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QUANDO SCRIVE UN UOMO DI MARE: INTERVISTA A NICOLÒ CARNIMEO

"Com'è profondo il mare" è il titolo dell'ultimo libro di Nicolò Carnimeo ma è anche un'indagine approfondita su come sta oggi l'immensa distesa che ci circonda e tutto accoglie, persino la plastica...

Quella di Nicolò Carnimeo è più che una storia sul mare, è un'indagine di un uomo di mare che si è spinto lontano, navigando in acque note, ma anche attraverso oceani e tra isole di plastica.

Scrittore, ma anche navigatore, come ama definirsi, il suo è il racconto di quasi 200 pagine: è il reportage di un italiano venuto dal mare che sente la necessità di dire le cose come stanno, di rendere noto a tutti che una delle più grandi discariche del Pianeta, anche se non la si vede, è rappresentata dall'immensità dei mari e degli oceani, acque che tutto abbracciano e accolgono, persino la plastica.

La chiamano Great Pacific Garbage Patch. La forza delle onde, la potenza degli abissi non la digerisce tutta quella plastica, tutti quei contenitori inutilizzati, bottigliette, bamboline e giocattoli, palline di ping pong, paperelle e persino microgranelli contenuti nelle creme per lo scrub della pelle, non se ne andranno più; ed ecco che si forma l'immensa isola di rifiuti di plastica, concreta in tutta la sua materialità trasparente.

Nemmeno i pesci la digeriscono, scambiando la microplastica per plancton, e nemmeno gli uccelli, le centinaia di albatros che scambiano quegli oggetti luccicanti per pesci, che anche il fotografo Chris Jordan ha raccontato attraverso le sue crude immagini.

E l'uomo? Quanta plastica può tollerare l'organismo umano? Il mercurio che troviamo nel pesce che mangiamo è deleterio per le donne incinte, poiché si accumula nel feto e nascono bimbi malformati. Questo è avvenuto a Minamata, in Giappone, ma non solo lì. Anche nel Mediterraneo si rastrellano frammenti di plastica, ma in Italia "del mare se ne parla poco (...) esiste solo durante l'estate".

E i tritolo dei vecchi arsenali bellici sversati in mare non è sicuramente un pericolo minore.

Due cose certe: la plastica è quell'elemento che la natura non ha voluto creare e tutto torna indietro prima o poi.

 

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Grande viaggiatore, uomo di mare tu stesso, come ti è nata l'idea di questo libro?

La mia vita si svolge in simbiosi con il mare, lo guardo ogni mattina quando mi sveglio dalla mia finestra e quando posso mi prendo qualche giorno per navigare.

E’ proprio frequentando il mare, che mi sono accorto di cosa stava accadendo, e che in pochissimi ne sapevano qualcosa. Le sembra possibile che rimaniamo inermi e insensibili di fronte a cinque grandi discariche di plastica oceaniche estese quanto l’Europa? Ad un Mediterraneo irrimediabilmente inquinato?

Nel sentire comune quello che non vediamo non esiste più. A noi basta gettarlo in mare e se scompare ai nostri occhi non c’è, così utilizziamo gli oceani come una discarica e non ci rendiamo conto delle conseguenze.

Il mio libro vuol essere un dono di consapevolezza per chi vuol capire davvero, per chi vuol lottare e risalire la china attraverso l’esempio di chi lo fa già quotidianamente.

 

Quello che tu chiami nel tuo libro "una specie di blob" di plastica, sta distruggendo i mari e gli oceani del Pianeta, ma anche gli animali e di nuovo l'uomo stesso. Quali sono i pericoli maggiori che stiamo correndo, in sostanza quale scenario ci aspetta se si continua a inquinare l'acqua in questo modo?

Le migliaia di tonnellate di plastica che abbiamo gettato e continiuamo a gettare in mare si frantumano e si trasformano in una poltiglia velenosa, perché la plastica assorbe tutti gli altri inquinanti che si trovano in mare.

Questa enorme “zuppa” o “blob” viene scambiata dai pesci per plancton così entra nella catena alimentare e arriva sino a noi. Quando navigavo nell’isola di plastica una sardina grande quanto un mignolo conteneva nello stomaco circa 80 frammenti di plastica, per non parlare di quelli microscopici già nei tessuti!

I pezzi di plastica più grossi sono ingeriti dagli animali marini tra delfini, tartarughe, albatross e tante altre specie ne muoiono più di un milione all’anno. Mentre le conseguenze sull’uomo di questo disastro non sono ancora ben chiare e sufficientemente studiate, anche se molti ricecatori sono all’opera anche in Italia.

 

Nel libro parli del tuo incontro con il capitano Charles Moore, lo scopritore dell'Isola di Plastica del Pacifico, deve essere una persona incredibile. Cosa ti ha trasmesso quest'uomo? Quale la cosa che più ti ha colpito di lui?

