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INVITARE LE ERBE A TAVOLA: INTERVISTA A SILVIA STROZZI

A far accomodare le erbe selvatiche in tavola se ne traggono diversi benefici. La salute migliora, il sapore si esalta, l'umore ne risente positivamente. In più, usare le erbe aromatiche vuol dire porre quel pizzico di attenzione in più che somiglia proprio a un gesto d'amore. Silvia Strozzi, autrice di Erbe in tavola, dispensa ricette, consigli, approfondimenti tutti da usare

Insipido. Insipido è un aggettivo derivato dal latino tardo che significa "privo di sapore", senza sapidum. Scialbo, insulso. Privo di quell'accento buono che è dato da un gesto semplice, come può essere, in ambito culinario, un dettaglio, una spezia, un retrogusto.

La vita senza sapore è priva di senso della cura, è e resta con un potenziale energetico basso. L'alimentazione naturale può aiutarci molto in questo senso. Di questi temi si occupa da anni Silvia Strozzi, naturopata olistica, giornalista pubblicista che collabora con varie riviste oltre ad aver curato pubblicazioni di cucina vegetariana e alimentazione naturale per bimbi.

 

A lei, autrice di Erbe in tavola, ricettario pratico e utile per riconoscere e imparare a utilizzare in cucina le piante spontanee più comuni, abbiamo fatto qualche domanda.

 

Il suo testo è corredato di belle immagini delle piante descritte. E' stata una scelta estetica o con un fine preciso quale potrebbe essere quello di sviluppare una certa memoria visiva cui i lettori possono ricorrere durante le passeggiate?

Quando si comincia a progettare un libro è sempre un’emozione! Prendere in mano un libro e trovarvi belle immagini è sempre un piacere per i sensi, perErbe in tavola” maggiormente. Il mio obiettivo era quello di avvicinare le persone alla natura e alle sue bellezze. Credo sia importante avvicinarsi alle erbe in modo umile, facendosi aiutare inizialmente con chi le conosce meglio di noi. Anche le erbe, meno dei funghi, hanno un grado di tossicità e quindi bisogna stare attenti a ciò che si raccoglie e come lo si raccoglie per non rovinare la pianticella che così si potrà riprodurre l’anno successivo.

Il filosofo Schopenhauer sosteneva in uno dei suoi scritti «…nove decimi della nostra felicità dipendono dalla nostra salute. Con essa tutto diventa una fonte di piacere, al contrario nessun bene materiale, di qualunque tipo sia, è godibile e gli stessi valori morali, le qualità dello spirito, del temperamento vengono indeboliti dalla malattia e molto ridotti».

Questo pensiero spiega perché l’uomo sia sempre alla ricerca di rimedi che gli consentano di prevenire anziché curare i piccoli disturbi che possono turbare il suo equilibrio psicofisico. Nasce così la fitoterapia, ossia l’uso delle piante a scopo curativo. Quando si parla di erbe selvatiche ci si immerge in una materia quasi “stregonesca”, perché spesso frutto di sapienze popolari che si sono tramandate nei tempi.

Oggi si assiste a un ritorno al mondo della natura, una riscoperta da parte di tante persone del legame con la terra e i suoi frutti. È importante ricordare che “naturale” non significa necessariamente “innocuo”, in quanto le piante posseggono anche effetti collaterali e controindicazioni. Inoltre, bisogna educare al rispetto per la natura e alla raccolta “mirata” delle piante spontanee. Questa è una consapevolezza che dobbiamo tenere presente quando passeggiamo per i prati e i campi.

Quanto crede ci abbia indebolito l'allontanamento dalle piante? Allontanamento in senso più e meno lato, allontanamento come distanza anche dal ciclo delle stagioni. In che modo questo sradicamento ritiene influisca sulla nostra gestione dello stress?

In tutte le filosofie, (Medicina Cinese, Ayurvedica, Scuola salernitana…) l’uomo è sempre stato percepito come inserito nella natura che variava con il ritmo delle stagioni e anche nell’offerta di cibi.

