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LE 4 PRESE DI SOTTOMISSIONE CHE OGNI DONNA DOVREBBE CONOSCERE PER DIFENDERSI

Studiare arti marziali, ecco 4 prese di sottomissione per i casi più comuni di aggressione: quando si è spalle a terra, quando ci bloccano contro ad un muro, quando allungano le mani contro di noi o quando riusciamo ad arrivare alle spalle del nostro aggressore.

La comprovata efficacia delle arti marziali lottatorie che includono le sottomissioni, soprattutto il brazilian jiu jitsu, è ormai un dato di fatto comunemente accettato nel mondo delle arti marziali sportive e di quelle focalizzate sulla difesa personale.

E’ proprio verso questo genere di arti marziali che l’utenza femminile tende ad orientarsi sempre di più e il motivo è presto detto: queste arti marziali si basano su un assunto di base fondamentale, ovvero che tutte le tecniche devono poter essere applicate sempre e comunque su un avversario più forte di noi, più pesante di noi e di maggiori dimensioni.

Questo è esattamente quello che fa al caso delle donne interessate ad imparare a difendersi da sole, perché molto spesso la minaccia arriva dal sesso maschile, che conta tra le sue fila membri in media fisicamente più forti, più pesanti e più grossi.

Esistono un’infinità di sottomissioni, tutte relative alla posizione in cui ci si trova e alle specifiche contingenze del momento, ma esistono alcune sottomissioni di base che tutte quante le donne dovrebbero conoscere. Studiamone quattro.

 

Armbar

armbar

Si tratta di una presa ad uno degli arti superiori, che viene bloccato e iperesteso provocando un’estroflessione del gomito. E’ praticato nelle antiche forme di ju-jitsu e conosciuto come juji-gatame anche nel judo, ma si usa anche nel sambo e in altre arti marziali basate sulla lotta.

Perché è utile ad una donna? Perché è possibile praticarlo in una posizione comune nei casi di tentata violenza sessuale: quando la donna è spalle a terra, l’uomo le ha aperto le gambe e espone le sue braccia per metterle le mani sulla gola.

Una volta che le braccia sono esposte e distese, conoscendo la tecnica non sarà difficile con la giusta coordinazione usare le gambe per isolare il braccio dal resto del corpo ed estroflettere il gomito.

 

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Ezekiel

ezekiel

Scritto anche ezequiel o ezekiele, nell’originale giapponese soda guruma jime (compressione a cerchio con la manica) è una delle più semplici e più usate sottomissioni nel judo, nel ju jitsu e nel brazilian jiu jitsu.

Questa sottomissione si pratica quando il nostro aggressore ci è addosso e non si ha alcuno spazio: in questo caso si passa un braccio attorno al suo collo arrivando ad afferrare la manica del braccio opporto (il cerchio).

A quell punto, la mano libera andrà a fare pressione sulla trachea con l’avambraccio, chiudendo idealmente il cerchio aggrappandosi alla manica opposta. Si tratta di una compressione dolorosa delle vie aeree e per via della distanza azzerata si è pressoché in salvo dai pugni in faccia.

Questa sottomissione funziona benissimo poiché si basa sull’uso dei vestiti.

 

Mata leao

meta-leao

In brasiliano significa “uccisore di leoni”, tanto per dare l’idea della potenza generata da questa sottomissione. In inglese la chiamano rear naked choke, ovvero strangolamento da dietro.

Consiste nello strangolare il nostro avversario da dietro. Come? Una volta bloccato con le nostre gambe, passeremo un braccio attorno al collo fintanto che il nostro gomito non coincida col suo mento, creando quindi una V attorno al collo con il bicipite e l’avambraccio.

A quell punto ci afferreremo la parte interna del gomito dell’altro braccio e spingeremo la testa in avanti. Al contrario dell’ezekiel il mata leao è una sottomissione sanguigna, che blocca il flusso di sangue al cervello e conduce all’incoscienza in pochi secondi.

Perché è così importante? Perché nessuno può sviluppare muscoli a difesa del collo, che rimane uno dei punti più deboli del corpo umano.

 

Wristlock

wristlock

In ultimo suggeriamo le wristlock o tekibi gatame, ovvero le prese al polso. Più che una sottomissione specifica parliamo di una serie di sottomissioni particolarmente dolorose, a cui nessuno può resistere, che danneggiano le ossa e i tendini della mano e mettono in contrasto il polso con altre giunture come gomito e spalla.

Generalmente si usano per controllare l’avversario e condurlo a terra: quando questi prova a resistere in genere il risultato finale è un osso fratturato.

Quando qualcuno allunga una mano per toccarci il seno, afferrarci per il vestito o i capelli, è il momento esatto in cui si può agire. Come? Dipende: esistono wristlock che si basano sulla rotazione del polso, altri sulla compressione del polso contro l’avambraccio iperestendendo o iperflettendo l’articolazione, sia orizzontalmente che verticalmente.


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