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CAMBIARE ABITUDINI, IL CHANGING PER VIVERE MEGLIO

Sii il cambiamento che vuoi essere: cambiare abitudini abbracciando la teoria del "Changing" porta nuovi stimoli, non solo per potersi adattare alla crisi, ma per scoprire dentro di sé nuove e splendide risorse

Il Changing porta benessere

Il Changing fa bene, anche e soprattutto in tempo di crisi. Si parla già da un paio di anni di questa tendenza piscologica: si tratta di un modo di prendere la vita che mette al bando tutte le abitudini consolidate, la noia, la ripetitività, dando voce al cambiamento a 360 gradi.

Non è necessario stravolgere tutto quanto, a volte è sufficiente modificare piccole abitudini quotidiane, come la scelta del luogo dove fare la spesa o il tragitto per andare a lavoro.

Statisticamente, i cambiamenti a cui gli italiani sembrano essere più avvezzi sono: cambio di città, cambio di partner, cambio di look, cambio di lavoro. Per forza o per piacere. Se per qualcuno è un trauma, per altri è parte della vita: vediamo come sta chi cambia spesso e chi non cambia per niente.

 

Si nasce "abituati"

Se ci si pensa bene, già da quando siamo piccoli, casa, asilo, ritmi di vita, ci viene spesso e volentieri imposto il discorso dell'abitudine: svegliarsi alla stessa ora, pranzo uguale, orari del sonno da rispettare. La routine è importante, certo, soprattutto per i neonati. Ma come insegnano esperti e psicologi dell'infanzia, deve essere una routine istintiva, assecondata, non imposta; una routine che, mano a mano che il bimbo cresce, può diventare anche strappo alla regola, fantasia, gioco e accettazione di novità, sperimentazione.

Chi lo dice infatti che sono davvero i bambini quelli che hanno bisogno di abitudini? Forse sono i genitori che, per paura del cambiamento in corso, perché stanno vivendo un momento particolare della loro vita, devono "reinquadrare" tutto secondo regole ben precise. Quindi bisognerebbe anche prestare attenzione a non trasmettere paure in tal senso ai propri figli.

 

Perché si resiste al cambiamento?

 

La paura di cambiare

In effetti è proprio qui il punto cruciale: spesso non si cambia perché si ha paura. La routine quotidiana per alcune persone è una culla calda e accogliente in cui crogiolarsi, in cui rimanere come quando si era piccini, mentre per altre, che sembrano essere eccezioni, è una prigione da cui fuggire.

Queste ultime sono portate a considerare la routine e l'abitudinarietà come una chiusura mentale, una noia, un punto di non ritorno adatto solo a persone spente, apatiche e noiose. Mentre c'è dunque chi cambia in continuazione, meglio, chi non potrebbe vivere senza il cambiamento, c'è chi fa persino fatica a cambiare piccole azioni e gesti quotidiani come il tragitto che si compie per andare a lavoro, fare la spesa in un altro supermercato rispetto a quello a cui si è soliti, concedersi un'uscita settimanale, fare nuove amicizie.

Ne consegue che, qualsiasi piccolo cambiamento che sopraggiunga nella vita (e ultimamente se ne contano parecchi!), viene vissuto da persone che non sono abituate come un vero e proprio trauma, un dramma dei più neri.

Ecco che quindi gli psicologi hanno inventato un paio di anni fa una "terapia" chiamata "Changing", qualcosa che, per forza o per volere, è diventato anche in Italia negli ultimi anni lo stile di vita di molti e che porta ad accogliere il cambiamento come qualcosa di positivo, di stimolante.

 

La gioia di rinascere

Il lavoro è instabile, i fidanzati pure, la casa si fa fatica a comprarla "per sempre": la tendenza del "Changing" non solo sembra continuare, ma addirittura dominare.

Che si voglia vedere il lato bello di questo cambiare infinito? Il tempo indeterminato e le sicurezze le lasciamo alle persone noiose, come lasciamo, parafrasando Proust, le donne belle agli uomini privi di fantasia: è tempo di reinventarsi, di procedere a tentoni nell'oscurità, di accettare con il sorriso il fatto che la zolla sotto il piede non sia poi così ferma e solida! Vi piace l'idea? Forse non tutti gradiranno, ma se fosse invece questa la chiave di svolta?

Per esperti, spicologi e sociologi c'è più di un lato positivo nel Changing: la flessibilità nella vita, l'abbandono delle abitudini consolidate fanno nascere nell'essere umano nuove risorse che non si pensava nemmeno di avere, aprono la porta a nuove possibilità, a nuovi incontri, a idee vivaci e brillanti.

La pigrizia mentale e l'orgoglio ignorante di voler rimanere ancorati a ciò che si crede consolidato lasciano il posto alla gioia di rimettersi in gioco, di scoprire cose nuove, di rompere gli schemi e abbracciare scelte di vita migliori. Mentre si sperimentano nove possibilità, il cervello si allena e resta giovane, aumentano gli stimoli, si cercano nuovi perni e si incrementa l'autostima, la fiducia in sè e la positività. In sostanza, si riassapora la gioia di rinascere.

 

Sei capace di cambiare strada?


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