e vescicolose di liquido citrino chiaro, su base eritematosa, bruciante, pruriginosa.
  • Secchezza delle mucose oro-faringee con sete intensa di acqua o latte freddi.
  • Diarrea con scariche frequenti di feci scarse, mucose, sanguinolente, brucianti. 
  • Flogosi articolari con rigidità dolorosa, che migliora col movimento lento e graduale
  • Febbre con astenia e agitazione per i dolori articolari, cambiare posizione . 
  • Brividi con tosse secca e sudori. 
  • Herpes orale, congiuntivite e cheratite.                 

 

T: Thuya occidentalis

E' una specie del genere Thuja, conifera della famiglia delle Cupressacee originaria del Nord America e del Canada, è coltivato in Europa a scopo ornamentale. Si tratta di un albero sempreverde o “albero della vita” con la chioma piramidale, alta fino a 15 m, corteccia dei rami fibrosa di colore rosso-brunastro o grigiastro, rametti leggermente appiattiti, con le faccia superiore diversa da quella inferiore, disposti sullo stesso piano a formare delle strutture simili a ventagli orizzontali, corpi fruttiferi ovali, di colore rosso-brunastri con 6-8 squame ad apice liscio. Uso in Omeopatia : Thuja occidentalis è un rimedio molto importante in Omeopatia ad azione profonda e caratteristico del Modello Reattivo Sicotico, cioè una sorta di squilibrio del sistema immun itario dovuto a vari fattori come : antibioticoterapie incongrue, prolungate terapie con corticosteroidi e farmaci immunosoppressori, infezioni mal curate e/o frequenti vaccinazioni, tutte condizioni in grado di creare immunosoppressione.

Le principali indicazioni sono :

  • Ritenzione idrica con imbibizione dei tessuti.
  • Infezioni catarrali croniche, specialmente a livello dell’apparato genitale e della sfera otorinolaringoiatrica. 
  • Formazione di escrescenze cutanee, di cisti, di tumori benigni. 
  • Congestione linfatica. 
  • Astenia fisica costante. 
  • Aggravamento con l’umidità.
  • Interessamento dei tessuti peri-articolari, con rigidità articolare. 
  • Malattie a decorso sub continuo, ad evoluzione lenta, insidiosa, progressiva. 
  • Difficoltà di adattamento all’ambiente.


Uso in Fitoterapia : è documentato l'uso dell'olio essenziale di Thuja per combattere le verruche (pennellare direttamente l'olio sulle verruche) per il suo effetto virostatico, che inibisce la replicazione virale.

NOTA BENE : qualsiasi uso interno di tale olio è sconsigliato in quanto altamente tossico!

VOCI BIBLIOGRAFICHE

  • A. Bruni, M. Nicoletti Dizionario  ragionato di erboristeria e di fitoterapia – Piccin Ed. 2003
  • E. Campanini : Dizionario  di fitoterapia e piante medicinali, 3°ed Tecniche nuove Ed. 2012
  •  R. Dujany : Manuale  pratico di omeopatia familiare e d'urgenza - Red Ed. 2004
  • D. Demarque, J. Jouanny, B. Poitevin, V. Saint  Jean : Farmacologia  e materia medica omeopatica - Tecniche Nuove Ed. 1999
  • Max Tétau : La materia medica omeopatica clinica e  associazioni bioterapiche - IPSA Ed. 2007

 

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