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ARTI MARZIALI TRA UOMINI E DONNE: COME PREVENIRE IL DISAGIO

Osservando il complesso mondo delle arti marziali noteremo che tra, i praticanti, sia a livello dilettantistico che a quello professionistico, ci sono sempre più persone di genere maschile piuttosto che di genere femminile. Questa statistica è spesso dovuta ad una sorta di "disagio" riscontrato durante l'allenamento misto. È possibile superarlo?

Le statistiche mondiali sulla pratica delle arti marziali ci dicono che i maschi sopravanzano numericamente le femmine di 6 a 1. Ciò non è dovuto solamente ad una questione di interesse o preferenza, visti gli ottimi risultati ottenuti dalle donne in questi sport e visto che nella fascia dei bambini questa statistica è ridotta a un 2 a 1.

Ciò ci dice che nel tempo si sviluppa una forma di disagio nell'allenarsi con persone di sesso opposto, anche se i praticanti marziali di diverse età percepiscono questo disagio in modo differente e vi reagiscono in diversa maniera.

Generalmente si può iniziare a praticare arti marziali attorno ai cinque anni, e da quell'età fino ai dieci anni questo disagio tra i sessi è percepito in maniera minima e, anzi, spesso non vi è affatto. Come in tutti gli altri sport, i bambini di questa fascia di età in cui le caratteristiche sessuali non si sono ancora ben sviluppate riescono benissimo ad allenasi assieme con buoni risultati, visto inoltre che lo sviluppo fisico anticipato delle ragazze pareggia i conti con l'eventuale forza superiore dei ragazzi.

Tra i preadolescenti e gli adolescenti comincia a percepirsi un preciso disagio nel praticare alcuni esercizi assieme, specialmente perché il petto (e quindi il seno) è uno dei bersagli più comuni di molte tecniche, e nella lotta a terra si lavora praticamente tra le gambe del nostro compagno di allenamento.

 

Il ruolo del maestro nel combattimento tra uomo e donna

Le cose vanno meglio quando in un corso di arti marziali c'è un gruppetto consolidato di femmine dove possono con tranquillità allenarsi tra loro e crescere assieme praticando gli esercizi che provocherebbero troppo disagio con un uomo.

Tuttavia il ruolo principale verso il superamento di questo disagio spetta al maestro: se da una parte il sentimento in questione è puramente soggettivo e chi lo vive dovrebbe farci i conti personalmente, il maestro dovrebbe contribuire a creare un ambiente in cui i fattori oggettivi che possono provocare tale sentimento siano ridotti al minimo.

Fin dall'inizio egli deve essere consapevole che questo disagio esiste e fa parte della psicologia umana, ed è bene non sottovalutarlo né sopravvalutarlo, perché molte ragazze cessano la loro pratica marziale a causa di queste incomprensioni o esagerazioni.

Questa consapevolezza deve mutarsi in chiarezza: il maestro deve utilizzare la sua autorevolezza e il suo carisma per affrontare in modo sano ed intelligente la questione, spiegando alla luce del sole che le ragazze non hanno niente da temere da alcuni contatti fisici che sono inevitabili se si vuol intraprendere il cammino marziale, e che i ragazzi debbono sforzarsi di essere rispettosi e di cercare di capire immediatamente quando la tensione diventa disagio.

Sarebbe ottima la presenza di una insegnante o di alcuni assistenti femmina: ciò supporterebbe emotivamente le donne e aiuterebbe i ragazzi a crescere i modo equilibrato e rispettoso, dovendo aver a che fare con un'autorità di sesso opposto da rispettare.

 

Le arti marziali femminili: quali sono e in cosa si differenziano

 

Alla radice del problema

I comportamenti sessisti o scorretti devono essere disincentivati, mai sottovalutati e combattuti alla radice. Sono equiparabili ad una qualsiasi altra forma di violenza perché lo sono a tutti gli effetti: la violenza non consiste nel tirare pugni o calci ma nell'imporre a qualcuno qualcosa che egli non desidera.

Se due persone hanno il desiderio di testarsi in un combattimento e decidono di farlo consapevolmente, onorevolmente, in un ambiente sicuro e sotto la supervisione di un maestro o di un arbitro, questa non è violenza.

Come detto la violenza consiste nell'imposizione, e questa va saputa riconoscere da subito e combattuta in modo intelligente, a partire dal maestro: in un ambiente come la palestra il maestro è un'autorità agli occhi degli studenti, ed egli deve svolgere questa funzione con massima integrità. Spetta anche ai genitori analizzare il comportamento del maestro e giudicare questa virtù.

Esistono ovviamente corsi prettamente femminili, ma continuare ad allenarsi insieme aiuta a conoscere meglio il sesso opposto e a rispettarlo, perché alla fine è questione di comunicazione: comunicare il proprio disagio verso un contatto indesiderato al proprio compagno e ad un maestro comprensivo risolve tutto, e ci renderà anche più sicuri e meno timorosi di utilizzare alcune parti del corpo che normalmente creano imbarazzo.

Il circolo virtuoso quindi consiste in: consapevolezza - chiarezza - comunicazione - comfort. Se trovate un intoppo in una di queste 4 "c", cambiate pure corso.

 

Insegnare un'arte marziale

 

 

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