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GLIFOSATO: IN QUALI ALIMENTI, TOSSICITÀ E CONSEGUENZE

Il glifosato è una sostanza di sintesi chimica che ha effetti nocivi sull'ambiente ed è indicata come "cancerogena" e dannosa per la salute dell'uomo. Quali conseguenze ha qualora venga assunta attraverso i cibi?

Il glifosato negli alimentiSono state eseguite analisi di laboratorio sui prodotti a base di grano come pasta, pane, pizza, prodotti da forno tra i più utilizzati in Italia ed è emerso che tali grani e farine sono contaminate da diversi erbicidi, in particolare dal glifosato.

Questa azione di controllo è stata chiamata “salvagente” e serviva proprio a verificare la situazione italiana dei prodotti alimentari a base di grano.

Le percentuali riscontrate sono sotto i parametri dati dall’Unione Europea ma pur sempre è una situazione allarmante visto che mediamente un italiano del sud arriva ad un consumo medio di 130 chilogrammi tra pasta, pane, pizza o altri derivati del grano nel arco di un anno.

Gli effetti di questa contaminazione vanno infatti valutati sommando tutte le fonti  di esposizione al glifosato perché oltre ai prodotti a base di grano sono emersi dati in altri alimenti compresa l’acqua potabile. Di conseguenza i rischi sulla salute delle persone è da valutare sommando l’intera esposizione a questa particolare sostanza.

 

L’erbicida più usato al mondo …

Il glifosato è un erbicida non selettivo che viene ampiamento impiegato sulle culture erbacce, orticole, frutticole, arboree e anche nelle zone non agricole come i margini delle strade, gli argini dei fiumi e altri siti industriali o civili.

Possiamo dire che è considerato l’erbicida più efficacie grazie al suo ampio spettro d’azione. Inoltre è il prodotto di sintesi più economico da utilizzare che ha ovviamente così ottenuto la più grande diffusione in tutto il mondo. Basterà sapere che il 70% delle terre coltivate sulla nostra Terra viene trattato con questo erbicida che in gergo tecnico è conosciuto con il nome di roundup. Le analisi a libello globale parlano che nel nostro cibo il 70% di questo ne contiene tracce.


La sua storia inizia con il brevetto di sostanza chelante degli ioni metallini per poi continuare ad opera della Monsanto come erbicida e antibiotico. Il suo effetto principale è infatti quello di chelare i minerali quali Ca, Fe, Co, Cu, Mn, Mg, Ni, Zn ecc…

Questi minerali sono essenzialmente i nutrienti delle piante e servono alle funzioni fisiologiche dei vegetali. Senza la disponibilità di questi minerali i sistemi enzimatici delle piante ma anche dei microrganismo e degli animali non sono capaci di funzionare. In questo modo le piante non crescono e le cosidette erbaccie non si sviluppano nei campi trattati con glifosato. Inoltre recentemente è utilizzato anche al termine delle colture per aiutare il disseccamento del grano e questo irrorazione avviene qualche settimana prima del raccolto.


Infine la diffusione e l’uso del glifosato è legata alle colture OGM soprattutto per la soia, il mais e il cotone e i paesi che maggiormente lo utilizzano sono l’America, il Sudafrica e la Cina. Anche in Europa tale prodotto è ampiamente utilizzato.

 

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La tossicità del glifosato

L’effetto del glifosato su differenti fattori biologici può scatenare e peggiorare molte malattie gravi e quindi la sua tossicità per la salute del uomo è ormai accertata dai molti studi eseguiti.
Sono essenzialmente due i meccanismi di azione del glifosato e secondo i ricercatori tali modelli portano a patogenesi conclamata scatenando o aggravando quindi e varie malattie nel corpo umano.


Il primo meccanismo di azione è la sua capacità di chelare i metalli come il calcio, il ferro, il rame, il cobalto, il magnesio, il manganese, il nichel e lo zinco. Tale processo provoca nell’uomo un deficit in molte funzioni fisiologiche ed enzimatiche. In particolare il deficit sul enzima citocromo P450 porta molti effetti negativi perché toglie all’organismo la sua innata capacità di detossificazione da agenti esterni nocivi. La mancanza di questi elementi ha ripercussione in molte trasformazioni e funzionalità del nostro corpo con un ovvia conseguenza di mal funzionamento a 360 gradi.


