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DECRETO GENOVA E FANGHI IN AGRICOLTURA

Nel decreto disposto per affrontare la ricostruzione dopo il crollo del Ponte Morandi e che inserisce provvedimenti a fronte delle altre emergenze del Paese, c'è spazio per un articolo dedicato alla controversa gestione dei fanghi da depurazione.

Cosa prevede il Decreto Genova 

Il Decreto Genova, diventato legge lo scorso 15 novembre, con il "codicillo" sui fanghi in agricoltura, pone un'importante questione sui limiti della presenza di idrocarubri nei fanghi prodotti dai depuratori di acque utilizzati per l'attvità nei campi.

Il documento "Decreto Genova e altre emergenze", di fatto, contiene anche riferimenti normativi (tra cui il tanto dibattuto articolo sul "condono di Ischia"): l'agenzia Agi delinea tutti i punti centrali previsti dal decreto Genova: la figura del commissario straordinario per Genova (Marco Bucci, attuale sindaco di Genova); sostegno alle imprese colpite dal crollo del ponte Morandi e ai cittadini che hanno subito danni; risorse da stanziare per l'opera; norme e condoni sulle zone terremotate; smaltimento dei fanghi in agricoltura.

 

Il codice sui fanghi di depurazione

E' proprio il "codicillo" inserito sui fanghi in agricoltura ha messo sul chi val là i rappresentanti di Legambiente, Verdi e altre organizzazioni ambientaliste.

Parla chiaro un articolo apparso lo scorso novembre su La Stampa: il codice è inserito in un decreto che in apparenza non c’entra niente con i fanghi provenienti dalla depurazione e destinati all’agricoltura

La Nuova Ecologia, rivista di Legambiente, spiega la storia di questo "Codicillo infangato" e lo fa citando subito l'articolo in questione (ovvero il numero 41 del decreto legge 28 settembre 2018 n. 109), che innalza i limiti degli idrocarburi autorizzando a spandere fanghi con idrocarburi nei campi agricoli, previo controllo e analisi da farsi in tutta Italia.

Si tratta di una novità importante in quanto finora bastava analizzare i metalli (soltanto il Lombardia veniva raccolta l'informazione sulla quantità di idrocarburi presenti nei fanghi da acque). Con la nuova disposizione, si dovranno analizzare anche gli idrocarburi pesanti e i marcatori di cancerogenicità

 

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I fanghi e gli idrocarburi 

La situazione precedente prevedeva infatti in Ialia l'uso dei fanghi in agricoltura senza tener conto di certi limiti, come quello degli idrocarburi: è stata la Corte di Cassazione, in assenza - per l’appunto - di un limite, a sancire l'esigenza di porre un tetto. Questo limite fu poi posto dal  ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti nella misura di 1.000 mg/kg.

Il Tar della Lombardia, inoltre, è intervenuto annullando i limiti fissati tramite un'ordinanza dalla Regione (ossia 10.000 mg/kg), agendo secondo il principio di precauzione e riducendo questo indicatore al limite a 50 mg/kg di idrocarburi pesanti, in linea con le stime circa la qualità del suolo in aree residenziali e nei parchi per bambini.

L'attuale ministro all'Ambiente Sergio Costa difende l'esigenza di regolamentazione “Non parliamo di fanghi industriali, ma di quelli provenienti dalla depurazione di acque reflue derivanti da scarichi civili e da insediamenti produttivi dell’agroalimentare. Questi fanghi sono ricchi di sostanze organiche e vengono usati come ammendanti – spiega in una nota a margine dell'approvazione del testo il ministro – È lo stesso concetto del compost che anche a casa possiamo realizzare. Chi mischia i valori dei fanghi con quelli del suolo, dunque, o ignora completamente ciò di cui parla o è in cattiva fede”.

Perché questa precisazione? E' opportuno distinguere i fanghi originati da depurazione di acque reflue rispetto a quello dagli impianti di depurazione industriali. Questi ultimi, saranno comunque destinati alle discariche e solo in misura marginale a uso agricolo.

Ecco un video di TelePavia che spiega bene anche il punto di vista di Legambiente.

 

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Foto: stocksolutions / 123rf.com

 

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