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India: comunità rurali a rischio

Cambiamenti nella politica agricola indiana sono solo un sentore di quanto sta accadendo globalmente e dovrebbero darci lo stimolo per analizzare le nostre politiche europee evitando le stesse derive. Quanto ne sappiamo?

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Politica agricola indiana e PAC europea

Studiare le politiche agricole delle grandi comunità internazionali può permetterci di analizzare meglio il panorama ed eventualmente evitare errori e vicoli ciechi potenzialmente devastanti.

Viene spontaneo osservare la situazione in Cina ed India, entrambe nazioni con più di un miliardo di abitanti e con specificità difficilmente inquadrabili da un unico sistema.

Proviamo ad osservare più da vicino quello che sta succedendo in India e confrontiamo la situazione indiana con la nostra PAC, la Politica Agricola Comune della Unione Europea.
 

Dalla Rivoluzione verde al Global Hunger Index

In India tutto ha avuto inizio nel 1966 con la cosiddetta Rivoluzione Verde, subito dopo l’era coloniale che aveva privato la nazione delle sue ricchezze riducendo i contadini e gli strati più poveri della società alla fame.

La Rivoluzione Verde si basava sulla conversione tecnologica dell’agricultura nazionale, imponendo modelli industriali su larga scala.

Eppure, dopo circa vent’anni da quella “rivoluzione” l’India si ritrova ancora a dover chiedere aiuto alla comunità internazionale e, con l’Etiopia, è uno dei beneficiari dei concerti Live Aid dell'estate del 1985.

Oggi, a più di 30 anni da quegli eventi, in India si torna a parlare di fame, e secondo gli indicatori dell’Indice Globale della Fame (GHI), in questa spiacevole classifica viene superata solo da Tanzania, Burkina Faso, Angola, Congo ed Etiopia.
 

India a rischio carestia

Ma mentre nelle tribune politiche si discute la questione, l’India sembra promulgare leggi di scarso aiuto alle piccole comunità rurali che premiano invece  i grandi nomi del commercio agroalimentare globale.

E' sulle piccole comunità che però si basa la vita di centinaia di milioni di individui che lavorano la terra

Purtroppo questa attitudine ricorda momenti oscuri della storia indiana, come la carestia in Bengala: erano gli anni del secondo conflitto mondiale quando l'India britannica veniva sfavorita, dalla Gran Bretagna, rispetto alle rotte commerciali. In quegli anni venivano lasciati morire di fame i contadini e i loro figli che solevano arruolarsi nell’esercito.
 

Una politica che premia le Multinazionali

Nel 2020 il parlamento indiano ha emesso 3 atti in materia di politica agricola.

Il Governo ha dichiarato apertamente che tale “rivoluzione” ha lo scopo di attirare investitori dall’estero, ovvero multinazionali, e non quello di supportare le comunità rurali.

Secondo la nuova legge le comunità rurali produrranno per compratori-investitori internazionali, col rischio di perseguire esclusivamente i loro interessi economici a discapito di quelli dei contadini.

In questo modo, il destino degli agricoltori sarà legato alla misericordia dei monsoni, che se non riverseranno abbastanza acqua, lasceranno i produttori senza raccolto e senza supporto da parte del mercato. 
 

PAC europea, qualche similitudine

La PAC europea ha aspetti altrettanto controversi. Il primo è quello di non differenziare tra piccoli produttori e grandi produttori, garantendo così ai secondi grande supporto economico, fattore che incoraggia i grandi speculatori a comprare quanta più terra possibile, spesso mettendo i piccoli agricoltori in condizioni di dover vendere.

I grandi produttori e le multinazionali, non sono tanto interessati a una produzione etica quanto a fare affari, spesso vendendo la merce in altri continenti per incrementare i loro profitti: basti pensare che negli ultimi cinque anni le esportazioni dall’Europa all’Africa sono raddoppiate.

In Europa le associazioni ambientaliste sono insorte: la battaglia da parte dei sostenitori di un Green Deal europeo, è stata annunciata.