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ECONOMIA DELLA FELICITÀ ALL'AURORA FESTIVAL 2014

Gloria Germani, donna, prima di tutto piena di entusiasmo puro e leggerezza profonda, filosofa di formazione sia occidentale che orientale, presenterà il film “L’economia della felicità” di Helena Norberg-Hodge, Steven Gorelick & Jhon Page alle ore 16.30 – 17.30 di Sabato 5 Luglio presso la Biblioteca del Conservatorio di Pienza in occasione dell'Aurora Festival. Le abbiamo fatto qualche domanda sul senso, la ricerca, le risorse interiori, il confronto con l'oriente come stimolo per una rivoluzione collettiva in linea con il pensiero di Tiziano Terzani

Gloria Germani al telefono ha una voce serena e armonica, la risata squillante. Parlando con lei si sente l’ardore e la scintilla che l’incontro tra culture genera. Un po’ come immaginare un convivio fantastico in cui due belle donne, la filosofia occidentale e quella orientale, banchettano insieme; l’una parla e vuol significare, l’altra indica e sa rivelare. 

E proprio lì, in quel punto dove l’incontro è possibile, auspicabile e fertile sta la ricerca e il movimento di Paola Germani, filosofa, con profonda conoscenza sia della filosofia occidentale che di quella orientale (Università di Firenze e di Pisa). 

Da anni Gloria si occupa del dialogo interculturale come via privilegiata per creare una rivoluzione culturale. Ha viaggiato più volte in India e da queste esperienze è nato il volume: Teresa di Calcutta: una mistica tra Oriente e Occidente. Il suo pensiero in rapporto all’India e a Gandhi (Paoline 2003) con la prefazione di Tiziano Terzani.

Nel 2009 è uscito Tutto è Uno (Le Lettere) e Tiziano Terzani: La rivoluzione dentro di noi, Decrescita, Digiuno, Non violenza, (Tea) prima ed unica biografia intellettuale del grande giornalista-esploratore. È attivista del Movimento Italiano per l’Ecologia Profonda e della Decrescita Felice. 

Gloria sarà presente all’Aurora Festival, quando presso la Biblioteca del Conservatorio, Pienza (SI), alle ore 16.30 – 17.30 di Sabato 5 Luglio, presenterà il film “L’economia della felicità” di Helena Norberg-Hodge, Steven Gorelick & Jhon Page.

Il Festival di Natura e Spirito, che si tiene a Monticchiello e Pienza, già alla sua terza edizione, non smette di incuriosirci e sorprenderci; ne avevamo avute tutte le avvisaglie già dall’intervista che facemmo a Bebetta Campeti, ideatrice del festival, nel 2012. 

Quest'anno il festival si svolgerà nelle giornate del 4, 5 e 6 luglio e le tematiche toccate saranno connesse con l'ecologia spirituale, eco-pedagogia, eco-narrazione, biodiversità e biodinamica, decrescita, erboristeria, yoga e respiro, nascita senza trauma, connessioni tra il femminile e il ciclo della vita. 

I relatori dell'Aurora Festival saranno quest'anno figure di illuminata e preziosa presenza in questo mondo come nel caso della scienziata e ambientalista indiana Vandana Shiva, l'economista francese Serge Latouche, lo sciamano svedese Jonathan Horwitz, Maurizio Pallante del Movimento per la Decrescita Felice, Duccio Demetrio dell'Università dell'Autobiografia.

I luoghi vivi e pulsanti saranno due: il centro storico di Pienza per le conferenze e i dibattiti, l'antico Podere Isabella nella campagna di Monticchiello per le pratiche, i laboratori e le consultazioni. 

Questa volta con Gloria Germani abbiamo parlato di cambiamenti possibili, di senso, ricerca interiore, condivisione e non solo in linea con una rivoluzione di natura collettiva come quella fortemente sollecitata e desiderata da Tiziano Terzani, su cui l'autrice ha già scritto e tornerà a scrivere nel prossimo futuro.

 

Ci parli un po’ del film che presenterai all’Aurora festival, “The economics of happiness” (L’economia della felicità) di Helena Norberg-Hodge? 

Parlerò di questo film che distribuisco in Italia, un film di una grande donna di cui Tiziano era molto entusiasta, aveva letto i suoi libri e seguiva a distanza le sue avventure e che io ho conosciuto grazie al figlio di Tiziano, Folco.

Stiamo parlando di una donna davvero straordinaria, fondatrice e direttrice dell’ISEC (International Society for Ecology and Culture). Una linguista che tra i suoi docenti ha avuto anche Noam Chomsky, una donna fantastica che parla fluentemente almeno 7 lingue tra cui quella del Ladakh, la parte indiana del Tibet che i cinesi non hanno distrutto.

