Questo sito contribuisce alla audience di DeAbyDay.tv

PICCOLA INTRODUZIONE ALLA DANZA TANDAVA

Il movimento segue la sensazione e si evoca il principio di unità femminile/maschile. Conosciamo meglio la danza Tandava legata al culto del dio Shiva e basata sulla ricerca della sensazione pura

Nel cuore della danza Tandava

Il nome specifico di questa danza è tāṇḍava nṛtya. Non immaginate una danza che si esegue staccando ritmicamente i piedi dal suolo e poi usando le caviglie per riatterrare morbidamente; questo atto motorio che è alla base dello sblocco del diaframma (pensate alle tradizioni africane) c'è, ma non è la costante o la regola. 

La Tandava, vista da fuori, è una danza morbida, dove i gesti si susseguono in un fluire armonioso.

Da dentro, il sistema ghiandolare gioisce, l'organismo tutto si riattiva. 

In origine pare che questa danza fosse eseguita nel Kerala solo dagli uomini. Vi sarà capitato di vedere immagini di Shiva/Parvati, dove il blu intenso si unisce al rosa sfavillante, dove due metà sono concepite come un'unica entità. Il respiro è cosciente e lungo, durante l'esecuzione. La direzione è quella dell'esplorazione sottile delle sensazioni fisiche. Si lavora senza giudizio sulle zone fisiche contratte e su quelle aperte. 

Questa pratica, che appartiene allo yoga kashmiro, apre il sistema corpo-mente, sciogliendo in un profondo rilassamento il corpo, rendendolo così permeabile alle emozioni. 

Se proprio potessimo dividerla in due momenti (che comunque sempre si susseguono come in un procedimento senza fine o inizio, ma solo rispettoso della ciclicità), individueremmo un:

  • dirigersi verso l’incendio;
  • soffiare per il rilassamento.

Questi sono due lati dell'espressione di una medesima forza che penetra in chi si lascia andare ai gesti.

Questo parallelismo si ritrova nelle due forme alternate e complementari che la danza prende: la prima, Rudra tándava, richiama la naturalezza violenta, la forza distruttiva dell'universo; nella seconda, l'Ananda tandava si evoca la creazione dell'universo. 

 

Danza Tandava: le origini 

Qualora foste interessati ad approfondire i riferimenti bibliografici, vi segnaliamo che nel Sangitratnakar, Adhyaya 5, Shloka 5, 6 viene menzionata la Danta Tandava e la sua origine.

In questo frammento c'è un chiaro riferimento anche alla danza Lasya, un tipo di danza eseguita dalle donne in cui le mani sono libere e i gesti non sono paradigmatici o forieri di una storia mimata. In alcune ricerche quest'ultima danza viene confrontata con la Tandava, con connessione al femminile per la prima e al maschile per la seconda. 

Esistono 7 tipi di danze Tandava: Ananda Tandava, Tripura Tandava, Sandhya Tandava, Samara Tandava, Kaali Tandava, Uma Tandava e Gauri Tandava. Secondo alcune fonti meno precise ne esisterebbero 16 tipi.

Della Lasya ne esistono due tipi: Jarita Lasya e Yauvaka Lasya. Queste distinzioni si riferiscono alle origini e alle forme arcaiche della danza.

Nel diciannovesimo secolo due fratelli conosciuti come Tanjore Quartet han riportato in vita questa danza aggiungendo un afflato molto creativo. Nel ventesimo secolo si ricordano le esplorazioni di Udayshankar, Rukminidevi Arundale e Balasaraswathi.

 

Imparare la danza Tandava

Per quanto riguarda chi scrive, lo studio di questa danza è partito con Daniel Odier, che nei suoi seminario (in Europa e non solo) ha una modalità molto pratica e sensoriale di introdurre chi è già studente di tantra da almeno un anno.

Qui la meditazione danzata di un'allieva, Laura Orsina, secondo gli insegnamenti di Odier su musica di Kamakshi – Susheela Raman. La danza richiama l'unione con e nel cosmo. Facile a dirsi, e nemmeno tanto. Eppure non è qualcosa che si apprende, non ha una codifica di movimenti con partitura fissa. No, questa danza si basa moltissimo sulla capacità di mandare il respiro su fino alle clavicole e lasciare che la colonna dal basso muova gli arti inferiori. Permettere che la musica porti il movimento.

La tradizione da cui parte è yogica e, come in molti casi di disciplina legata strettamente alle posizioni o alla meditazione, vi capiterà di imbattervi anche in buffoni o improvvisati maestri cui fa comodo vedere belle donnine dimenarsi. La posizione di chi scrive, in questo senso, è chiara: se volete approcciarvi a questo tipo di danza potete sì frequentare dei seminari residenziali, ma non dimenticate che le risorse sono tutte dentro e che la pienezza e la passione possono essere cercate nei gesti. Il consiglio? State da soli, cercate.

La danza può essere una preghiera.

 

Leggi anche l'intervista ad Alessandra Belloni sul potere curativo del ritmo

Iscrivendoti accetti le condizioni d'uso e l'informativa sulla Privacy


Ti potrebbe interessare anche: