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Banche del tempo, cosa sono e a cosa servono

Le banche del tempo sono associazioni in cui i soci offrono tempo in cambio di tempo. L’unica “moneta” corrente è l’ora. Vediamo come funzionano e quali sono gli obiettivi

Banche del tempo, cosa sono e a cosa servono

Le banche del tempo sono banche in cui si deposita e si preleva tempo, non denaro. Rappresentano, dunque, una sorta di economia alternativa in cui il tempo è la moneta corrente ed ha lo stesso valore per tutti.

Il lavoro di un’ora, cioè, vale un’ora, indipendentemente dall’attività svolta.

 

Come funzionano le banche del tempo

Le banche del tempo sono associazioni che promuovono lo scambio gratuito di tempo tra gli iscritti. Ciascuno dei soci mette a disposizione qualche ora del proprio tempo da dare a un altro socio, svolgendo una certa attività, in base alle proprie competenze; per esempio un’ora di lezioni private, un’ora per riparare un PC, un’ora per accudire un bambino, fare le pulizie, cucinare, dare lezioni di nuoto eccetera.

Gli scambi di tempo e la loro contabilità seguono il modello delle banche vere; ogni socio ha un proprio conto corrente sul quale la segreteria della banca segna i crediti (le ore date, cioè gli assegni depositati) e i debiti (le ore ricevute, cioè gli assegni spesi); le ore offerte vengono dunque accreditate o addebitate nella banca, sul conto del socio, e può accadere che l’ora messa a disposizione da un socio venga rimborsata da un associato diverso rispetto a quello che l’ha ricevuta.

Vige, però, il vincolo del pareggio; gli associati addetti alla contabilità vigilano sui “correntisti” affinché non ci siano soci che cerchino di usufruire del lavoro degli altri senza dare niente in cambio.

Gli scambi sono retribuiti esclusivamente in termini di ore; è, però, in genere prevista una quota associativa, solitamente annuale, il cui importo varia da banca a banca, e che serve ad autofinanziarne in parte l’attività. Possono, inoltre, essere previsti rimborsi spese, se, per esempio, si mette a disposizione la propria auto o si devono affrontare altre spese vive.

 

Obiettivi delle banche del tempo

Le banche del tempo si basano sul principio che se scambio tempo avrò più tempo. Uno degli obiettivi principali è quello di favorire il lavoro retribuito, specie quello femminile e sono riconosciute dalla legge 50 del 2000 come strumento per favorire le pari opportunità. Hanno, inoltre, lo scopo di promuovere gli scambi di prestazioni al fine di soddisfare esigenze pratiche; ma non si limitano a questo; intendono, infatti, anche:

  • valorizzare competenze e vocazioni altrimenti inespresse;
  • favorire la comunicazione interculturale e intergenerazionale;
  • favorire la vita sociale, specie di persone potenzialmente a rischio di isolamento.

Ma facciamo un esempio pratico di come possono essere d’aiuto, concretamente, le banche del tempo. Mettiamo che io stia per laurearmi in medicina, che per scrivere la tesi io abbia bisogno di tradurre alcuni articoli scritti in lingua inglese e che io non possa attualmente permettermi di pagare questo genere di prestazioni. Nella banca del tempo potrei trovare un insegnante d’inglese o un traduttore disposto a fornirmi i testi tradotti che mi servono. A mia volta io, poi, potrei “restituire” il tempo che mi è stato offerto mettendo in campo una delle mie competenze; per esempio, potrei mettermi a disposizione per accompagnare una pensionata senza patente a fare una visita medica; la pensionata, a sua volta, potrebbe insegnare come fare i tortellini a una giovane donna che voglia imparare l’arte; la giovane donna potrebbe andare a fare la baby-sitter a casa di un’altra giovane donna che ha appena aperto un’attività e non ha ancora la disponibilità economica per pagarsi l’accudimento dei figli, la quale, a sua volta, essendo esperta di PC, potrebbe andare a casa di Tizio a riparglielo, eccetera eccetera...

 

Come nascono le banche del tempo

La prima banca del tempo italiana, quella da cui hanno preso spunto tutte le altre, è nata a Sant’Arcangelo di Romagna nel 1995 per iniziativa del sindaco (donna) allora in carica e del comitato delle pari opportunità.

In realtà, però, già dalla fine degli anni Ottanta, in Emilia Romagna erano sorte alcune associazioni con simili obiettivi. A promuovere queste associazioni sono state soprattutto da donne e, infatti, a tutt’oggi le banche del tempo italiane hanno vertici al femminile.