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IL RUOLO DEL RESPIRO NELLA GESTIONE DELL'ANSIA ANTICIPATORIA

L'osservazione del respiro è alla base di moltissimi tipi di meditazione. Questa tecnica trova però proficue applicazioni anche in alcune terapie psicologiche occidentali riguardanti specifici stati ansiosi, come l'ansia anticipatoria

Avete presente quando alla sola idea di compiere una data azione un’ansia strisciante si impadronisce di voi e fareste di tutto, davvero di tutto, per poter evitare quel compito? Andare in un luogo, prendere i mezzi, partire per un viaggio etc...

Bene, in parole molto povere, state vivendo un attacco di ansia anticipatoria e state mettendo in atto la strategia di evitamento ad essa correlata: cercate di sfuggire l’evento temuto in ogni modo perché esso è causa di malessere, tanto di causare anche ansia prima di una partenza e da mettere in discussione la vacanza stessa.

Mettendo da parte questa spiegazione profana, lasciamo la parola ad un esperto in materia per una definizione tecnica del disturbo: “Il termine ansia anticipatoria viene utilizzato per descrivere una condizione di ansia all'idea di dover affrontare in un futuro più o meno lontano alcune situazioni temute. Ebbene, questo tipo di ansia anticipatoria è caratteristica del Disturbo di Panico. Chi soffre di questo problema tende a vivere con preoccupazione la sola idea di dover affrontare in futuro situazioni che sono considerate a rischio di attacchi di panico come i viaggi, la guida nel traffico, gli allontanamenti da casa, rimanere da soli, entrare in metropolitana”, spiega il dott. Spagnulo, psichiatra e psicoterapeuta.

Perché questa tipologia di ansia è da riconoscere e imparare a gestire? Innanzitutto perché essa è l’anticamera e l’incubatrice dell’attacco di panico (che spesso la segue a distanza di ore o giorni), poi per la componente limitante che porta con sé: si tende, infatti, ad evitare l'evento che la genera non facendo altro che cronicizzare lo stato ansioso e comportando una, talvolta anche molto seria, limitazione della propria libertà personale.

Inoltre, studi recenti dimostrano che stati di ansia non gestiti correttamente provocherebbero l'accorciamento dei telomeri, favorendo l'invecchiamento delle cellule.

 

Lo stress è un nemico del nostro cervello, perché?

 

Un esercizio semplice, ma potente

Ovviamente capire le cause profonde dei propri stati ansiosi è un lavoro profondo che deve essere fatto in primis dalla persona e, qualora necessario, con la supervisione di un professionista. In questa sede ci limiteremo a fornire qualche suggerimento e a darvi qualche spunto di riflessione da mettere in pratica quando avvertite questo tipo specifico di ansia.

Ecco dunque un importante esercizio: come suggerisce il già citato dott. Spagnulo la prima cosa da fare è prendere consapevolezza del malessere che si sta vivendo, dei pensieri e delle paure che lo contraddistinguono.

A questo punto si porta l’attenzione sul respiro, come moltissime tecniche di meditazione insegnano. Non c’è un tempo standard, si prosegue finché non si avverte una sensazione di sollievo e il loop “pensiero-conseguente ansia” si spezza.

Una volta riconquistata la calma, si continuano le consuete attività senza predisporre nessuna condotta di evitamento. Se i pensieri angoscianti ritornano si ripete l’esercizio di attenzione sul respiro finché non si diradano e così via.

Il punto di questa tecnica non è cancellare l’ansia, ma riconoscerla, gestirla e strapparle pian piano qualche istante di calma respiro dopo respiro.

 

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Impegnarsi per il proprio benessere

Basta così poco? No, serve la cosa più importante: impegno costante e voglia di affrontare e risolvere i propri problemi. Sulle prime, questo esercizio vi sembrerà inutile o banale anche perché evitare è molto più comodo: non cadiamo in questo trucco della nostra mente e almeno diamogli una possibilità

Provare per credere.

 

Siete in fila in banca e cominciate a spazientirvi? Nell'attesa, eseguite degli esercizi di respirazione.

Per approfondire:

> Tutte le tecniche di meditazione

 

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