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Ashtanga yoga

L'ashtanga yoga, o "otto passi" nei testi di Patanjali, pone attenzione sul respiro e sui movimenti che fluiscono naturalmente. Scopriamolo meglio.

>  Significato dell'ashtanga yoga

>  Origini e filosofia dell'ashtanga yoga

>  La pratica

>  I benefici dell'ashtanga yoga

>  I maestri e le scuole

>  Curiosità dell'ashtanga yoga

Ashtanga yoga

 

 

Significato dell'ashtanga yoga

Tra le varie tecniche dello yoga si chiama Ashtanga yoga (o anche Astanga) lo stile che comprende una serie di sequenze in cui i movimenti fluiscono naturalmente. La parola "Ashtanga" significa letteralmente "otto passi" indicati nello Yoga Sutra di Patanjali. Gli Yoga Sutra di Patanjali costituiscono gli scritti filosofici di base dello yoga.

C’è stata ed esiste ancora una lunga tradizione di insegnamento diretto da maestro a studente (con tanto di canto dei Sutra) e l'Ashtanga si basa su questa forma di trasmissione. 

 

Origini e filosofia dell'ashtanga yoga

Secondo gli indiani lo "Yoga Sutra" fu scritto tra il 400 a.C. e il 200 d.C. La mitologia Indù lo data invece molto prima, intorno al 10.000 a.C.. Lo "Yoga Sutra" è il testo più importante dello yoga classico. L’autore, Patanjali, raccolse e sistemò in quest’opera le tecniche esistenti e la conoscenza del suo tempo. Lo Yoga Sutra definisce lo yoga come "l’acquietamento della mente" (yogas chitta-vritti-nirodha).

L'Ashtanga è stato veicolato e strutturato dai grandi insegnanti T. Krishnamacharya e Sri K. Pattabhi Jois dall'antico testo intitolato Yoga Korunta, che descrive un sistema unico di Hatha yoga sviluppato da  Vamana Rishi.

 

La pratica 

Calma e rilassatezza sono indispensabili nei cicli dinamici di movimenti e anche nella staticità delle posizioni mantenute. La respirazione pranayama viene mantenuta per tutta l'esecuzione. È il respiro che fa compiere il movimento, rendendolo possibile e consapevole. L'insegnamento è diretto, la pratica calza perfettamente sul praticante.

Nella progressione dell'Ashtanga, la prima serie è chiamata Yoga Chikitsa, descritta in Yoga Mala. Yoga Chikitsa, significa yogaterapia, riallinea la colonna, elimina tossine, costruisce stabilità e forza. Si tratta di circa 75 posizioni (l'intera sequenza dura circa 2 ore); si inizia con il saluto al sole nelle due varianti per poi passare a posizioni in stazione eretta, posizioni sedute, invertite, sulla schiena.

La seconda fase della pratica è chiamata Nadi Shodana, che purifica il sistema nervoso. Si prosegue poi con la sequenza detta Sthira Bhaga. 

 

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I benefici dell'Ashtanga yoga

Nell'ashtanga si lavora nel totale rispetto della scioltezza della schiena, l’elasticità dei muscoli e tendini, il controllo e la capacità di ascolto del corpo in generale. Ne beneficiano anche gli organi interni del corpo, la pratica influisce sulla regolazione delle ghiandole endocrine e sul sistema nervoso, contribuendo così a creare le premesse per una salute psico-fisica totale. 

Ci vuole molto ascolto. Tutto è condotto dal respiro. Per raggiungere questo stato di calma nell'esecuzione, Patanjali descrive otto fasi:

  • Yama (azione verso gli altri)
  • Niyama (azione verso se stessi)
  • Asana (postura)
  • Pranayama (controllo del respiro)
  • Pratyahara (digiuno dei sensi)
  • Dharana (concentrazione)
  • Dhyana (meditazione)
  • Samadhi (autocoscienza)

 

I maestri e le scuole 

Sri Tirumalai Krishnamacharya (1888-1989), dopo la morte del padre, si dedicò allo studio del sanscrito grazie all'aiuto del nonno H.H. Sri Srinivasa Brahmatantra Parakala Swami, che era a capo della Bramhatantra Parakala Mutt, un’università monastica Indù. Krishnamacharya decise di andare alla ricerca del leggendario yogi Yogeshwara Rama Mohan Brahmachari.

Dopo due mesi e mezzo a piedi, lo trovò in una grotta ai piedi del monte Kailash. Passò sette anni e mezzo in quel luogo e imparò profondamente la pratica dello yoga da Brahmachari. Accanto agli aspetti più pratici che consistevano nelle asana, nel pranayama e nel vinyasa, egli imparò anche a memoria diversi libri sullo yoga. Oltre agli Yoga Sutras di Patanjali, durante questo periodo studiò in particolare i testi dello Yoga- Kuruntha/Korunta di Vamana Rishi.

Quando Krishnamacharya lasciò Mysore, affidò la trasmissione dello yoga tradizionale al suo allievo più grande, Sri K. Pattabhi Jois.
Più tardi Pattabhi Jois iniziò a scrivere un libro sul sistema della pratica. Lo Yoga Mala fu scritto tra il 1958 e il 1960. "Mala" significa ghirlanda e si referisce all’Ashtanga Yoga come le perle del respiro e del movimento, allineate lungo la ghirlanda. Il primo occidentale, il belga André van Lysbeth nel 1964, incontra Pattabhi Jois e inizia ad imparare lo yoga da lui.

Sri K. Pattabhi Jois ha insegnato fino al 18 maggio del 2009, giorno della sua morte, enfatizzando ciò che aveva imparato dal suo guru Sri T. Krishnamacharya, incontrato nel 1927 e con il quale continuò a studiare l’Ashtanga Yoga per più di 25 anni.

 

Curiosità sull'Ashtanga yoga

È lo yoga che si adatta sulla persona, non l'inverso, secondo gli insegnamenti di Krishnamacharya. Non è un caso che lo stesso maestro dispensasse pratiche individuali e attraverso esse fosse in grado di curare l'allievo da malattie e fornirgli/le un ascolto totale, veicolato da un'attenzione al suo intero stato psicofisico.

 

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