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Crudismo

IL CONSUMO DI RADICI NELLA DIETA CRUDISTA

Vediamo un breve florilegio delle radici utili in una dieta crudista, con le loro origini, proprietà e usi in cucina

Di Giacomo Colomba 19836 Speciale

Pensando al crudismo immaginiamo spesso una tavola ricolma di frutta e verdure a foglia, poiché troppo spesso siamo abituati a escludere le preziosissime radici dal novero dei vegetali che si possono mangiare crudi, quando in realtà molte di esse si possono gustare non solo cotte.

Vediamo come!

 

La barbabietola

Cominciamo analizzando un classico: la barbabietola o Beta vulgaris. Nota anche come barbarossa, viene coltivata soprattutto per la sua inimitabile radice a fittone, che in alcune varietà può raggiungere dimensioni rilevanti (attorno ai 20 centimetri).

Si può benissimo mangiarla cruda, grazie al suo sapore dolce, con la tipica nota di “terra” che pian piano si fa apprezzare dai palati pazienti.

In queste inestimabili radici, la pianta stocca numerosi principi nutrizionali quali potassio, boro, vitamina A, antociani, nitrati e acido ossalico.

Quando assunta cruda, magari in un insalata mista tagliata a julienne o ridotta a cubetti e mangiata con semi di sesamo, di girasole, noci, sale e olio, è un potente rimineralizzante, depurativo, ricostituente; un vero aiuto per le ghiandole, in caso di calcoli renali o biliari, ed è inoltre in grado di detossificare i tessuti muscolari, pertanto è ottima per gli sportivi che hanno bisogno di eliminare l’acido lattico. Ideale da assumere al mattino o alla sera.

 

Le radici tra le piante spontanee commestibili di gennaio