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CUCINARE VEGAN DIVERTENDOSI

Paola Maugeri ci svela la sua cucina: 120 ricette vegans in cui la tradizione si mescola con nuovi sapori, originando piatti semplici e salutari, dalla mamma ai monaci Zen, si spadella al ritmo dei grandi della musica

La giornalista e conduttrice Paola Maugeri si dà alla cucina. Da pochi giorni è uscito il suo libro "Las Vegans - Le mie ricette vegane, sane, golose e rock" e pare già un successo.

Forte di studi, approfondimenti e di un percorso personale che la porta a sondare anche l'importanza del modo in cui ci si nutre e a condividerla, Paola sogna di aprire un ristorante, cucina vegano per tutta la famiglia, animali inclusi, e dedica il suo piatto più riuscito alla mamma.

 

"Las Vegans": ricette per cucinare vegan divertendosi e volendosi bene

Iniziamo dalla fine: "Grazie a tutti coloro che scelgono il sentiero meno battuto". Un invito, quello di Paola Maugeri, a pensare con la propria testa, come dice la stessa autrice, anche e soprattutto in cucina.

Dopo "Storytellers" nel 2007, "La mia vita a impatto zero" nel 2012 ecco il suo terzo libro: "Las Vegans - Le mie ricette vegane, sane, golose e rock".

Facendo suo il motto "noi siamo ciò che mangiamo", Paola riempie 250 pagine di ricette di antipasti, primi, secondi, dolci e bevande tutte assolutamente vegan, e non manca neppure la musica. Passando da Elvis a Battiato, tra le note di Brahms e dei Rolling Stones, si spadella recuperando i cibi della tradizione, soprattutto siciliana, innovando con qualcosa di fusion e orientale.

I piatti che ha rivisitato Paola sono spesso molto veloci da prepare, semplici, altre volte più ricercati e sfiziosi; non ci sono pesi e misure, ma si cucina a pizzichi e manciate, eliminando bilance, allenando gli occhi a dosare nel modo più corretto, facendo di noi stessi uno strumento per il nostro equilibrio.

 

Quando hai deciso di diventare vegana?

Sono diventata vegana 16 anni fa ormai e sono molto contenta, credo che sia stata una delle scelte più importanti della mia vita.

Sono stata vegetariana per tanti tanti anni, ma questo è stato un passo meditato, ho studiato tanto.

 

La tua tradizione culinaria immagino ti abbia aiutato tanto. Diventare vegana con la verdura, la frutta e i sapori della Sicilia ti ha facilitato?

La Sicilia, ma l'Italia tutta, credo sia una terra molto generosa di frutta e verdura, se penso a parte della mia famiglia che invece vive in Svezia e che deve comprare tutto importato perché lì si produce pochissimo...

La Sicilia è sì ricca di frutta e verdura, certo, ma ci sono anche tanti salumi, c'è una tradizione della carne anche lì, purtropppo, molto spiccata. Anche io sono cresciuta con un'alimentazione molto tradizionale, dove la carne, il pesce, i salumi erano molto presenti.

 

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Racconti in "Las Vegans" che le melanzane fanno parte del tuo Dna. Si tratta di cibi semplici, spesso anche poveri: quanto sono importanti oggi?

Assolutamente, le melanzane fanno parte del mio Dna! Ci sono così tante ricette siciliane con le melanzane; una delle prime cose che impari a fare, come avevo raccontato anche nell'altro mio libro "La mia vita a impatto zero", è proprio la frittura delle melanzane, un po' come le giovani milanesi imparano a fare il risotto, una di quelle cose che si tramandano di generazione in generazione.

C'è una tradizione siciliana di grande semplicità, di "povertà", con cibo buono e molto genuino. Credo che dovremmo ricominciare a mangiare come i poveri oggi, quel mangiare parco e semplice, integrale e non raffinato, è un grande patrimonio di un tipo di cucina semplice.

las vegans paola maugeri

 

Semplicità e profondità di ricerca spesso vanno di pari passo: le cose semplici ci aiutano a recuperare valori importanti. Cito un tuo passaggio "Il nostro benessere fisico, psicologico e anche spirituale dipende da ciò che mangiamo, da come cuciniamo e da come mangiamo". Quanto è importante il cibo?

Credo che il modo in cui ci alimentiamo sia veramente il primo passo verso una crescita spirituale, in tutte le tradizioni monoteiste c'è sempre un rimando fondamentale all'alimentazione.

Un certo tipo di pratica, di meditazione e di preghiera ha bisogno di un certo tipo di cibo. Oggi viviamo in un mondo dove questo non ce lo dice più nessuno. Io sì, parto da alimenti di grandissima semplicità.

 

La cucina come presa di coscienza. C'è una qualche componente orientale particolare?

Io pratico Buddhismo dal 1997, sono sempre stata molto affascinata da questo tipo di cultura e dal rispetto che loro hanno nei confronti del cibo.