Ogni qualvolta l’uomo si allontana dalle leggi della natura, si crea uno stato di disordine dentro di sé e nel suo ambiente che determina la rottura di un equilibrio.

 

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Penso a due disturbi che trovo immensamente correlati e che si stanno diffondendo in modo alquanto interessante: la stanchezza cronica e gli attacchi di panico. In modo molto sommario, sentendo nominare queste due alterazioni dell'equilibrio pisco-fisico, a quali erbe pensa? Quali le vengono in mente che potrebbero avere fini terapeutici straordinari?

Spesso le preferenze alimentari sono in stretto rapporto con lo stato mentale ed emotivo del soggetto. La salute fisica e psicoemotiva dipendono da un armonico equilibrio di abitudini anche alimentari. Il cibo assume dunque significati che vanno al di là degli aspetti nutrizionali e abbracciano anche l’ambito culturale, politico e religioso.

La PNEI (psico-neuro-endocrino-immunologia) studia le relazioni reciproche tra i vari grandi sistemi presenti nel corpo umano. L’attività mentale è influenzata dalle cellule neuronali che comunicano tra loro tramite molecole chimiche: i neurotrasmettitori. Queste molecole sono elementi semplici che derivano dalla digestione, come gli amminoacidi. Ciò ci fa capire che come mangiamo influenza direttamente il nostro comportamento. Il cervello è una macchina in perenne attività, che consuma grandi quantità di ossigeno e glucosio. Il rifornimento energetico del cervello è molto importante, può influenzare il nostro umore, poiché il cervello è sensibile ai cambiamenti drastici dei nutrienti presenti nella nostra dieta.

L’equilibrio giornaliero di nutrienti è il modo migliore per far funzionare al meglio i circuiti nervosi nonché il sistema endocrino e il sistema immunitario.

Le erbe da utilizzare vanno consigliate in base alla specifica costituzione e alla specifica problematica di ogni persona che è un essere unico.

Il suo libro fornisce ottime ricette organizzate per stagioni e pietanze. Ha organizzato le erbe e gli alimenti secondo combinazioni alimentari che potenziano reciprocamente i rispettivi effetti benefici?

Nel nostro organismo possono accumularsi sostanze potenzialmente tossiche in seguito a regimi alimentari errati, a stress o inquinamento ambientale. Tali sostanze possono essere presenti nell’organismo da anni. La disintossicazione consiste nella riduzione e eliminazione di queste sostanze promuovendo benessere e salute.

La medicina popolare ha molta importanza nella depurazione stagionale e nell’eliminazione delle tossine attraverso la stimolazione degli organi emuntori cioè il fegato, l’intestino, i reni, i polmoni e la pelle.

Si possono anche utilizzare le erbe selvatiche tipiche della cucina che hanno effetti depurativi.

 

Ha testato queste ricette sui bambini o su palati purtroppo meno avvezzi alle erbe? Con quali risultati?

I bambini, figli di una nuova era, non sono molto propensi a mangiare cose verdi, un pò amarognole, raccolte nel prato… (ricordo quando ero piccolo che la mia mamma preparava le aprelle cotte e la catalogna e si mangiava tutti con gusto). Ora, i bambini sono poco abituati a questi gusti “antichi”, quindi il migliore modo per proporre ortiche, tarassaco, asprelle è mascherarle nella frittata o nelle polpette.

 

Insaporire le pietanze ricorrendo alle erbe può essere anche un modo per perdere cattive abitudini come quella di salare oltremodo?

Le erbe aromatiche insaporiscono e aromatizzano aiutando a utilizzare meno o a eliminare il sale dalle nostre tavole. Contengono dei principi attivi che hanno proprietà antibatteriche (alcuni olii essenziali come quello di timo hanno azione simile agli antibiotici) e antifermentative e ad esempio rosmarino e salvia sono comunemente utilizzati in fitoterapia per la loro spiccata azione digestiva.

 

Tutti i libri di Silvia Strozzi

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