Charles è l’uomo che ha scoperto e fatto sapere al mondo di questo disastro. Di lui mi ha colpito l’onestà e la determinazione e soprattutto la voglia di cambiare le cose di lottare.

Ciascuno di noi può e deve fare qualcosa, nel mio libro non c’è solo Moore, ma ho raccolto le storie di tutti coloro che quotidianamente lottano per la tutela del mare, ma soprattutto per la loro e la nostra vita. Senza il mare non c’è più vita, è stato la culla dell’esistenza e serve alla nostra sopravvivenza.

Il mare è eterno, cambia solo equilibri, siamo noi in pericolo se non ci rendiamo conto che gli equilibri che ci sono stati donati dalla natura sono fragili, che le risorse sono esauribili e dobbiamo conservarle, cambiare modo di vivere, abbandonare l’attuale sistema economico che non può più durare molto a lungo

 

Cosa ne pensi invece di autori e artisti impegnati come per esempio Chris Jordan e Geremy Irons che si stanno battendo, chi con la fotografia, chi con il cinema, in difesa dei mari? In Italia se ne parla abbastanza? Chi dei personaggi noti se ne fa o se ne è fatto portavoce?

Tante sono le voci del mare e in buona sostanza il richiamo alla nostra coscienza più profonda. Conosco e apprezzo il loro lavoro, mentre dico che nel nostro paese di mare se ne parla poco, non si comprende e non si è capito neppure che può diventare una risorsa economica e strategica fondamentale.

Ne abbiamo più che altro una visione “balneare” e utilitaristica, cioè per la maggior parte di noi il mare esiste solo durante l’estate. Un giorno qualcuno si accorgerà che anche le spiagge stanno diventando di plastica. Nel libro lo racconto…  

 

Chi sono gli artisti attivisti?

 

Leggo in un recente articolo che la California e lo stato di New York hanno deciso di introdurre una legge per bandire le microsfere di plastica nei cosmetici; altre aziende, per esempio distributori di caffè, si stanno operando affinché tutto il pakaging sia green e biodegradabile. Quali altre azioni sarebbero immediatamente necessarie?

Dopo aver visto con i miei occhi il disastro che creano, io personalmente ho imparato ad odiare tutta la plastica inutile, cioè quella usa e getta, i piatti, i bicchieri, le posate che in un attimo divengono rifiuto, e poi le confezioni gli imballaggi, lo sottolineo ancora una volta, inutili.

E’ follia non rendersi conto di questo, che per una abitudine sociale sbagliata, per un “peccato” collettivo stiamo distruggendo l’ambiente e noi stessi.

In America grazie a grandi campagne di sensibilizzazione stanno provvedendo, ma noi siamo sempre e ancora indietro, utilizziamo ancora sacchetti di plastica definita “biodegradabile” ma che in realtà non lo è per niente, si frantuma soltanto e in mare poi non si degrada affatto.

 

Quanto è importante parlarne anche nelle scuole? Ne hai mai parlato ai bambini?

Fondamentale, che almeno loro siano comsapevoli dell’eredità che gli stiamo lasciando, dei veleni invisibili con i quali dovranno lottare quotidianamente, dell’agire insensato dei loro genitori. Si, ne parlo nelle scuole, vorrei avere più occasioni ma non è sempre facile.

 

Conoscere tutto questo e vederlo in prima persona deve essere stata un'esperienza molto forte. Quali sono secondo te le prime "cattive abitudini" che suggeriresti di eliminare?

Anche i piccoli gesti quotidiani sono importanti, ma soprattutto la consapevolezza e il fatto di cambiare mentalità. Lo dobbiamo ai nostri figli.

 

Concludi sostenendo che bisogna anche "mangiare informati": cosa intendi?

Dedico un capitolo finale all’alimentazione, parlo dei pesci low cost, dei pericoli del mercurio, ma soprattutto denuncio anche qui che c’è poca informazione e forse voglia di informarsi.  

 

Nicolò Carnimeo è nativo di Bari, vi insegna Diritto della navigazione e dei trasporti all'Università. Dopo un viaggio in Nigeria e Malesia ha scritto "Nei mari dei Pirati" e successivamente ha pubblicato il libro "Montenegro, viaggio senza tempo".

Carnimeo collabora con “Limes”, “La Stampa”, “il Fatto Quotidiano”, “La Gazzetta del Mezzogiorno” e la trasmissione "Linea blu" della Rai. Inoltre ha partecipato alla stesura di "Mari e coste d’Italia", enciclopedia distribuita con il Corriere della Sera. È presidente della Fondazione Vedetta sul Mediterraneo, che si occupa di promuovere la cultura e la letteratura del mare.

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Ascolta l'intervista a Nicolò Carnimeo per Radio Laghi inBlu di Mantova su quanta "plastica" può tollerare il nostro organismo.

 

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