Studio macrobiotica dai primi anni 2000. Nei monasteri Zen, in cucina cucinano i cuochi più evoluti spiritualmente. Cucinare è una delle attività più alte per l'essere umano, perché mangiare ci definisce, però nel mondo occidentale si è perso questo concetto. Pensiamo a Pitagora e Socrate, che hanno fatto del loro vegetarianesimo un veicolo per parlare dello sviluppo personale.


Leggi anche Diventare vegani: consapevolezza e coerenza



Oggi abbiamo strumenti attraverso cui possiamo ricercare e sapere cosa ci fa bene e cosa no, è un punto che tieni a sottolineare questo, non è vero?

Sì, penso che restare ignoranti nell'epoca della libera informazione sia il peggior danno che possiamo fare a noi stessi.

 

"Las Vegans" offre anche un aspetto ludico e divertente, mi riferisco all'abbinamento di ogni ricetta con brani musicali. Come li hai scelti? Perché un piatto siciliano si prepara ascoltando un brano di Elvis e non di Battiato?

I pezzi di Battiato, Carmen, Mario Venuti ci sono, ma la scelta non è assolutamente didascalica. Seguo il mio gusto, le sensazioni: per le cipolle e melanzane con mentuccia scelgo Carmen Consoli: nel momento in cui le assaggiate e ascoltate Carmen la Sicilia si materializzerà nella vostra bocca!

 

Qual è la ricetta che ti è venuta meglio o a cui sei particolarmente legata?

La ricetta a cui sono forse più affezionata delle 120 ricette del libro è quella delle polpette che faceva mia madre che le ho dedicato nella versione vegan, le "albondigas di seitan alla Rosita"; mi ricorda la mia infanzia, mi commuovo ogni volta che penso a mia madre che cucinava queste polpette nel modo tradizionale.

Io non le mangiavo perché erano di carne, ma lì ci ritrovo anche tutto il suo affetto, tanto nel prepararle, quanto nell'accogliere una figlia precocemente vegetariana.

 

Con la tua cucina vai anche lontano dalle tradizioni: qual è il piatto più azzardato?

Io parlo molto di alghe, scrivo di mochi, che è un tipico cibo giapponese, parlo tanto di sesamo, di gomasio, di shoyu: sono tutte cose che appartengono a un'altra cultura.

Esiste un aspetto della globalizzazione che è anche un aspetto positivo, la polenta, i pomodori, i fagioli neri non erano nella nostra cultura fino a 500 anni fa, poi sono stati portati. Così il tofu, o me lo faccio in casa o è prodotto in Italia: l'aspetto positivo della globalizzazione è che ci possiamo permettere di conoscere più alimenti.

 

Cosa pensi invece di scelte "estreme" come quelle di crudisti o fruttariani?

Credo che non esistano scelte estreme, esistono scelte radicali. Il termine "estremo" ha qualcosa di negativo che non condivido. Queste scelte  arricchiscono la vita di chi le compie, soprattutto se sono compiute con coscienza.

Mia sorella è crudista, vive in Svezia e fa la chef crudista, cucina delle cose straordinarie; ho tanti amici fruttariani che sono forti e in forma. Sono scelte diverse e importanti.

 

Così come non condanni i "carnivori", giusto?

No assolutamente. Infatti non mi piace neanche usare il termine "carnivoro" perché lo trovo dispregiativo, direi piuttosto onnivori, persone che mangiano in modo tradizionale.

Ognuno mangia e fa con quello che sa. Infatti l'altra sera avevo ospiti che mangiavano carne e ho offerto solo cose vegane, anche per loro è una chance poter mangiare le cose che mangio io.

 

E del cibo vegano per gli animali cosa pensi, come gli chef che preparano torte vegane per le feste di compleanno di animali domestici?

L'incidenza tumorale è aumentata anche per gli animali, per cui non è detto che il cibo per gli animali sia tutto buono; i miei animali (un cane e un gatto) sono cresciuti tutti vegetariani e vegani, stanno benissimo. Però a fare la torta vegana per la festa di compleanno del cane non ci ho mai pensato!

 

Nel libro parli anche di "comfort food" quando prepari la zuppa di miso: cosa vuol dire nello specifico?

Il "comfort food" è un cibo che ti nutre. Il problema di oggi è che siamo una generazione di adulti occidentali sazi ma non nutriti; ci sono degli alimenti che invece ci nutrono, come il miso, fermentato per anni, benefico per il nostro intestino, quindi cibi che danno grande "conforto". Quando li mangi ti senti in qualche modo in equilibrio e confortato.

 

Con tutte queste belle ricette, hai mai pensato di aprire un ristorante?

Certo, lo aprirei domani. In questo momento non ho i fondi per farlo però. Arriveranno magari in un secondo momento, magari arriverà un socio, chissà. Non è comunque tra le mie priorità nell'immediato, ma un giorno arriverà.


Dove lo apriresti e come lo immagini?

Sicuramente lo aprirei a Milano, nella città dove vivo. Lo immagino molto semplice, piccolo e che cucini cibi che danno conforto: oggigiorno abbiamo bisogno di tanto conforto con la vita che facciamo.

 

Può interessarti anche la recesione del libro "La rivoluzione della forchetta vegan"



Per approfondire:

> La dieta vegana



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