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SUPERARE IL VITTIMISMO CON AUTOSTIMA E CONSAPEVOLEZZA DI SÈ

Il vittimista tende a dare ad altri la colpa dei propri insuccessi. Alla base c’è poca autostima e scarsa responsabilità. Per uscirne occorre depotenziare certe emozioni negative e prendere in mano la propria vita

Nella mia attività di coach a tempo perso (sono ormai in pensione) mi sono reso conto che uno dei compiti più difficili è quello di gestire le persone che soffrono di vittimismo. E nell’ambito che frequento, dove spesso vivono persone di una certa età, personaggi con queste caratteristiche sono molto frequenti.

Naturalmente, non parlo di vere e proprie psicopatologie, tipo paranoia o sindromi connesse, ma di atteggiamenti, spesso inconsapevoli, talora episodici, ma il più delle volte ben radicati, che hanno condizionato e continuano a condizionare la vita di chi ne è soggetto e, purtroppo, anche di chi ci vive insieme.

Avrei voluto fare la ballerina ma mi sono sposata e sono stata costretta a fare la casalinga. Avrei potuto aspirare a diventare dirigente ma i miei capi mi hanno ostacolato in tutti i modi. Mi sarebbe piaciuto studiare ma mi hanno mandato a lavorare da giovane.

 

Subire passivamente le scelte di altri

Il rimpianto, il dispiacere di aver sprecato delle occasioni, è un sentimento amaro, doloroso e difficile da gestire perché in fondo ad esso si scorge una nostra colpa, o, se non altro, una nostra omissione. Il vittimista parte da questo sentimento che lo dilania e per difendersene, visto che è un fardello molto pesante da portare, attribuisce agli altri la colpa di questa situazione.

Se ne tira fuori, assumendo, appunto, il ruolo di vittima, di persona che ha subito passivamente le scelte di qualcun altro e che ora soffre ingiustamente. Ma siamo sicuri che sia così? Il comportamento vittimistico è come ammettere implicitamente che non siamo stati capaci di prendere delle decisioni o, peggio, abbiamo delegato ad altri (persone, destino, ecc.) il potere di controllare la nostra vita.

 

Scegliere è compiere un gesto di libertà

Qualsiasi persona, a meno che non abbia gravi problemi di salute, è sempre e comunque responsabile di ciò che gli succede. Il che non significa affatto che se ne debba assumere “la colpa”. Al contrario, ognuno di noi, di fronte a certi accadimenti della vita, è in grado di scegliere il modo migliore per affrontarli e superarli, scegliendo la soluzione adeguata alle proprie reali esigenze. Potrà anche sbagliare, naturalmente, ma l’avrà fatto in piena libertà e consapevolezza.

Certamente dobbiamo metter in conto che avremo delle reazioni, anche dure, a questo nostro comportamento, soprattutto da parte di coloro che ci stanno vicino, abituati al nostro modo di agire e irritati da ogni cosa che modifichi anche di poco il loro rodato “quieto vivere”.

Scegliere, prendere una decisione significa diventare responsabili, quindi prendersi carico di tutto ciò che potrà accadere, compresi emozioni negative, momenti di tensione, anche stravolgimenti nei rapporti in essere. Ma queste esperienze, se vissute non come semplici atteggiamenti di ripicca o rivalsa rispetto a qualcuno o qualcosa, ma come scelta cosciente per migliorare se stessi e la propria vita, ci faranno crescere e capire che siamo noi, solo noi, ad avere in mano le redini della nostra esistenza e contribuiranno a sviluppare la nostra autostima.   


Si può smettere di fare la vittima?

Si può cambiare l’atteggiamento di un vittimista, soprattutto quando ha raggiunto una certa età? Il compito non è facile perché abbandonare tale atteggiamento significa maneggiare situazioni sedimentate da tempo nel profondo del proprio “io” e comporta un drastico cambiamento della mentalità e l’apertura verso una nuova visione della vita, il che, in là con gli anni, è sempre complesso. Però, mai arrendersi, vi sono casi che confermano che ciò è possibile a qualsiasi età.

Esiste un percorso che, attraverso le giuste domande e un’autoanalisi attenta, cerca di stanare tutti quegli episodi che sono stati archiviati dal soggetto come ostacoli, difficoltà, boicottaggi volti a impedire la realizzazione di una propria scelta autonoma e procedere a una profonda revisione del proprio vissuto. Vengono individuate le persone o le situazioni che le hanno determinate, compresi i sentimenti e le reazioni che sono il segnale più evidente del fatto che abbiamo delegato ad altri la nostra responsabilità: parliamo di rabbia, odio, gelosia, tristezza, invidia, ecc..

E’ possibile, quindi, depotenziare certe emozioni negative e ritrovare la pace interiore, l’equilibrio e una maggiore stima di se stessi. Ma solo se, contemporaneamente, si riesce a guardare il futuro con occhi nuovi, se si scopre quanto sia bello e stimolante prendere in mano la propria vita, compiere in autonomia le proprie scelte, avere la forza, il coraggio e, qualche volta, l’incoscienza di rischiare. Perché questa è la vita, non altro!

 

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