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L'ARTE MARZIALE IN CINA: ORIGINI, STILI E CULLE. UNO, NESSUNO E CENTOMILA

Dalle danze della spada al confronto, dai luoghi mitici al disvelamento dei misteri, le armi, gli stili. Piccolo viaggio sull'arte marziale cinese e le sue origini, passando per un poeta e un censimento

Proviamo a rintracciare alcuni punti fermi sulle origini delle arti marziali nell'area cinese; punti fermi da cui si divincolano altri mobili. Meglio affrontarli, dunque, con elasticità. 

 

I luoghi mitici delle origini dell'arte marziale cinese

Dove? Prima di tutto, ci si chiede. Dove nascono, crescono, da dove si espandono, trasformandosi. Per orientarci davvero sommariamente, dobbiamo puntare l'indice per almeno tre volte sul mappamondo, nell'area che si trova sotto la Mongolia e a destra del Tibet.

  • Sotto Pechino, nella provincia dello Henan, eccoci sul Monte Song, culla dello Shaolin;
  • Scendiamo ancora sotto e ci mischiamo con un afflato tutto taoista condensato sul Monte Wudang, nella provincia dello Hubei;
  • Andiamo a sinistra, prima del Tibet, eccoci nella provincia del Sichuan, sul Monte Emei.

Al primo possiamo associare una corrente esterna sposata al Buddhismo. Al secondo la culla delle pratiche interne come il tai chi o il Qi gong, mentre il wushu (intendendolo nel senso esteso di "tecnica guerriera") del Monte Emei è una forma ibridata dei due sistemi.

Una precisazione: le categorie sono umane. Ne abbiamo bisogno. La distinzione appena riportata, mentre la accogliamo, dobbiamo rifiutarla perché non risponde totalmente a verità. Mantenere rigida la tripartizione sull'arte marziale sarebbe come annullare quella forma di ricchezza propria degli umani che riposa nell'arte dello scambio

In un allenamento incrociato, nel confronto tra le scuole, nei dialoghi davanti al tè bianco, pensate davvero che qualcosa non si sia fuso, mescolato, incontrato? Gli artisti marziali, nel nome dell'efficacia, perseguivano un miglioramento continuo; ricerca questa, che manca nelle scuole di oggi, molte delle quali sono arroccate in una mono-prospettiva che azzera il confronto o promouove rigide forme di sproloqui che avvengono sul piano mentale e non sudore-sudore, pelle-pelle.  

 

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Dalle "danze delle spade" alle forme e alle armi 

Partiamo da un poeta per parlare delle origini delle arti marziali, e questa scelta la dice lunga sulla quantità di singoli che ogni kung fu (in senso proprio, questa espressione identifica una qualsivoglia arte rispetto cui abbia la sublime padronanza raggiunta attraverso il sacrificio) si porta appresso.

Il poeta è Du Fu, nato nell'anno 712, nipote di Du Shenyan, anche egli illustre artista della parola. Alcuni esperti sapranno di chi parlate appena nominerete loro il Poeta Saggio (詩聖 Shī Shèng) o, in alternativa, il Baudelaire cinese, come piace definirlo anche a me. Ci accostiamo a questo viaggiatore instancabile, buon calligrafo, pittore, musicista, cavallerizzo e danzatore, per parlare di un'opera magistrale in cui egli rese omaggio alla danza della spada di Dama Gongsun (Guan Gongsun Daniang dizi wu jian qixing).

Siamo sotto la dinastia Tang (618-907), catapultiamoci alla corte imperiale, nido di una potenza divina prospera e potente, nel luogo in cui si svolgono spettacoli marziali chiamati proprio "danze della spada".  Ad eseguire queste danze sono spesso ragazze, che evocano, con i loro movimenti, battaglie stilizzate, trionfi mimati, sconfitte rese coreografiche.

Queste esibizioni sono parte del wushu, termine che compare per la prima volta nel VI secolo, che entra ufficialmente nel dizionario cinese dopo la proclamazione della Repubblica Popolare. Il termine descrive qualsiasi "pratica di autodifesa il cui scopo è quello di sviluppare le capacità fisiche e di preservare la salute."

Dalle danze alla pratica del confronto pelle contro pelle, si definiscono obiettivi diversi, sulla base dei quali si genera un numero alto di scuole che variano per approccio e metodologie. 

 

Il censimento del 1979

Siamo alla fine degli anni '70, la Rivoluzione culturale è alle spalle, tante "tigri" bucano gli schermi di Hollywood, dilagano film del cinema di Hong Kong, l'Occidente assaggia la pratica marziale davvero per la prima volta. Il Ministero dello Sport indice un censimento delle forme di wushu esistenti nell'Impero di Mezzo.

Vengono inviati nelle varie province tanti emissari che hanno il compito di catalogare le discipline praticate. Questi emissari vanno di villaggio in villaggio e ciascuno di loro contribuisce con zelo a un lavoro certosino che dura oltre i sette anni. Il verdetto finale vede delle cifre spaventose riportate tramite documenti e registrazioni raccolte in una mostra: 350 forme diverse di arti marziali, 392 diversi tipi di armi.   

 

L'arte marziale e le categorie

Di fronte a una vastità tale nella culla di origine, che ha perlaltro continuato a espandersi negli anni, non possiamo immaginare quanto immane sia il bacino delle ibridazioni che queste pratiche hanno subìto arrivando nella civiltà occidentale, subendo l'impatto di lingue non concettuali, entrando a contatto con sistemi di pensiero dualistici, passando alle mani di maestri di educazione cattolica dalla nascita.

Non sono contaminazioni, non vanno condannate.
Semplicemente, categorie nuove si mischiano ad altre.
Arroccarsi non conviene.
Promuovere il confronto, questo sì.

 

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