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Il metodo olodanza

Perché olodanza e non semplicemente danza? Descrizione di un metodo che incorpora la globalità delal danza, indicazioni base circa una vita stessa vissuta come una danza

Il metodo olodanza

Le attività dell'olodanza si possono riunire in quattro forme: energia, espressione, relazione interpersonale, meditazione, anche se queste non sempre si possono distinguere nettamente e in diverse occasioni si compenetrano. Diciamo che nei quattro momenti indicati certi aspetti sono semplicemente predominanti su altri. 

 Il ragionamento di base è il seguente: prima di tutto risvegliare la propria energia e rendersi sensibili alle sue varie modalità, poi esprimerla in varie forme coinvolgendo sentimenti e  immagini, poi condividerla con gli altri partecipanti al gruppo, e infine, in modo autonomo, individuare la propria centratura ed evidenziare la propria spiritualità.

 Nel lavoro sull’energia pratichiamo esercizi di mobilizzazione energetica, che richiamano anche esercizi specifici di respirazione (notando subito che nella pratica respiratoria c’è il momento stimolante, in quanto intenso e abbastanza veloce, e quello, ben diverso in quanto lentissimo, meditativo).

Alla parte dinamica segue un approfondimento della sensibilità riguardante aspetti fondamentali del corpo/mente, come il radicamento a terra, la sensualità, il potere personale, il sentimento, l’intuizione.

 

Olodanza: dettagli sul programma

Nell'olodanza sono attività più specificamente espressive la danza, nei suoi aspetti di danza delle zone corporee, di visualizzazione, di relazione e danza-trance, la gestualità, intesa come flusso di movimenti espressivi non ritmici soprattutto focalizzati sulle braccia, e l’uso della voce, impostato sulle vibrazioni sonore di base, sul canto pieno che accompagna brani melodici e sul canto dei mantras. 

 Quanto alla relazione interpersonale, ci sono situazioni di relazione in senso generale, sia attraverso il movimento che con la parola, e di contatto fermo e nutritivo o in forma di massaggio, viste anche come mezzo di reciproco ascolto profondo.

 Importanti anche i momenti di rilassamento come abbandono fiducioso alla terra.

La consapevolezza, benché necessaria anche nelle fasi precedenti, è indispensabile e centrale nella meditazione, vista come possibilità di dare fondamento stabile, ispirazione e luce alla nostra vita. Le pratiche meditative sono di tipo essenziale e non si riferiscono ad alcun contenuto religioso convenzionale.

Questo programma comprende due anni di incontri settimanali (78 lezioni). Nel corso di ogni singola lezione, che dura circa due ore, non ci sono sempre tutti i tipi di esercizi. La lezione ha una struttura che normalmente rispetta la successione indicata sopra, in modo però piuttosto libero, puntando non solo sulla validità oggettiva delle proposte ma anche sugli elementi dell’interesse e della varietà. Ritrovare gli stessi elementi di fondo in forme varie e attraenti aiuta a capire bene l’essenziale.

E’ importante che la lezione abbia una sua completezza e che tocchi comunque le quattro forme indicate all’inizio con un approccio di tipo terapeutico ma anche artistico e gratificante.

 

Olodanza: perché

Ci si potrebbe chiedere perché questo metodo è stato chiamato olodanza, dal momento che la danza occupa in esso uno spazio delimitato. Il fatto è che stiamo parlando, sì, di danza nella sua accezione più comune, ma non solo. Parliamo dell’esistenza, della vita come danza, in quanto nella danza è contenuto il tema della gratuità. Quando danziamo non lo facciamo con l’obiettivo di terminare quello che stiamo facendo - sarebbe assurdo -; danziamo per apprezzare della danza ogni singolo momento; ed è questa la dimensione ideale della vita: riuscire a trovare in modi diversi, in forme mutevoli, un appagamento costante. “Danza” è una parola che si addice un po’ a tutte le attività qui proposte, in quanto si cerca in ogni singolo aspetto, in ogni singola funzione psico-corporea la sua godibilità, il suo ritmo particolare, la sua forma fruibile nel miglior modo possibile.

 In ogni caso all’aspetto della gestualità espressiva e della danza viene riservato un ruolo predominante. In linea di massima prima della danza c’è una mobilizzazione e una sensibilizzazione, poi c’è il movimento gestuale e la danza e poi c’è un raccogliere e condividere i risultati di quanto è stato fatto stando in posizione ricettiva, lasciando rifluire nel corpo e ascoltando quanto è stato mobilizzato e stimolato.

 

Quanto al prefisso “olo”, ci dà l’idea della globalità della danza, non intesa soltanto come movimento classico, ma anche come danza più delicata, più sottile, più sfumata: quella che avviene all’interno del corpo/mente, perché anche le sensazioni, le emozioni, le immagini, i pensieri che si formano nella mente quando seguono un flusso armonioso si può dire che danzano.

 La respirazione a sua volta può essere fatta ad un livello di eleganza, essere tanto piacevole da risultare elegante. E anche il risveglio delle vibrazioni nel corpo è fatto di bioenergia “danzante”.

 L’olodanza è qualcosa di razionale in quanto c’è un ordine logico nel quale vengono disposte le esperienze, ma è anche qualcosa di intuitivo nel senso che si lascia comunque un grande spazio per sfogare immaginazione e creatività, all’interno di una struttura sensata.

 Quindi c’è rigore nell’attenzione; però questa non è contratta, bensì rilassata, e c’è anche grande apertura a qualcosa che non si può ricondurre ad evidenza logica.

 Possiamo ragionevolmente guidare il nostro modo di sentire ed agire senza esagerare nel controllo, lasciando che il sapore delle esperienze sia libero e aperto a suggestioni che non possono essere racchiuse in pensieri troppo determinati.

L’elemento razionale viene utilizzato soprattutto nel programmare gli incontri e nella condivisione verbale al termine degli stessi, dove si parla delle esperienze vissute in termini  personali, lasciando spazio anche a considerazioni generali di tipo riflessivo.