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PAROLE MAGICHE PER ANIMALI

Formule e incantesimi per gli animali: entriamo nel mondo "magico" dell'autore Cristiano Tenca

Negli ultimi decenni la sensibilità nei confronti dei nostri amici animali si è certamente raffinata: il vegetarianesimo è sempre più diffuso, sono attuate leggi a loro tutela e istituite campagne per la loro salvaguardia.

A livello più intimo, essi sono parte della vita domestica, spesso veri e propri membri della famiglia, che ci accompagnano e ci sono vicini per un tratto dell’esistenza. Si instaura con i nostri coinquilini pelosi (e non) un rapporto difficilmente definibile, ma speciale, un legame stretto e caratterizzato spesso da affetto profondissimo.

Non poteva dunque non incuriosirci il libro di Cristiano Tenca, naturopata, dal titolo “Parole magiche per animali. Formule e incanti per il loro benessere edito da Edizioni Punto di incontro. Il testo si compone, per la maggior parte, di formule magiche che avrebbero la funzione di migliorare la vita dei nostri amici a quattro zampe o di agevolare il rapporto con gli esseri umani.

Vi abbiamo incuriosito? Bene, lasciamo la parola all’autore!

Gentile Cristiano, vogliamo farle qualche domanda innanzitutto per conoscerla meglio, per farci un’idea della filosofia alla base del suo libro “Parole magiche per animali”. Che senso ha parlare di magia oggi, in epoca moderna? 

La definizione di Magia recita così: “L'insieme delle pratiche rituali o degli atteggiamenti mentali tendenti a dominare le forze occulte della natura per sfruttarne la potenza a scopo benefico o malefico".

Partendo da questo assunto non esiste un'epoca antica e un'epoca moderna, esiste l'uomo che, come ha dimostrato la Fisica quantistica, interagisce con l'energia che compone la realtà esterna a lui per modificarla onde ottenere il massimo senza danneggiare nessuno.

 

Come sono nate le sue parole magiche e quali esperienze intellettuali o personali l’hanno introdotta nell’universo delle parole magiche? L’hanno guidata dei riferimenti storici o filosofici?

No, non mi hanno guidato riferimenti storici o filosofici, ma io insegno tecniche di radioestesia con le bacchette a L da un paio di dozzine d'anni e avendo cercato di attuare nella pratica le codificazioni del principio di indeterminazione di Heisemberg durante i miei corsi dopo una parte teorica che tratta di energia positiva e negativa riferita all'uomo e dopo aver insegnato l'utilizzo di queste bacchette nella pratica, facevo vedere come si creano, modificano o eliminano le energie attorno a noi.

Di lì mi sono chiesto cosa potevo fare per ottenere effetti analoghi a beneficio di persone che non avrebbero mai seguito un mio corso e così ho pensato di ricreare le frequenze di quanto facevo vedere in questi seminari con la frequenza delle parole.

Da qui la ricerca di formule che creassero un'energia analoga a quella del singolo intento preso in esame. Sono partito dal latino che ho modificato a piacimento negli accenti, nei modi, nei tempi, nei complementi, nelle declinazioni, ecc. e sono nate le parole magiche.

Ho usato una lingua diversa dall'italiano per ingannare il censore psichico che è quello che ad ogni ripetizione metterebbe quei dubbi che inficerebbero il risultato.  

parole magiche per animali

 

Nel suo libro sostiene che le sue formule derivino dal principio di indeterminazione di Heisenberg (pag 22). Sale però agli occhi un quesito: le leggi della fisica quantistica alle quali lei si riferisce sono applicabili nei sistemi subatomici mentre in quelli macroscopici valgono le leggi della fisica classica. Come è dunque possibile che le formule possano poi avere effetti sul mondo macroscopico se si riferiscono ad un principio valido solo nel mondo subatomico? Non vogliamo essere capziosi, ma dato che lo definisce il fondamento delle formule, ci appare un punto importante da chiarire. 

La prima cosa rivoluzionaria che la Fisica subatomica ha stabilito è che la particella più piccola di materia, l'atomo, in realtà è fatta di quanti di energia. Da ciò si deduce facilmente che i cosiddetti sistemi macroscopici in realtà lo sono solo all'apparenza perché composti di materia a sua volta composta da particelle elementari di energia.

Se si agisce a livello energetico su un qualsiasi componente del mondo macroscopico, si modifica la sua situazione, appunto, a livello energetico, che a sua volta modificherà di conseguenza la materia ad essa collegata.

Nel libro afferma che la mente riesce  a “influire su queste stesse energie e quindi come può crearle, annullarle, modificarle, distinguere quelle positive per l’uomo, da quelle negative e così via”. Ma in base a quale principio fisico (dato che il già citato principio non parla della mente)? 

Nelle mie affermazioni io mi riferisco alla codificazione del principio sopra menzionato. Infatti, certo l'enunciato del principio di indeterminazione non nomina la mente, ma Heisemberg stesso notò, nello sviluppo delle sue teorie, che l'atto stesso dell'osservazione altera il comportamento degli oggetti osservati e se questo non significa che la mente interferisce e interagisce con l'energia circostante, allora non so cosa significa.

Secondo questo Principio non è possibile conoscere contemporaneamente tutte le proprietà di un oggetto e l'universo fisico è frutto di un insieme di probabilità che si manifestano nelle nostre osservazioni. La conoscenza che ne deriva è probabilistica.

Tra le implicazioni principali nell'esperienza di ogni giorno vi è l'impossibilità di avere una coscienza oggettiva di un fenomeno se chi osserva non può stabilire come lui stesso interferisce sull'oggetto osservato. Questo dimostra dunque che la mente influisce in modo determinante sulla realtà circostante.


Abbiamo letto il suo libro con non poca meraviglia. È una bella responsabilità scrivere un testo di formule magiche; non mancherà dunque, insieme alle numerose testimonianze, una buona dose di scettici e di detrattori, anche goliardici. Cosa risponde loro?

Non credo di essermi preso alcuna bella responsabilità, perché ho enunciato il mio pensiero e il mio convincimento, basato su sperimentazioni pratiche e altre empiriche; chi vuole prova, utilizzando le formule (che sono ormai oltre 2000) e si fa una propria idea, chi non le accetta, può buttare tranquillamente il libro aprioristicamente. Prima di questo libro sono comunque stati pubblicati "Il libro delle parole magiche", "Parole magiche 2", "Parole magiche 3" e, da pochi giorni, questo testo è stato seguito da "Parole magiche 4".

Non mi meraviglia poi che ci siano detrattori. Per rispondere posso intanto rifarmi a qualcuno immensamente più in alto di me, Schopenhauer: "La verità attraversa sempre tre fasi: nella prima viene ridicolizzata; nella seconda ci si oppone violentemente; infine, la si accetta come ovvia".

Ciò che dico a queste persone è che le convinzioni sono una scelta personale e come tali è giusto che ciascuno abbia le proprie; prima però di negare la validità di una teoria, occorrerebbe seriamente metterla in pratica. Quando si vede chiaramente che non è attendibile allora si può, a ragion veduta, negarla e anche deriderla. Deriderla a priori non è un comportamento corretto, né certamente scientifico, ma al limite goliardico come lo definisce Lei.

Per ciò che concerne le testimonianze di coloro che attestano l'efficacia delle formule, nei miei libri usciti finora ne sono state pubblicate (di solito con nome e cognome) a centinaia e ne ho già un'altra cinquantina selezionata per il prossimo Parole Magiche 5. Naturalmente non sono tutte qui, ho pubblicato e pubblicherò solo quelle più interessanti o significative o originali.

 

 

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