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GLI ARTISTI ATTIVISTI

Arte e attivismo si danno la mano: ecco la scelta di molti uomini e donne di passione, che attraverso l'ispirazione si battono per il benessere del Pianeta e di chi vi abita

L'arte e l'attivismo

Quando si può dire che l’arte diventa attivismo? Qual è la linea sottile tra la mera propaganda e l’impegno sentito? Registi, fotografi, pittori, scultori, scrittori, scenografi, ballerini: tutti uomini di passione che si impegnano per la salvaguardia e il benessere del Pianeta e dell'uomo, per far sì che il messaggio che arriva al resto dei loro simili non si fermi alla pura e semplice contemplazione dell’opera, ma che si faccia strada tra una serie di azioni il cui fare ne viene inevitabilmente condizionato. Sono uomini che indagano sui motori del mondo, sulle leve che smuovono la coscienza collettiva. Senza di loro forse si dormirebbe un lungo sonno perenne. La mente, il cuore, la mano, diventano parti fortemente interconnesse tra loro.  


Gli artisti-attivisti

L’artista è attivista? Può esserlo. Visti i cambiamenti sempre più rapidi di cui siamo protagonisti, emerge un vivo bisogno di raccontarlo. Ecco allora che c’è chi si sente di diventare portavoce. Dalle americane Guerrilla Girls On Tour alla messicana Minerva Cuevas. Dall’albanese Anri Sala all’italiano Gianni Motti, dal Kossovaro Sislej Xhafa, alla Taiwanese Shu Lea Cheang e ancora Marjetica Potrc, Superflex alle provocazioni del controverso artista cinese Ai Wei Wei.

Uno tra gli esempi che si possono citare oggi per forza, impatto e continuità di impegno è Chris Jordan, con il suo foto reportage Midway sugli albatros, morti, squarciati e ricomposti con le viscere piene della materia plastica che noi rilasciamo nei mari. Un insieme di scatti che smuovono le coscienze e che ci mostrano, attraverso la lente diretta e schietta della macchina fotografica, ciò che noi siamo.

Altro esempio è la regista di La belle verte, in italiano tradotto come Il Pianeta Verde, Coline Serreau. Si tratta di un film del 1996 ma attualissimo, una pellicola che tratta, in chiave leggera, i problemi che affliggono il mondo occidentale, ovvero la frenesia, l'abuso di comando, l'inquinamento, il consumo selvaggio delle risorse naturali e degli spazi, il ciclo umano. La storia è quella di un gruppo di extra-terrestri che arrivano sul Pianeta Terra.

Anche la pièce teatrale I Monologhi della Vagina di Eve Ensler si può considerare arte attiva, nel denunciare, con sensibilità tutta femminile, i soprusi e le violenze che le donne hanno subito. I Monologhi continuano ancora oggi ad essere rappresentati ogni anno a San Valentino in teatri, campus universitari, caffè, spazi in tutto il mondo.

 

L'importanza dell'arte attiva oggi

Impegno politico, sociale, salvaguardia ambientale, contestazione contro le guerre e i soprusi, intervento diretto, pace. A volte gli ambiti e i confini tra arte e attivismo si assottigliano così tanto che si perdono le forme. Il significato si estrinseca e diventa materia viva di azione. L’impatto diretto, la funzionalità, l’osservazione. Tutto si compenetra. Si tratta di una serie di persone il cui operato ha in sè una linea di demarcazione che va tra l’arte e l’impegno, e che è molto spesso ancora in fase di definizione; una modellazione che viene decisa dal pubblico stesso, quasi “di pancia”, a seconda dell’impatto emotivo che ne riceve. E quando questo tipo di arte è passata ha sicuramente già lasciato il segno. Un segno indelebile. Si percepisce come ora l'arte attiva sia un forte bisogno di reazione di fronte a un sistema di valori in crisi e si avverte il desiderio degli artisti di non demordere. Partecipare con l’arte significa riappropriarsi di un pensiero critico, di uno spazio e di un tempo dato, salvaguardarlo, riapprorpiarsi del contatto. 

Immagine| Pasotraspaso


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