Il secondo meccanismo del glifosato agisce sullo zolfo e quindi sulla sintesi di alcuni aminoacidi come la metionina, la fenilalanina e la tirosina. Il laboratorio della produzione di vitamine e delle altre sostanze essenziali alla salute del corpo si trova nel nostro tratto gastrointestinale e questi processi di sintesi sono soprattutto ad opera della preziosa flora batterica intestinale.

Con l’uso del glifosato la flora batterica viene letteralmente decimata e questa non ha più la capacità di contribuire alla salute del nostro corpo. In questa situazione di disbiosi intestinale è molto alto il rischio dell’insorgenza di malattie metaboliche e di varie problematiche gastrointestinali anche gravi.


L’agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha definito il glifosato come “probabile causa di tumori” e quindi ad effetto cancerogeno per l’uomo. 

In Germania dopo i test e le analisi effettuate soprattutto sulle birre è stato affermato che il glifosato potrebbe essere addirittura più pericoloso del DDT e nascondere una più ampia tossicità per l’uomo e per l’ambiente.

 

Conseguenze del uso del glifosato

Le conseguenze che vengono correlate al uso del glifosato sono lo sviluppo di molti tipi di neoplasie tra cui il tumore alla prostata, alla tiroide, agli organi genitali e anche il linfoma non-Hodgkin.

Inoltre molte delle malattie autoimmuni sono state collegate agli effetti negativi del glifosato. Tra queste ricordiamo l’aumento dei casi di diabete, di patologie psichiatriche come l’autismo, delle malattie degenerative, della celiachia anche in età infantile, nonché le intollerante alimentari e altre malattie dismetaboliche. Inoltre anche i casi di infertilità soprattutto maschile sono ricollegabili al glifosato come anche il morbo di Alzheimer e morbo di Parkinson.

Oltre a tutte queste patologie, il glifosato ha dimostrato conseguenze anche sui meccanismi epigenetici tanto che sono aumentati i difetti alle nascite e i casi di leucemia infantile. Questa nefasta conseguenza sembra possa essere collegata all’esposizione delle madri al glifosato tanto che in America nel 30% del latte materno bevuto dai neonati è presente questo erbicida in dosaggi anche 100 volte maggiori rispetto alla soglia ammessa per dichiarare l’acqua potabile.

Inoltre anche le persone non esposte all’uso diretto del glifosato e quindi che non lavorano attivamente in campo agricolo hanno comunque presenza di glifosato nelle urine e nel sangue. Nei test in Italia inoltre emerge che il glifosato è presente nelle acque potabili e in quelle superficiali con risultati del 80% nella regione Lombardia. Mentre delle altre regioni italiane non sono ancora disponibili analisi e dati in merito anche se ipotizziamo un risultato similare.

La presenza così massiccia nelle acque indica l’utilizzo nelle coltivazioni agricole che comporta quindi un esposizione a tale sostanza da innumerevoli fonti.
Anche per l’ambiente il glifosato ha conseguenze molto negative perché riduce enormemente la biodiversità sia verso la riduzione delle specie vegetali che animali.

Persino i microrganismi sono a rischio di sopravvivenza perché hanno bisogno dei minerali come micronutrienti e il glifosato invece ne blocca l’utilizzo attraverso la loro chelazione. Inoltre gli insetti impollinatori e le api sono sempre più colpite dall’uso di questo pesticida e cominciamo a capire quanto questi preziosi insetti pronubi siano importanti per il buon equilibro dell’ecosistema naturale.

L’inquinamento ambientale è aumentato notevolmente viste le alte percentuali di glifosato trovate nei fiumi, nelle acque profonde di falda e ovviamente nei terreni coltivati e non.

Infine è stata riscontrata l’insorgenza di piante infestanti che sono diventate tolleranti a questo erbicida e che rischiano di sopraffare le specie spontanee e coltivate con conseguente instabilità per gli ecosistemi e abbassamento della biodiversità naturale.

 

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