Helena va in quei luoghi, entra in contatto con queste popolazioni caratterizzate da un senso ecologico incredibile, unito a un’estrema cura per i rapporti umani; diventa attivista, ecologista e realizza questa “perla” cinematografica fatta di sguardi autentici sparsi nel mondo che partono dalla dalla freschezza del ‘piccolo Tibet’, una delle più alte e abitate regioni dell’Himalaya, e arrivano alla confusione delle grandi metropoli americane, trionfo di una globalizzazione malata. Davvero, sono molto fiera di presentare l’edizione italiana di questo film così prezioso.

 

Parliamo del libro su Tiziano Terzani e del titolo che richiama “La rivoluzione dentro di noi”. Come mai rivoluzione e non trasformazione? 

Mi son voluta rifare proprio alle parole di Tiziano stesso: è un termine che lui usa e che mi premeva mettere in risalto in quanto il cambiamento che lui invoca ha una valenza collettiva, non individuale.

In questo senso, la parola “rivoluzione” mantiene una sfumatura sociale importante. Accanto al suo percorso relativo alla malattia, c’è stato tutto il suo impegno per le guerre in Afghanistan, in Iraq e la sua spinta forte verso un ritorno a uno stile di vita più naturale, a un benessere meno legato allo sviluppo materiale e tecnologico e più vicino alla convivialità, alla condivisione, all’abbondanza frugale. 

 

Tiziano Terzani passò 3 mesi nel sud dell’India come discepolo umile di Swami Dayananda, il quale lo accolse come suo studente dopo aver letto la sua carta del cielo. Ritieni che oggi per i giovani, per coloro che sono in ricerca, i curiosi, i creativi o chi crede in un altro mondo possibile sia necessaria l’esperienza di un viaggio in oriente o si possa ricercare da fermi dentro le proprie risorse interiori? 

Tiziano riteneva non ci fosse bisogno di andare in India e usava una metafora efficace: l’acqua è sempre la stessa e ci si può abbeverare comunque. Per me c’è bisogno di andare in oriente; ho studiato filosofia occidentale e i primi viaggi in oriente mi sono proprio serviti per entrare in contatto profondo con un tipo di rappresentazione del mondo estremamente diversa.

Ora sono 25 anni che studio la filosofia orientale e viaggio verso l’oriente appena posso, lì ho ormai contatti, amicizie.

Ritengo che in un momento come questo in cui i mass media sono sempre più forti - mi riferisco alla “fabbrica del consenso”, per dirla con Noam Chomsky - e paghiamo le conseguenze di un’unica visione del mondo, ecco, proprio in questa fase potrebbe essere utile e stimolante, specie per i giovani, un contatto con l’oriente.

Lo consiglio anche da un punto di vista culturale; di fatto l’oriente non si studia in ambito scolastico e io stessa conseguii la mia laurea in filosofia senza entrare minimamente in contatto con la filosofia orientale in virtù di uno schema di pensiero basato su un modello hegeliano che non vede altra filosofia al di fuori dei greci.

 

Leggi anche l'articolo sul legame tra Spiritualità orientale e scienza

 

Terzani voleva fare il giornalista per trovare una maniera di vivere che avesse più senso. Tu hai scritto questo libro con lo stesso intento? C’è un’urgenza?

La stessa urgenza, sì, e per un bisogno mio interiore. Tiziano è arrivato al giornalismo perché alla ricerca di un modo di vivere e condividere diverso.

Nel ’58, quando era studente a Pisa, gli fu chiaro che in occidente non c’era nulla che lo attirasse e fu allora che si invaghì del maoismo, si mise a studiare la lingua e a viaggiare.

Nel giornalismo lui vedeva la possibilità di farsi testimone di una vita più sana per tutti, di una realizzazione umana che andasse oltre la sola materia e il guadagno monetario.

Lasciò il giornalismo un anno prima di scoprire di avere il tumore per un ragione indipendente dalla malattia: come scrive nei suoi ultimi libri, a forza di scavare dentro i fatti si capisce che essi nascondono la verità, che c’è qualcosa che va al di là del giornalismo stesso e della modernità, dell’affermazione e del successo a ogni costo.

 

Ci hai dialogato molto con Terzani - con l'idea di lui, il modo in cui lui abita nel tuo animo - mentre scrivevi questo libro? 

Eccome, e ti dirò di più, ci dialogo ancora. Usciranno altri miei due libri su di lui. Mi è apparso anche in sogno. Non so come posso spiegarti, credo che questo uomo sia stato veramente un faro e su di lui è stato detto molto ma non abbastanza, c’è ancora molto da trasmettere. 

 

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Immagine | Aurora Festival

 

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